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Roma: spazzatura sui monumenti e cartelli ‘non sporcare’ solo in italiano

Le Terme di Diocleziano a Roma, come diversi altri luoghi storici e monumenti della Capitale, rappresentano un patrimonio artistico e culturale di inestimabile valore: erette tra il 298 e il 306 d.C. sono il più grandioso impianto termale mai costruito a Roma ed occupavano una vasta area della città tra le attuali piazza della Repubblica, piazza dei Cinquecento, via Volturno e via XX Settembre.
Ad oggi del prestigioso complesso storico delle Terme di Diocleziano sono rimasti il gruppo di edifici trasformati nella chiesa di S. Maria degli Angeli e nel Museo Naz. Romano, due sale circolari (una è la chiesa di S. Bernardo, l’altra è visibile all’angolo di via Viminale), una sala rotondo-ottagona in via Cernaia coperta da cupola (detta  Sala Minerva).
Proprio costeggiando il complesso da via Cernaia si può assistere ad un fatto inconsueto, quantomeno curioso; che i principali monumenti di Roma siano già da tempo, spesso e volentieri, in uno stato di abbandono o nei peggiori casi di degrado, è un fatto ormai acclarato e che suscita l’indignazione degli addetti del settore oltre che lo sbigottimento degli stranieri, forse non avvezzi a possedere tanta bellezza (diversi giornali esteri, in passato, hanno affrontato la questione mostrandosi quantomeno stupiti da un tale spreco).

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La spazzatura buttata dentro le Terme di Diocleziano:

Sul nostro giornale abbiamo spesso denunciato situazioni simili di degrado dei monumenti di Roma (Centro storico di Roma: tra Arte e degrado); (Roma e degrado: Trastevere dimenticata); (Roma: una Capitale che crolla); (Le ville perdute di Roma); e questo malgrado le molte ordinanze anti-degrado più o meno utili (e, spesso, bislacche) adottate dall’attuale sindaco di Roma Alemanno.
Anche quest’ angolo storico di Roma, ovvero il complesso delle Terme di Diocleziano dal lato di via Cernaia, presenta lo stesso degrado ed incuria di altri siti archeologici e monumenti romani: arricchito da un fatto curioso.
Dopo aver ricevuto diverse segnalazioni e dopo esserci recati diverse volte, a distanza di tempo, sul luogo, abbiamo avuto modo di attestare la ricorrenza di un determinato comportamento: la sistematica presenza di rifiuti abbandonati sul muro di recinzione che separa la strada dal complesso archeologico. Rifiuti che, come si vede bene dalle foto scattate, spesso vengono lasciati proprio in prossimità dell’apposito cartello recante la scritta ‘Zona Archeologica: non gettare rifiuti’.

Tanti rifiuti di ogni genere:

Quasi uno sgarbo o un dispetto, come a voler deridere il messaggio lanciato da quel cartello: ci siamo recati sul luogo in diverse occasioni e spesso con lo stesso risultato. Il muro che delimita la zona archeologica (e dove è presente l’avviso) è quasi sempre occupato da rifiuti: buste, spazzatura, mozziconi di sigarette e, come si vede dalle foto, anche da resti di pasti consumati.
Né viene risparmiata la stessa zona archeologica custodita all’interno della recinzione (per la quale sono stati issati questi cartelli): anche qui, come si vede, vengono gettate sigarette, cartacce e altri rifiuti di minore entità ma pur sempre degradanti per un luogo simile.

I cartelli che invitano al decoro sono solo in italiano:

Una mancanza totale di educazione poiché in nessun caso un simile comportamento può essere tollerabile; ed il tutto dando per scontato che, in linea generica, non dovrebbe essere necessario un cartello per vietare di gettare rifiuti in un sito archeologico, basterebbe un po’ di senso civico. Ma c’è dell’altro.
Ci si chiede come sia possibile che in un luogo di tale portata, inserito in tutti i tour di siti archeologici da visitare quando ci si trova da turisti nella Capitale, e che di conseguenza vede arrivare migliaia di visitatori da tutto il mondo, sia presente un cartello anti-degrado esclusivamente in lingua italiana. Non sarebbe una cosa intelligente affiancarvi almeno la lingua inglese?

Che senso ha mettere cartelli solo in italiano?

Per carità, come già detto ciò non rappresenta un alibi perchè non dovrebbe essere necessaria l’ apposizione di un cartello per invitare i visitatori a non imbrattare con gli avanzi di un pranzo consumato al McDonald un sito archeologico millenario: ma una volta che si sceglie di inserire questo avviso e di piantare un cartello, che senso ha farlo esclusivamente in lingua italiana (dato che si tratta di un luogo archeologico visitato soprattutto da turisti)?
Se a lasciare quei rifiuti sono stati turisti provenienti da paesi esteri, quindi, verrebbe quasi da pensare che potrebbero essere giustificati (o un po’ meno colpevoli) poiché non in grado di leggere il messaggio di quel cartello in italiano?
Come detto, noi non siamo certamente di questo parere: certo è che, una volta tanto, si potrebbe tentare di utilizzare il buon senso ed evitare che situazioni paradossali come questa contribuiscano ad alimentare quella visione grottesca che all’estero si ha dell’Italia. Soprattutto quando si parla di preservazione e tutela di beni architettonici e culturali.

Pubblicato in Reportage

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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