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Reportage

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Reportage, Roma: come sono oggi i luoghi della Banda della Magliana

Reportage nella Roma insanguinata: cosa rimane oggi dei luoghi che hanno segnato la storia della banda della Magliana. Un tour in 10 tappe, un foto-racconto nella Roma anni 70, alle prese con la storia più efferata di sempre

Via del Plebiscito, rapimento del barone Lante della Rovere

via PlebiscitoTutto è cominciato a Via del Plebiscito, nel cuore di Roma. È qui che risiedeva il barone Massimiliano Grazioli Lante della Rovere, rapito la sera del 7 Novembre 1977 vicino alla tenuta di Settebagni in cui si era recato per lavoro. Mentre saliva a bordo della BMW nera che avrebbe dovuto riportarlo a casa, cinque banditi armati e incappucciati lo prendono in ostaggio.
Nel palazzo di famiglia il barone non farà più ritorno: durante la prigionia vede in faccia uno dei carcerieri, che gli spara a sangue freddo appena viene incassato il riscatto. Quasi due miliardi di lire, usati per comprare la prima grossa partita di droga della banda. È così che parte la scalata: una corsa feroce verso la conquista del monopolio di rapine, gioco d’azzardo e traffico di cocaina ed eroina nella Capitale, grazie ad alleanze con le cosche mafiose di Palermo, la camorra e i servizi segreti.
Autori del sequestro: Franco Giuseppucci detto Er Negro della batteria del Trullo (il Libanese della celebre serie Romanzo Criminale), Enrico de Pedis detto Renatino della batteria di Testaccio (il Dandi) e Maurizio Abbattino detto Crispino della batteria della Magliana (il Freddo).
Oggi palazzo Grazioli è una residenza ormai deserta. Dopo esser stato a lungo un simbolo del berlusconismo (pare che il Cavaliere, quando si trasferì a vivere qui, pagasse un affitto di 40.000 € al mese al figlio del barone assassinato) e aver ospitato centinaia di vertici politici alternati ad altrettanto numerosi bivacchi e cene eleganti, è tornato a essere una reggia silenziosa, affacciata sul traffico e il frastuono di Roma, lo stesso di sempre.

Campo de Fiori, genesi della Banda delle Magliana

Campo de FioriUna piazza che non ha bisogno di presentazioni: tutti a Roma conoscono benissimo le caratteristiche di questo posto, incorniciato tra Via dei Giubbonari e Piazza della Cancelleria. Quello che in pochi sanno è che negli anni ’70, in un vicolo a pochi passi dalla statua di Giordano Bruno oggi simbolo della movida notturna nel centro capitolino, c’era un negozio di elettrodomestici con un cartello in vetrina: qui si vendono soldi.
Era gestito da un usuraio, Domenico Balducci detto Mimmo Er cravattaro. È lui il contatto tramite cui faranno ingresso nella neonata banda altri criminali: Gianni il Roscio, Er pantera, Er palletta, Er camaleonte, Er Sardo. Da qui comincia la corruzione di politici, avvocati, dottori ed esponenti di spicco della destra eversiva. Un negozio che oggi non esiste più, soppiantato da un bar/ristorante dove vanno a finire soprattutto i turisti. Gente in cerca di ristoro e completamente ignara della storia violenta e sanguinosa che si è consumata in queste mura, oggi testimoni silenziose soltanto di tazzine di caffè o piatti di pasta alla carbonara.

