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Reportage

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Reportage da L’Aquila dopo il terremoto

L’Aquila è più che mai una città rasa al suolo: piegata e deturpata dal terremoto che si è abbattuto con forza inaudita su di essa rendendola inerme, svuotata, lasciando i suoi abitanti ad un’orgogliosa lotta in bilico tra la paura e la speranza, tra l’istinto di lasciare quel luogo dal silenzio surreale e la voglia di continuare a scavare tra le macerie.
La situazione che si presenta ai nostri occhi a poche ore di distanza dal sisma è pressoché inverosimile, troppo brutta per essere accettata anche da chi sà che, quella che sta vivendo, è una tragedia in divenire i cui numeri sono destinati a mutare di ora in ora aggiungendo enfasi alla drammaticità.
Arriviamo in città il pomeriggio di mercoledì 8 Aprile, due giorni dopo il terremoto che è da considerarsi tra i tre più forti degli ultimi 30 anni in Italia.

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L’Aquila: ospedale evacuato, si opera nei tendoni

Le strade sono deserte, la maggior parte delle abitazioni ridotte a brandelli e, le poche rimaste integre, considerate inagibili. Il silenzio è talvolta rotto da qualche sirena di ambulanza che riecheggia nell’ aria: ”E’ segno di speranza” ci dice una signora che incrociamo su via XX Settembre, la strada che ha subìto maggiori danni. “Se corre a sirene spiegate vuol dire che, probabilmente, trasporta qualcuno che è stato estratto vivo dalle macerie.” Berlusconi a L'Aquila
Ci dirigiamo quindi verso l’ospedale, che in realtà è stato evacuato per inagibilità ed è stato riorganizzato in molti tendoni allestiti sul piazzale; è difficile da credere ma all’interno di quelle grandi tende sorgono ora veri e propri reparti ospedalieri  allestiti a tempo di record.
Raggiungiamo il primario: “Sono Mario Caroli, primario e responsabile della sanità. Siamo arrivati qui il giorno dopo il terremoto ed abbiamo montato l’ospedale da campo in tre ore, struttura che serve a prendere il posto del San Salvatore dell’Aquila, l’ospedale evacuato e dichiarato inagibile dopo il disastro.

L’ospedale da campo allestito dopo il terremoto:

L’ospedale da campo è completamente organizzato per espletare le funzioni classiche, dal pronto soccorso ai reparti, radiologia, laboratorio analisi.”
Gli chiediamo se la struttura è attrezzata in tutto e per tutto: “Il nostro ospedale da campo è attrezzato per gestire le grandi emergenze, abbiamo anche la sala operatoria che è attiva, abbiamo la sala raggi, la sala gessi, il reparto oncologico e quello per i malati di diabete.”
L’ultima curiosità riguarda la situazione dei pazienti ricoverati con patologie gravi; ci risponde che “I pazienti più critici sono stati trasportati con elicotteri in strutture sanitarie limitrofe che hanno dato la loro disponibilità ad accoglierli, gli altri meno critici sistemati in una grossa tenda che ha 50 posti letto. Nel pronto soccorso, infine, gestiamo quelli che continuano ad arrivare dal territorio.”

La casa dello studente e il centro della città :

Terremoto L'Aquila Lasciamo il pronto soccorso e ci dirigiamo verso il centro della città; ora che il dolore della gente è tangibile, reale e non filtrato da televisioni o mezzi di informazione, l’ansia e la paura hanno lasciato il posto ad un senso di profonda tristezza, un’inquietudine non controllabile.
Arrivati nel cuore della città notiamo subito che è qui che il terremoto ha lasciato i suoi segni più tangibili: è difficile trovare una casa, una struttura o un qualunque edificio che non sia stato compromesso anche in maniera parziale.
Via XX Settembre è un percorso ad ostacoli tra le macerie, interi edifici sono stati spazzati via, rasi al suolo, cancellati portandosi via i ricordi di una vita. I vigili del fuoco sono a lavoro da diverso tempo, scavano tra le macerie cercando di estrarre i corpi rimasti intrappolati, si muovono con estrema disinvoltura sulla scena di pericolo.
A pochi metri da noi, nel frattempo, compare la figura del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che, scortatissimo e seguito da uno strascico di fotografi, effettua il suo primo sopralluogo tra le zone più investite dal sisma; un’anziana signora scoppia in lacrime, gli va incontro, e lo prega di non abbandonare la gente colpita dal terremoto e rimasta senza più niente.

I pompieri scavano tra le macerie:

Non vogliono essere dimenticati, né ora e neanche tra qualche mese, quando tutte le telecamere ed i fotografi saranno andati via.
Proseguendo il nostro cammino con la disperazione di quell’anziana signora ben fissata nella mente, arriviamo nei pressi della casa dello studente, dove si è consumata la parte più grande della tragedia; qui un’intera ala dell’edificio è crollata, i pompieri scavano ancora tra le macerie mentre i familiari dei dispersi li seguono con lo sguardo ed attendono di sapere se i loro cari saranno stati estratti vivi o morti.
Per molti purtroppo l’attesa sarà vana, le macerie non restituiranno niente altro che lacrime, rabbia e dolore. Il bilancio finale del terremoto sarà di 308 morti, oltre 1600 feriti, 30.000 sfollati stipati nelle tendopoli allestite intorno al capoluogo abruzzese.

Pubblicato in Reportage

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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