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Gianicolo: scompare un pezzo di Roma

Doloroso come un colpo al cuore. È un giro al Giancolo di oggi, l’ottavo colle che svetta su rione Trastevere, orgoglio e meraviglia di Roma fin dai tempi antichi. Quel panorama mozzafiato sulla città eterna, da gustarsi camminando o a cavalcioni del muretto ai piedi del mitico Faro Manfredi, pare un ricordo sbiadito.
Eh già, perché quella vista straordinaria che va da Castel Sant’Angelo al Colosseo è letteralmente scomparsa, divorata dalla vegetazione cresciuta in modo incontrollato e ormai ingiallita e secca a causa del caldo estivo. Segno di una incuria profonda che dura da tempo.
Non se la passa meglio nemmeno il giardino con i busti dei patrioti che durante il Risorgimento combatterono per l’unità d’Italia: l’erba è alta e fitta, soffocata ovunque da sterpaglie. Degrado come quello che avvolge buona parte della Capitale.

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Gianicolo tra buche e marciapiedi dissestati

Una desolazione che per fortuna non contagia alcuni stoici vecchietti romani che, ancora, vengono qui a cercare un po’ di fresco portandosi la sedia da casa. Tuttavia, ciò che più versa in stato di abbandono riguarda i camminamenti.
I marciapiedi del Gianicolo sono dissestati e pieni di buche profonde e pericolose, dove perfino la mamma più tenace farebbe fatica a spingere un passeggino. Sì perché il magico teatrino dei burattini c’è ancora, e sopravvive per i bambini solamente grazie alle offerte del pubblico generoso.Gianicolo vecchietti
Un minuto di silenzio, poi, per il monumento a Garibaldi che commemora la resistenza contro le truppe francesi nel 1849. È passato quasi un anno da quando un fulmine sgretolò nella notte una grossa porzione del basamento. Le impalcature stanno ancora lì. Proprio sotto agli zoccoli bronzei del cavallo di Garibaldi, che se potesse parlare di certo non andrebbe ad elogiare il poco ardire dei nostri sovrintendenti ai beni culturali.

I camion bar invadono anche il Gianicolo

Gianicolo statua GaribaldiIn condizioni pressoché identiche a quelle di sempre appaiono invece le ugualmente celebri “camionette”. Quei camion bar che dovevano sparire dal centro storico. Quelle che smerciano a cifre folli bibite e panini che sembrano di plastica ai turisti di tutto il mondo.
Questo è il Gianicolo di oggi, il colle romano che in modo quasi profetico deve il nome a Giano, il Dio latino con due facce: una che guarda al futuro e una al passato. Proviamo tutti ad invocarlo? Un deus ex machina perché il presente è doloroso come un colpo al cuore. Anzi, diciamo pure come una cannonata.

Pubblicato in Reportage

Scritto da

Martina Lacerenza

Nata a Roma nel 1984. Laureata in Lettere. Blogger e collaboratrice giornalistica

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