Il lido di Ostia: roccaforte del narcotraffico negli anni ’80

Ostia LidoÈ da qui che la Banda della Magliana, insieme ad altri clan legati a Cosa Nostra, ha gestito gli affari criminali di tutta Roma. Negli anni ’80 Ostia diventa una roccaforte del narcotraffico internazionale, imponendosi come punto di contatto tra la città e le rotte internazionali di cocaina ed eroina. Ed è proprio l’eroina a diffondersi come una metastasi nel tessuto sociale del lido.
C’è un film, uscito proprio trent’anni fa, che coglie questo spaccato struggente: Amore Tossico di Caligari, il lavoro più discusso e incompreso del regista, presentato alla mostra del cinema di Venezia dell’epoca dove vinse un premio speciale nella sezione De Sica. Un affaccio neorealista senza filtri che sgretola il perbenismo in voga, con la spietata verità di cui è portavoce.
Gli eroinomani per le strade di Ostia oggi non ci sono più, ma come ieri il lido è ancora terra di clan. Da Gennaio è in atto una ridefinizione degli assetti criminali, dovuta all’arresto degli affiliati al clan degli Spada. Un territorio vasto che attira gli appetiti con i suoi 70 e oltre stabilimenti balneari. Quelli dove a volte vanno in scena blitz, ronde e manifestazioni tra antifascisti e militanti di CasaPound.
Al mare è legato anche il sogno dei residenti, che ne desiderano il rilancio dato che le spiagge libere gestite dal Comune non funzionano, sono sporche e senza servizi. In più i bagni chimici sul lungomare emanano miasmi che rovinano la passeggiata. Sul pontile, invece, spesso si celebra la cultura, come quando va in scena il festival del libro con le associazioni del territorio che si spendono notte e giorno per fare funzionare tutto. Ci viene a curiosare anche gente di Roma, affezionata a questo mare che per tanti evoca amati ricordi di infanzia impossibili da scalfire.

Trastevere, il Bar a Piazza San Calisto

piazza san CalistoQuesto non è un bar come gli altri: qui dentro c’è passata la storia di Roma. Ultimo baluardo di una Trastevere sparita, tra Sant’Egidio e la casa dove è nato Alberto Sordi, e di cui resta qua e là solo un’identità sfumata. Uno squarcio di romanità, un crocevia di storie, tra cui proprio quella della Banda della Magliana.
Per generazioni il bar è stato il punto di ritrovo di svariati pregiudicati, teatro di sparatorie quando negli anni 80 le pistolettate fioccavano in strada in tanti quartieri romani. Renatino, il Dandi, veniva sempre qui a prendere il caffè. Proprio a cinque minuti da Regina Coeli dove conobbe Don Vergani: il cappellano del carcere conosciuto durante una detenzione nel 1986, con cui De pedis strinse nel tempo una vera e solida amicizia.
Fu proprio questo prete, rettore della Basilica di Sant’Apollinare, a far sì che il boss ottenesse una più che inusuale sepoltura nella cripta all’interno della prestigiosa chiesa al centro di Roma. San Calisto è rimasto un bar popolare, un’istituzione dove si fermano per la granita a panna doppia e il cono a un euro (una rarità a Roma) sia signore agghindate di tutto punto che giovani scamiciati, fino alle bevute notturne al limite che spesso infastidiscono i residenti. Ogni tanto partono i sigilli, e con essi una sfilza di romani in processione accomunati dall’amarezza per quelle saracinesche abbassate, che vengono ricoperte di post-it con messaggi di solidarietà in attesa della riapertura.

