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Periferie di Roma /4: Borgata Fidene, degrado e rabbia

Borgata Fidene è una periferia a Nord-Est di Roma facente parte del IV Municipio, insieme a Tufello e Monte Sacro. Nasce negli anni ’60 come conseguenza al fenomeno di edilizia intensiva esploso in quel periodo e che ha portato alla crescita di quartieri come Conca d’Oro, Val Melaina, Nuovo Salario e Serpentara.
E’ la meta del nostro quarto reportage dalle periferie romane dopo essere stati al Quartaccio (Viaggio nelle periferie di Roma /3: Quartaccio).
A Fidene la case popolari sorgono per un lungo tratto su ambo i lati di Via Quarrata e Piazza Stia e, anche qui, sono edifici bassi di tre o quattro piani con finestre e terrazzi molto piccoli e ravvicinati: quasi nessuno di questi ha la parabola satellitare, accessorio invece scontato sulla maggior parte dei palazzi di oggi.
Nonostante si tratti di una lunga serie di edifici, ognuno dei quali ospita circa 16 famiglie, sulla strada principale dove sorgono le case ci sono solo sei cassonetti adibiti alla raccolta dei rifiuti.

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Le strade di Fidene non vengono mai pulite:

Non a caso, infatti, “qui il problema più grande è la sporcizia in cui viviamo. La raccolta dei rifiuti passa troppo poco spesso, la sera questi cassonetti sono stracolmi, la gente non sa dove buttare i rifiuti perché sei cassonetti, in rapporto a un numero così grande di persone, sono davvero troppo pochi.”
Ci spiega Alessio che, con tono quasi rassegnato, racconta anche di come “le strade non vengono mai pulite, tutt’al più una volta all’anno, infatti ogni tanto qui sotto scende un signore con la scopa che cerca di pulire da solo, come può. Intanto ho sentito che Alemanno fa costruire chiese nelle periferie: ma non ci servono altre chiese”.
I marciapiedi che costeggiano le case sono poi letteralmente invasi da escrementi: “questo succede soprattutto perché non abbiamo un’area apposita dove portare i cani. In fondo alla strada c’è un parco, ma è quasi sempre chiuso, non si capisce cosa lo abbiano fatto a fare e anche lì è pieno di rifiuti”, spiega ancora Alessio.
Le case che sorgono davanti a questo parco, infatti, si affacciano su un ammasso di foglie e rami secchi misti a immondizia che emanano un odore a dir poco sgradevole. Tuttavia questa non è l’unica area verde della zona: un altro parco c’è, ma è in condizioni talmente degradate da renderne impossibile qualunque tipo di utilizzo.
Una delle entrate si trova lungo la fine di via S. Gennaro, la strada perpendicolare alle case popolari, ma l’erba, completamente secca, in alcuni punti è alta più di mezzo metro e continua a crescere in modo spontaneo poiché non esiste manutenzione. Bottiglie di plastica e sporcizia di vario tipo la fanno da padroni, al punto che nemmeno i cani possono utilizzare questo spazio.

Il parco abbandonato:

L’ironia, amara, della sorte ci fa notare un cartello posto su quello che dovrebbe essere il vero cancello di ingresso di questo punto verde e che porta l’insegna del Comune di Roma: quest’area doveva rientrare nei lavori di riqualificazione urbana previsti nel 2008. Il cantiere era partito, ma poi è stato abbandonato ed è rimasta perfino una gru posta pericolosamente in bilico su una pendenza che da direttamente sulla strada.
“Non hanno mai fatto nulla per recuperare questo parco, ci hanno lasciato così, in mezzo al degrado. La pulizia qui manca del tutto, è scandaloso. Le strade non le vengono mai a pulirle, così come la raccolta dei rifiuti lascia completamente a desiderare. Siamo invasi da escrementi anche perché le zone che dovrebbe essere adibite al verde pubblico sono inagibili” rivelano Antonietta e Giuseppina, due anziane signore che vivono nella borgata, “è uno schifo vivere in queste condizioni, se poi piove non parliamo della puzza insopportabile che si diffonde su queste strade. Qui non ci sono problemi particolari di violenza o criminalità, ma abbiamo dei disagi che non possiamo risolvere da soli”.
Quello dei rifiuti è infatti un problema reale che interessa ormai molte zone della città, come si continua ad evincere dalle nostre inchieste. Si tratta di un’emergenza che coinvolge in modo particolare le periferie e che è stata denunciata più volte anche da Legambiente. Come testimoniano i cittadini di questo quartiere, però, nessun provvedimento particolare viene preso al riguardo da parte del Comune, che dovrebbe invece occuparsene nei termini di una priorità assoluta considerati i rischi, e non solo i disagi, per la salute dei cittadini.

“Qui a Fidene ci puliamo da soli le strade”:

Gli abitanti delle periferie sono costretti alla pulizia personale dei loro marciapiedi poiché, nonostante le segnalazioni fatte pervenire al numero verde messo a disposizione da AMA e Comune, non viene mai effettuato alcun tipo di intervento in merito, come affermano anche gli abitanti di Fidene.
Mentre andiamo via dalla borgata, proprio di fronte alle case popolari, notiamo un cantiere dove ci sono dei lavori in corso: si tratta del programma di recupero urbano previsto per la zona di Fidene e Val Melaina patrocinato dal Comune di Roma, che prevede la costruzione di un nuovo complesso residenziale e commerciale, come riportato sullo stesso cartello con il logo del Comune posto all’ingresso del cantiere.
Incontriamo Antonio, un ragazzo di 23 anni che vive nelle case popolari e che non nasconde la sua rabbia: “qui, proprio davanti alle nostre case dove vive gente disagiata e che ha problemi economici, Alemanno sta facendo costruire questi nuovi edifici…e intanto noi viviamo nella cosiddetta merda, in tutti i sensi”.
Sulla transenna metallica che circonda questo cantiere una scritta, accanto al cartello del Comune, esprime in modo eloquente lo stato d’animo degli abitanti di questa borgata: “Fidene ti ringrazia: Alemanno vergognati”.

 

Puntata successiva – Viaggio nelle periferie di Roma /5: il Bronx di Torrevecchia

Pubblicato in Reportage

Scritto da

Martina Lacerenza

Nata a Roma nel 1984. Laureata in Lettere. Blogger e collaboratrice giornalistica

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