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Legalizzare la prostituzione: la battaglia culturale dell’ Italia

Legalizzazione della prostituzione

Legalizzare la prostituzione, un tema particolarmente caldo in Italia che ciclicamente si ripropone: parlarne è come camminare su un campo minato dove si rischia ad ogni istante di inciampare con le conseguenze del caso.
Tuttavia, al di là dei luoghi comuni che emergono quando si discute sulla legalizzazione della prostituzione, mai come oggi il tema sembra essere d’attualità; si perché come ormai è risaputo, a partire da ottobre 2014 nel computo del calcolo del Pil, ovvero del valore complessivo di beni e servizi prodotti in un paese nel corso di un anno, sarà inserita una stima delle attività illegali come traffico di droga, contrabbando di alcol e tabacchi e infine prostituzione. Per l’appunto.
Il paradosso è quindi servito: la prostituzione è, nel nostro paese, illegale ma verrà inserita seppur sotto forma di stima all’interno del calcolo del Prodotto Interno Lordo Italiano. Il provvedimento nasce secondo le linee guide dell’Eurostat, ovvero l’ufficio statistico dell’Unione Europea, e riguarderà quindi tutti i paesi Ue.
Sarà un processo tutt’altro che semplice perché, come ovvio, dover quantificare gli introiti di una attività non legale non è operazione facilmente realizzabile; si viaggerà su stime che, tuttavia, già potrebbero fornire un’idea orientativa del fenomeno prostituzione in Italia. E i numeri sarebbero tutt’altro che di poco conto.
Ecco perché, oggi più che mai con la crisi che non passa e con i vari governi che si succedono senza riuscire a trovare fondi adeguati per il rilancio del paese, c’è chi continua a strizzare l’occhio ad un settore che, pur facendo storcere il naso a qualcuno, se legalizzato andrebbe a iniettare una spaventosa quantità di risorse nel sistema economico italiano.

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Prostituzione in Italia: leggi e normative

In Italia questione della prostituzione tra maggiorenni (tutt’altra cosa è la prostituzione minorile, che qui non trattiamo) è regolamentata dalla legge n.75 del 20 febbraio 1958; la famigerata legge Merlin dal nome della senatrice che la propose.
La legge come noto andò a sancire l’abolizione delle cosiddette case chiuse (o case di tolleranza) fino ad allora esistite e all’interno delle quali le donne potevano prostituirsi. Con la legge Merlin fu quindi abolita in toto la regolamentazione della prostituzione in Italia e vennero introdotti una serie di reati per contrastare lo sfruttamento della prostituzione altrui.
Andando a proibire l’attività di quelle case di tolleranza si andava a punire sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. La legge Merlin nasceva sostanzialmente prendendo spunto da una convenzione Onu del 1949 sul meretricio che l’Italia ha definitivamente siglato; violare le basi di quel provvedimento non è raccomandabile per un paese che lo ha sottoscritto mentre i paesi che non l’hanno ratificata (non essendovi l’obbligo) non sono legati ad alcun vincolo. Ecco perché in altri stati la prostituzione è legale.
La legge Merlin sulla prostituzione a tutt’oggi in vigore è comunque estremamente lacunosa: tecnicamente non si impedisce di vendere il proprio corpo, ma si va a circoscrivere il reato a favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Un meccanismo che, per certi versi, rappresenta un paradosso.

Come funziona all’estero: la Germania

A differenza dell’Italia, in molti altri paesi la prostituzione è del tutto legale e inquadrata all’interno di normative stringenti che la rendono funzionante; oltre che molto redditizia da un punto di vista economico. Senza allontanarci troppo dai nostri confini, basta fare pochi chilometri per trovare esempi di paesi nei quali la prostituzione è legale e regolamentata.
In Germania la prostituzione è legale e inquadrata all’interno di una normativa che è stata modificata di recente, nel 2002; tale modifica avveniva nell’ottica di offrire ulteriori tutele alle prostitute che lavorano regolarmente nel territorio tedesco andando a eliminare il generale divieto di favoreggiamento della prostituzione e prevedendo, tra l’altro, la possibilità per chi esercita il mestiere di prostituta di conseguire un regolare contratto di lavoro.
La prostituzione in Germania infatti avviene spesso all’interno di strutture anche piuttosto grandi dove le prostitute agiscono come lavoratrici qualunque. Quello della prostituzione è quindi un mestiere fiscalmente riconosciuto, con tutti i vantaggi del caso per la nazione tedesca dove il sesso a pagamento genera un giro di affari di circa 15 miliardi di euro. Una enormità. E chissà quanto anche questa voce contribuisca a rendere la Germania della Merkel la locomotiva d’Europa che guarda tutti gli altri paese dall’alto in basso.

