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Reportage dai Cannabis Social Club di Barcellona

I cannabis social club, ovvero associazioni che promuovono la produzione e il consumo di cannabis esclusivamente tra i soci. Una realtà diffusa in molti paesi e cui spesso si guarda quando si parla di regolamentare e liberalizzare le droghe leggere.
Uno dei modelli più noti almeno in Europa è quello spagnolo, in particolare circoscritto alla realtà di Barcellona: la capitale dei cannabis social club e il paradiso dei fumatori, questa è la città catalana nell’ immaginario collettivo. Il modello Barcellona con i suoi cannabis club viene preso spesso a riferimento anche qui in Italia quando si parla di una regolamentazione delle droghe leggere.
Il cammino per la regolamentazione nel nostro paese è, per la verità, ancora lungo: attualmente c’è un solo cannabis club in Italia e funziona in modo molto diverso dalle realtà estere. Si tratta del club LapiantiAmo, nato nel 2013 in provincia di Racale e Lecce e che, tra un impedimento legale ed un altro, tenta di promuovere l’utilizzo terapeutico della marijuana attraverso la coltivazione e l’approvvigionamento ai pazienti affetti da patologie più o meno gravi.

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Il tentativo dei Cannabis Club in Italia:

Ne avevamo parlato in passato con uno dei creatori del club, Andrea Trisciuoglio, radicale e affetto da Sclerosi Multipla. In sostanza in Italia i cannabis club esistono in modo informale e sono basati esclusivamente sull’ esigenza terapeutica di persone affette da patologie curabili con la cannabis che non vogliono aspettare i tempi burocratici e si coltivano da soli il farmaco.
Tutt’altra storia è quella relativa ai cannabis social club spagnoli. Che promuovono l’utilizzo a 360 gradi e che sono una miriade. Siamo andati sul posto, a Barcellona, per vedere come funzionano queste realtà e per capire se effettivamente può essere quello, come si dice spesso, il modello da seguire in futuro per il nostro paese in ottica legalizzazione e regolamentazione delle droghe leggere.

Legge spagnola sulle droghe:

La cosa sorprendente è che il modello spagnolo dei cannabis social club poggia fondamentalmente su un vuoto normativo. In Spagna il consumo di sostanze non è considerato un reato: almeno non se fatto in un luogo privato. marijuana-spagna
In sintesi, è legale l’utilizzo domestico e la coltivazione privata, entro certi limiti, di cannabis: viceversa il trasporto, la vendita e il consumo in luoghi pubblici restano reati perseguibili dalla legge. In sostanza in Spagna fumare cannabis non è illegale, ma non è nemmeno legale.
Una normativa un po’ intrecciata che lascia ampi vuoti: e che ha consentito la proliferazione dei cannabis social club. Che, è bene dirlo, sono tutt’altra cosa rispetto ai coffeeshop di Amsterdam.
Questi ultimi sono luoghi pubblici aperti a chiunque voglia accedere per consumare droghe consentite: i cannabis social club in Spagna sono, per l’ appunto, club privati rivolti esclusivamente ai soci che pagano una quota annuale.
Associazioni senza fini di lucro, almeno così dovrebbero essere, dove i fruitori pagano quote associative per finanziare l’acquisto della marijuana. L’ingresso in questi club è riservato esclusivamente ai soci e per diventarlo si deve passare un iter che prevede anche di essere presentati da una persona che è già socio di quel cannabis club.

Come funzionano i cannabis social club a Barcellona:

Il nostro viaggio a Barcellona alla scoperta dei cannabis social club non inizia in discesa: trovare club disposti a parlare e ancor più ad aprirci le porte per una visita sembra essere impresa ardua.
Ne contattiamo diversi: alcuni non ci rispondono, altri ci dicono che è meglio evitare e che non gradiscono far entrare giornalisti nel loro club. È un momento particolare in Spagna, soprattutto a Barcellona: proprio in queste settimane si sta parlando di arrivare a una regolamentazione finalmente netta e definitiva. Di conseguenza parlare potrebbe non essere appropriato.
Uno dei più grandi cannabis club della città ci scrive che preferiscono non parlare con i media perchè ogni volta che questo succede i politici iniziano a ridiscutere della questione, si riaccende l’attenzione dell’ opinione pubblica e loro, i cannabis club, ricevono visite di polizia e ispettori per controlli vari.
Parliamo con un altro cannabis club, gestito da un italiano. Cosa non rara qui, dato che all’incirca 1 club su 4 fa capo a un italiano emigrato lì per fare business con la cannabis. Anche lui tuttavia ci fornisce solo qualche informazione ma è restio a farsi intervistare.
Finalmente riusciamo a trovare un cannabis social club disposto ad aprirci le porte: si tratta del Dragon Cannabis Club situato proprio nel cuore de La Rambla, il noto viale di Barcellona tra i luoghi più rappresentativi della città catalana. Parliamo con il manager del club, che preferisce mantenere l’anonimato, che ci illustra la loro realtà e ci guida all’interno del cannabis social club.