Piazza San Cosimato, dove Giuseppucci esce di scena

Piazza San CosimatoÈ qui che viene ucciso a sangue freddo la notte del 13 Settembre 1980 Franco Giuseppucci, il Negro, diventato il capo della banda. Lo colpisce un proiettile nel fianco esploso per mano dei fratelli Proietti, del clan dei Pesciaroli di Monteverde (chiamati così perché titolari di numerosi banchi del pesce, oltre che di svariate case da gioco dedite all’usura e alle scommesse clandestine) per un regolamento di conti, ma anche per tentare di stroncare quella che stava diventando l’organizzazione criminale più potente di Roma.
La banda, però, non si scioglie e da quel momento a dirigerne le fila sarà Renatino, il Dandi. Con lui comincia un intreccio misterioso che arriva a coinvolgere servizi segreti e Vaticano, da cui proviene uno dei contatti più enigmaticj di De Pedis: il vescovo Paul Casimir Marcinkus, capo dello Ior che vantava rapporti privilegiati con la Cia.
Piazza San Cosimato, oggi, è ancora il volto verace di Roma, con gli storici banchi all’aperto che ogni mattina (ad eccezione della domenica) vendono i prodotti di stagione, come puntarelle, carciofi, misticanza, le mitiche fave col pecorino. C’è il parco giochi dei bambini rimesso in sesto, con le grida e le risate che si perdono nell’aria e si mescolano al vociare dei bar con i tavolini all’aperto proprio dietro al mercato. Non c’è nessuna traccia di quell’atmosfera balorda di quarant’anni fa, né di quell’omicidio a sangue freddo che ha marchiato la storia di Roma.

Il Gazometro di Via del Commercio

Gazometro RomaÈ il simbolo della vita notturna nel quartiere Ostiense, oggi come allora. La differenza è che i locali notturni di Roma, negli anni 80, erano frequentati solo in minima parte da incensurati. Lo spaccio di stupefacenti era talmente elevato che la città pullulava di locali di brutta fama, pieni di pregiudicati.
La cocaina aveva fatto ingresso a Roma da poco e comincia a scorrere a fiumi, insieme all’eroina, stravolgendo completamente la città. Si forma un’ intera generazione di tossicodipendenti, con le strade che cominciano a riempirsi di siringhe e lacci emostatici. Sono gli anni in cui viene spazzata via la fiducia nelle Istituzioni, mentre le manifestazioni femministe vedono le donne impegnate a rivendicare diritti e tutele.
Gli anni in cui scoppiano le bombe nelle piazze, sui treni, nelle stazioni (leggi: strage di Bologna, dubbi depistaggi e false verità); in cui si spara nelle strade scosse da estremisti di destra e di sinistra, i neofascisti e le brigate rosse. Anni di un’Italia inghiottita da un mistero dopo l’ altro, dal delitto Moro alla scomparsa di Emanuela Orlandi.
In questo scenario, la banda della Magliana ha svolto un ruolo cruciale di esecuzione e depistaggio, entrando in tutti i misteri Italiani. E i locali notturni erano i luoghi di ritrovo dove si stringevano alleanze, si consolidavano le amicizie tra banditi, si scambiavano informazioni e si mettevano a punto i piani di quella holding criminale che dalla strada era arrivata ormai ai palazzi del potere.

San Paolo: il covo

Via Enrico FermiInsieme ai locali c’erano i bar. E la banda della Magliana ne usava due: quello in Via Enrico Fermi e quello in Via Chiabrera, la base operativa vera e propria. Il primo vicino casa del Negro, Il secondo a due passi dalla casa di Marcello Colafigli detto Marcellone (il Bufalo) una vita fuori e dentro ai manicomi giudiziari e attualmente recluso nel carcere di Torino, condannato in via definitiva a 27 anni per l’omicidio di De Pedis, da lui però sempre negato.
Sul finire degli anni 70 San Paolo era una periferia pericolosa, che oltre ai covi della banda della Magliana era costellata di svariati punti strategici dove venivano strette alleanze, nascoste armi e progettate attività criminali. Oggi il quartiere è rinato e ospita tanti giovani universitari che qui trovano alloggi confortevoli e a basso costo. È una fra le zone più vivaci della città, vicina al Porto fluviale, ai Mercati generali e ai quartieri Ostiense e Garbatella, pieni di locali cheap e abbelliti dalle opere strepitose di street artist di fama internazionale.