Prostituzione in Svizzera:

Spostandoci non di molto, vi è il caso della Svizzera: anche qui la prostituzione è legale e il suo esercizio è considerato una forma di attività economica. La prostituzione è disciplinata a livello federale dal 1942 e lascia autonomia ai singoli cantoni per quanto riguarda la regolamentazione.
In Svizzera chi vuole lavorare come prostituta deve semplicemente aver raggiunto l’età del consenso e seguire le varie norme cantonali in tema di esercizio della prostituzione. Il guadagno di ogni prostituta è ovviamente sottoposto a tassazione e a questo va anche dedotta la cifra relativa ai contributi sociali.
Un anno fa, nel 2013, a Zurigo furono introdotti i garage del sesso; ovvero sex boxes video sorvegliati e con servizi igienici messi a disposizione delle prostitute dalla municipalità elvetica per liberare le zone più centrali della città dalla prostituzione e permettere controlli più semplici. D’altra parte la prostituzione in strada è un fastidio e si è deciso, giustamente, di procedere in questo modo.
Anche in Svizzera il giro d’affari legato alla prostituzione è decisamente cospicuo; si parla di centinaia di migliaia di franchi svizzeri che ogni anno contribuiscono a rimpolpare le casse dello stato svizzero già abbastanza piene per definizione.

Il caso dell’Austria:

Ultimo caso che prendiamo in esame restando nelle vicinanze dei nostri confini è quello dell’Austria; anche qui la prostituzione è legale e regolamentata con una legge risalente al 1974 che fa risultare il sesso a pagamento come una prestazione di servizi e il relativo reddito ottenuto come un guadagno sottoposto a tassazione.
Con il passare degli anni si è arrivati a consentire per le prostitute l’accesso ai servizi sociali e sono nate associazioni di categoria; un po’ come i sindacati nostri, magari un po’ meno ostruzionisti. In Austria la prostituzione avviene spesso all’interno di bordelli gestiti da imprenditori dove le prostitute pagano regolare affitto dei locali avendo diritto a contratto di lavoro in piena norma.
Previsti inoltre controlli medici settimanali per quanto riguarda le condizioni igieniche e di salute delle lavoratrici oltre che test dall’Aids con cadenza trimestrale. Chi vuole lavorare come prostituta in Austria deve innanzitutto registrarsi presso un commissariato di polizia e sottoporsi a controlli sanitari e colloqui con assistenti sociali: dopodiché riceverà un regolare documento per esercitare la professione di prostituta.
Entro 4 settimane dalla ricezione dell’autorizzazione a prostituirsi dovrà iscriversi a una cassa di previdenza per malattie oltre che al fisco per versare contributi e pagare le tasse.

Legalizzare la prostituzione in Italia: vantaggio economico e sociale

Scorrendo i casi esteri fa quasi effetto dover parlare di contributi, casse previdenziali, tasse, controlli sanitari ecc.. in riferimento alla prostituzione. Tutti argomenti dei quali in Italia si parla solo e soltanto per lavori ritenuti ‘normali’.
Eppure, come certificato, legalizzare la prostituzione sarebbe un’operazione che darebbe il là ad una serie di vantaggi incalcolabili; sociali, economici e non solo. Basti pensare che secondo la commissione Affari sociali della Camera nel nostro paese vi sono ad oggi tra le 50mila e le 70mila prostitute, la maggior parte delle quali lavora in strada, per un potenziale giro di affari stimato in circa 20 miliardi di euro.
Se facciamo fede a queste cifre, legalizzare e regolamentare la prostituzione vorrebbe dire, prima di ogni altra cosa, produrre un gettito enorme e dati i tempi non sarebbe un male. Inoltre si assisterebbe ad un miglioramento delle condizioni sanitarie e sociali, ad un crollo degli affari per la criminalità organizzata e si andrebbe a inquadrare una figura lavorativa, quella della prostituta, garantendo coperture sanitarie e previdenziali a decine di migliaia di lavoratrici. E di questi tempi non è certo poco.

Pubblicato in Inchieste

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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