Dentro un Cannabis Club di Barcellona:

“Quello che succede qui in Spagna – ci dice il nostro interlocutore che ci riceve inizialmente negli uffici direzionali del club – si basa sulla fine della cannabis-club-barcellonadittatura nel 1975. Lì cambiò la Costituzione e furono garantite più libertà: soprattutto maggiore protezione della proprietà privata. In Spagna la proprietà è segreta e nessuno può entrarvi senza il permesso del proprietario, nemmeno la polizia a meno che non abbia un preciso mandato di un giudice a causa di un sospetto fondato che all’ interno del club o della casa si svolga una attività criminale. In Spagna la proprietà privata include tanto la tua casa quanto un club privato di soci.”
Iniziamo così a capire intorno a quale espediente legislativo siano nati i cannabis social club in Spagna. Ma c’è un altro aspetto della legge spagnola che riguarda direttamente i cannabis club, come ci dice il nostro interlocutore:
“La legge in Spagna dice anche che la marijuana può essere consumata al’interno della tua proprietà privata, casa o club. Può essere consumata, coltivata e stoccata se non c’è una finalità di lucro, ovvero di vendita, e deve essere appannaggio esclusivo del’ambiente nel quale si trova. Nel caso di un club, solo per i soci.”
Quindi in un luogo privato si può consumare? “In una casa ad esempio, puoi coltivarla e consumarla ma solo per chi vive nella abitazione. Venderla o darla a membri esterni è illegale.”

Regolamentazione dei Cannabis Social Club:

Ma come funzionano tecnicamente questi cannabis social club? Scendiamo al piano di sotto dove c’è il club vero e proprio: all’ingresso veniamo accolti da una ragazza giovane e sorridente che ha il compito di prendere i documenti della gente, controllare chi entra ed eventualmente registrare i nuovi soci che sono stati accettati.
Superato questo primo passaggio, il manager del club ci fa visitare le varie stanze del club: a regnare sono le luci soffuse, molto rilassanti. C’è una grande stanza con alcuni divani dove i soci possono sdraiarsi in pieno relax e godersi la loro dose di marijuana. C’è poi un’altra stanza con frigobar, un grande televisore, lettore dvd e perfino playstation. Per chi vuole passare un po’ il tempo.
Veniamo quindi portati nella camera dove si va materialmente a ritirare la propria quantità di cannabis: un ragazzo pieno di tatuaggi maneggia con disinvoltura diverse dosi di marijuana e hashish. Ci fa annusare quella che secondo lui è la qualità migliore di cannabis a disposizione. Quindi ci fa vedere come avviene lo stoccaggio in bustine di piccole dimensioni per consegnare poi la droga ai soci del club.

I Cannabis Social Club iniziano a spuntare come funghi:

“I membri che fanno parte di un club – ci dice sempre il nostro interlocutore –  devono pagare la quota associativa. Una donazione utile ad avere una quota proporzionale della cannabis prodotta.”
Quando si è assistito al boom di cannabis club in Spagna?
“Nel 2011 ci fu la legge anti tabacco che vietava di fumare nei locali pubblici: il che mandò nel panico molti fumatori abituali di sigarette. Che trovarono salvezza proprio nei cannabis social club, dove potevano fumare tanto la marijuana quanto le sigarette tradizionali.”
Con il boom dei cannabis club iniziarono anche i problemi?
“Dato che il possesso per uso personale non è un crimine, ma un reato minore, la polizia cercava di fermare il più alto numero possibile di soci all’ uscita dei cannabis social club per accumulare un numero sufficiente di persone fermate, andare dal giudice e affermare: ‘ok, abbiamo il sospetto che dentro quel club si svolga attività illegale’ e farsi così dare un mandato.”
Cosa successe quel punto?
“Il governo non voleva regolamentare questi club perchè per farlo avrebbe dovuto regolamentare la marijuana; resosi conto che poteva fare poco a livello legale per vietarli, ha cercato di appigliarsi a irregolarità amministrativa: ad esempio l’uscita di sicurezza, la mancata affissione di un avviso ecc… Tramite questi espedienti riuscì a chiudere 50 club tra maggio e giugno del 2014.”
Quanti erano i club a Barcellona?
“Prima erano 150, ora 100. Parlo di quelli ufficialmente registrati. Perchè ce ne sono altri non registrati che agiscono nell’ ombra.”

