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Strage bus in Irpinia: cronaca dal luogo dell’ incidente

Uno squarcio nel verde dell’Irpinia. Come se un machete avesse aperto il cuore di questo territorio. E’ questo lo scenario che ci si é presentato appena raggiunto il luogo dell’incidente che sta avendo tanta risonanza in tutto il mondo. Che lo sta sconvolgendo e attraendo al tempo stesso. Quell’ attrazione totale che solo la morte può esercitare sull’uomo.
E’ una strage senza precedenti nel territorio irpino ma anche in tutta Italia: 39 i morti, 24 i feriti, 5 i bambini ricoverati all’ospedale Santobono di Napoli, due dei quali in gravi condizioni. Manca ancora la perizia tecnica che possa accertare le cause del disastro, tuttavia la dinamica dell’incidente è stata ricostruita e con essa si possono ipotizzare le prima responsabilità.
Il pullman carico di passeggeri provenienti da Telese Terme inizia a perdere pezzi di motore già un chilometro prima dell’impatto; effettuati i rilievi non sono stati trovati segni di frenata sull’asfalto, fatto che fa supporre che i freni fossero inutilizzabili.
L’autista quindi avrebbe tentato di fermare l’incontrollata corsa del pullman, che aveva ormai preso velocità nel tratto in pendenza com’è quello del viadotto di Monteforte, buttandosi sul guard-rail e sperando che quest’ultimo attutisse l’impatto. Ma così non è stato.

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Un volo di 30 metri:

Il pullman ha sfondato con violenza il cemento armato ed ha fatto un volo di quasi trenta metri; i primi soccorritori hanno parlato di cadaveri ovunque e lo scenario che si è presentato ai loro occhi è stato di forte impatto: lamiere, sangue, resti di bagagli e di persone. Il guard-rail dilaniato e i suoi resti insanguinati a divellere le pianti sottostanti. I soccorritori sono stati costretti a scoperchiare il tetto del pullman per prevelare le persone dall’interno del mezzo accartocciato.
Al momento si stanno seguendo tre filoni d’indagine: le condizioni della strada, le condizioni dell’autista e quelle del pullman. Ma già dai primi rilievi inizia a delinearsi un quadro più chiaro: il mezzo appartenente alla “Mondo Travel” è del  1995, reimmatricolato nel 2008 e revisionato nel marzo del 2013. Perde pezzi per un chilometro prima dell’impatto e non lascia segni di frenata. Sono questi indizi che porterebbero ad un’unica verità: cattiva manutenzione.Incidente bus avellino
Autostrade per l’Italia tiene a precisare che il guard-rail è “concepito per ammortizzare al meglio gli urti delle autovetture, non sono costruiti con muro rigido che sarebbe l’unico idoneo a resistere a tutti gli urti”.
Ancora mancano l’esame tossicologico e l’autopsia dell’autista per accertarne le eventuali responsabilità, tuttavia la verità potrebbe essere ancora più dura: siamo di fronte ad una tragedia in piena regola, forse un calcolo sbagliato fatto sulla propria pelle (l’autista era il fratello del proprietario della ditta) e su quella delle vittime.
Se così fosse, sarebbe una superficialità che è costata la vita a quasi 40 persone e che ha provocato il dolore dei loro familiari. Nelle scorse ore abbiamo dovuto assistere ai pianti strazianti di alcuni di loro in occasione dei funerali svoltisi a Pozzuoli, città di origine di 28 delle vittime.
Viaggiare con un mezzo in condizioni di non sicurezza, qualora questo dovesse essere confermato, significa mettere in conto una tragedia in piena regola.
§Mettere in conto la possibilità di perdere pezzi del motore, prendere velocità, non riuscire a frenare e fare un volo di quasi trenta metri. Per essere ricordati come la più grande Strage turistica che l’Italia ricordi.

Ludovica Di Rito

Pubblicato in Reportage

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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