L’Ippodromo di Tor di Valle

Tor di Valle I membri della banda erano frequentatori assidui delle corse dei cavalli, di cui detenevano il controllo circa le scommesse clandestine. In questo luogo sono avvenute sparatorie, regolamenti di conti e il brutale omicidio di Franco Nicolini, che deteneva il monopolio delle scommesse clandestine, trivellato con 9 colpi di pistola il 25 luglio 1978. Fatti di cronaca nera che hanno costellato la storia della banda.
Ma l’Ippodromo, in oltre 50 anni di attività, oltre alle corse e ai crimini, ha ospitato concerti ed eventi di vario tipo, per poi finire nel dimenticatoio e chiudere definitivamente il 30 Gennaio 2013. Negli ultimi anni questo luogo storico del XII Municipio è finito sotto gli occhi della nuova dirigenza della Roma calcio, che proprio sulle ceneri dell’Ippodromo vorrebbe costruire un nuovo stadio. Il progetto, tuttavia, è ancora fermo, impantanato in cavilli burocratici e in un vincolo paesaggistico-archeologico che al momento non permette di costruire.

Via del Pellegrino 65, De Pedis freddato

Via del PellegrinoLa storia della banda più efferata di Roma finisce qui. Enrico De Pedis viene freddato in questo vicolo a colpi di pistola, mentre sta uscendo da un negozio di antiquariato per raggiungere la storica amante Sabrina in Piazza Campo de Fiori. Si era ripulito, De Pedis, perché a differenza dei soci lui i soldi “non se li pippava” (come amava precisare), ma li investiva nel mattone, infinitamente più redditizio.
Amava le cose belle e costose, aveva sposato una ragazza di buona famiglia e desiderava entrare nei meccanismi del potere non da criminale, ma da uomo che conta. Viene ammazzato in via ufficiale per un banale motivo di soldi, una stecca che non aveva voluto condividere con gli altri membri della banda.
La verità, è che il mondo intorno a lui era cambiato. Era caduto il muro di Berlino, Marcinkus non era più alle dipendenze dello Ior e lui rappresentava un pagina troppo oscura del passato, di cui conosceva ogni segreto. Era finita un’era e lui era diventato troppo scomodo, semplicemente doveva morire.
Oggi in questa via, proprio nel punto dove è stato ammazzato De Pedis, c’è un ristorante di lusso. Un posto elegante, curato in ogni dettaglio e con chef di fama internazionale. Sicuramente un salto dentro, quel boss che amava il bello e la buona cucina, lo avrebbe fatto. Il locale, tuttavia, al momento è chiuso e come molti non riaprirà i battenti fino a settembre, per le difficoltà generate in questi mesi dall’epidemia di coronavirus.

La Basilica di Sant’Apollinare: il mistero di Emanuela Orlandi

Sant'ApollinareLa centralissima chiesa alle spalle di Piazza Navona rievoca l’oscura vicenda di Emanuela Orlandi, cittadina vaticana scomparsa il 22 giugno 1983 dopo una lezione di musica proprio in Sant’Apollinare. Sì è sempre sospettato lo zampino della banda, così come con il rapimento di Aldo Moro, ma le prove definitive non sono mai state trovate.
A infittire ancora di più il mistero, il fatto che in questi sotterranei venne trasferito e sepolto proprio il corpo di De Pedis, traslato dal Verano tramite un intervento di Don Vergari che giustificò il fatto ricordando il De Pedis benefattore. La famiglia, anche dopo la morte del boss, ha continuato a suggellare con il prete quel rapporto fatto di generose donazioni (arrivate, secondo fonti vaticane, a un miliardo di vecchie lire donate dalla vedova in tempi recenti).
Una tomba dove è stato inciso quel soprannome, incastonato fra gli zaffiri, accanto ai sarcofaghi di principi e personaggi immacolati del passato. Tutto questo fino al 2012, quando la salma di De Pedis è stata riesumata, cremata e portata a Prima Porta. In quella tomba si cercarono inutilmente i resti della povera Emanuela Orlandi, sepolta chissà dove insieme alla verità.

Pubblicato in Reportage

Scritto da

Martina Lacerenza

Nata a Roma nel 1984. Laureata in Lettere. Blogger e collaboratrice giornalistica

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