Come aprire un Cannabis Social Club:

E quello della legalità è un altro tema particolarmente delicato quando si parla dei cannabis social club spagnoli. Prima aprire un club era molto facile: “Prima non c’ era la licenza, il settore non era regolato. Bastava dire che eri un museo, un club culturale, sociale ecc… “cannabis-social-club-barca
A Febbraio 2015 la situazione cambia un bel po‘: “Hanno creato una licenza, che io definisco ‘finta’, per poter aprire questi cannabis social club. Tecnicamente è una licenza per spazi culturali per la cannabis.”
Il Dipartimento della Catalogna, il governo regionale, ha approvato un nuovo regolamento per tentare di mettere ordine tra i moltissimi cannabis club della regione. Si parla di oltre 400 cannabis social club in tutta la Catalogna.
Oltre 150 solo a Barcellona. Una nuova norma che prevede il rilascio di una licenza, che prima non esisteva. Ma non tutti hanno accolto favorevolmente la novità, come ci spiega sempre il nostro interlocutore del cannabis club Dragon: “Una licenza che in molti avevano detto non essere valida. Le hanno rilasciate e dopo 3 settimane hanno effettuato un’operazione di polizia, alla ricerca di irregolarità, tra tutti i club con questa licenza.”
E sono state riscontrate irregolarità?
“Si. Quindi in sintesi hanno creato una licenza che devi avere per aprire un cannabis social club, le hanno fatte prendere, dopo 3 settimane sono venuti a controllare questi club cui avevano dato la licenza e li hanno fatti chiudere perchè non ritenuti a norma.”
Come mail il vostro Cannabis Club è ancora aperto?
“Non abbiamo voluto prendere la licenza. E quando sono arrivati i controlli non abbiamo acconsentito a farli entrare.”

Tra legalità e illegalità: come regolamentare il settore?

Arrivare a una soluzione che soddisfi tutti sembra essere l’obiettivo cui mirano le associazioni di cannabis club: “Noi associazioni stiamo proponendo una regolamentazione per proteggere l’intera filiera: è paradossale ad esempio che sia legale il possesso di marijuana in un cannabis club ma il trasporto di marijuana sia un reato. In sostanza quelo che accade dentro la porta di un cannabis social club è legale, tutto quello che accade fuori è illegale.”
Voi coltivate direttamente la marijuana?
“No, la prendiamo da un fornitore che ce la porta.”
Ma il trasporto è illegale!
“È illegale certo. L’ illegalità è imputabile a chi ce la porta. Noi qui dentro non facciamo niente di illegale.”
E i trasportatori accettano di buon grado il rischio dell’ atto illegale?
“Si sono felici di farlo, è un buon business per loro.”
Quella di Barcellona, malgrado tutto, è una delle normative più permissive in Spagna ?
“In Spagna ogni singola comunidad autonoma, un’entità territoriale, interpreta la legge a modo suo: a Barcellona c’è la regolamentazione più flessibile. Madrid ad esempio è più rigida. Ibiza o le isole Balearie o il sud della Spagna sono molto stringenti. Se apri un club, il giorno dopo hai la polizia alla porta.”
Cosa succede quando un cannabis social club chiude?
“Che i consumatori si rivolgono al mercato nero. Ovvio.”

“I Cannabis Club combattono il mercato nero e favoriscono il turismo”:

Quindi i cannabis club hanno anche un’importanza sociale?
“Contribuiscono a far diminuire i traffici illeciti di droga. Sono inoltre un ottimo trampolino per il turismo. Regolamentarli ulteriormente vorrebbe direCannabis-club portare turisti da tutto il mondo che verrebbero qui anche per la cannabis. Barcellona è già conosciuta per essere un’ isola felice per i consumatori di cannabis. Si andrebbe a incrementare ancor di più il turismo, anche quello low cost di giovani e persone che cercano divertimento.”
Quanti soci avete nel vostro club?
“Dipende, va a momenti, anche perchè ogni volta che chiudi perdi tutti. Quando riapri devi ricominciare. Molti preferiscono rivolgersi al mercato nero perchè c’è sempre la polizia di fronte al club e non vogliono noie. In media possiamo dire che nel nostro club girano più o meno 300 membri attivi al mese.”
In Italia prendiamo sempre a riferimento il vostro modello per una futura regolamentazione: stiamo guardando nella direzione giusta?
“Noi qui non ci lamentiamo, ci sono paesi con leggi più stringenti certo; ma il tutto potrebbe funzionare molto meglio. Non credo che il modello legale di Barcellona sia il modello migliore. Ci sono molte contraddizioni. Qui produzione, consumo e possesso di marijuana sono legali: ma la marijuana in sè è illegale. È una contraddizione in termini molto forte. “

Pubblicato in Reportage

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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