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Stalking: ecco perchè la legge è del tutto inutile

L’Avvocato Gian Ettore Gassani è un esperto di diritto di famiglia, Presidente nazionale e fondatore dell’AMI (Associazione Matrimonialisti Italiani) per la tutela delle persone, dei minorenni e della famiglia.
Lo abbiamo intervistato per poter chiarire alcuni aspetti, relativi alla legge sullo stalking, che non rientrano nella campagna informativa veicolata dal Ministero per le Pari Opportunità, ma decisamente interessanti a fronte dei rischi e delle lacune, poco conosciute, che tale legge porta con sé.
Come avevamo precedentemente illustrato (Stalking: la legge bluff), la mancanza di parametri di riferimento specifici per definire con esattezza il reato sta determinando un ricorso alla denuncia per stalking anche per fatti penalmente non attinenti agli atti persecutori, a danno non solo di condotte sociali non meritevoli di sanzione penale, ma anche di risorse professionali ed economiche investite dagli inquirenti allo scopo di istruire i fascicoli e raccogliere gli elementi probatori a carico degli indagati.

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I rischi della legge sullo stalking:

Chiariamo meglio cosa si intende per uso strumentale di questa legge. Come ci spiega Gassani: “si parla di abusi sessuali mai commessi nell’80% dei casi, nel senso di denunce a danno di padri incolpati di violenza sessuale nei confronti dei figli. Queste denunce molto spesso finiscono con un proscioglimento o un’assoluzione e molte vengono infatti ritirate in mancanza di prove. In base alla legge è infatti il magistrato che deve valutare caso per caso ogni atteggiamento.”
Quali altri rischi comporta la legge sullo stalking? “Esiste anche la possibilità di uno <stalking al contrario> cioè quando, per farla pagare a qualcuno, si ricorre a denunce e querele anche in assenza di vero reato: quella che chiamiamo <molestia giudiziaria>. L’uso calunnioso sicuramente c’è. L’uomo soprattutto, infatti, è molto impaurito: ha paura di essere denunciato per stalking anche se si tratta di banale corteggiamento e la trovo una cosa orrenda, che si verifica anche per ignoranza e per mancanza di informazione”.

Una legge vuota che non tutela nessuno:

Il problema della violenza contro le donne, come rivelano gli ultimi dati statistici di Telefono Rosa, solo ultimamente viene monitorato e inizia a uscire allo scoperto. Come è emerso si tratta di un fenomeno trasversale non riconducibile ai soli atti persecutori, poiché la maggioranza delle violenze si consuma infatti dentro le mura domestiche. Qual è dunque l’utilità della legge sullo stalking?
“A mio parere questa è una buona legge se non altro perché introduce un principio. Nel nostro Paese c’è infatti un gran bisogno di norme contro la violenza sulle donne. Ad esempio manca una legge sul mobbing, che è peggio dello stalking ed è sempre violenza. Quante donne vengono violentate moralmente o offese sul luogo di lavoro ogni giorno e non ci sono strumenti per tutelarle? Le donne italiane sono tra le più maltrattate e in generale io sono molto preoccupato: il 30% dei miei casi di separazione riguarda gravi fatti documentati di violenza contro le donne, un fenomeno emergenziale, la prima emergenza del Paese oserei dire. La legge è buona perché introduce un principio, ma il problema si risolve attraverso una fitta rete di competenze: avvocatura specializzata e forze dell’ordine in collaborazione con presidi sociali e sanitari”.
Questa rete di competenze, nel nostro Paese, funziona in modo efficiente? “Purtroppo no. Se anche la legge stalking fosse stata perfetta non sarebbe bastata ed è per questo che resta una scatola vuota. La Carfagna ha fatto questa legge, che era comunque nell’aria da anni, allineando l’Italia all’Europa, ma resta però un dato: in Italia la tutela dei soggetti deboli, cioè donne e bambini, è molto labile”.

Come rendere efficace la legge:

Che cosa occorrerebbe, dunque, per contrastare il fenomeno? “Servirebbe un potenziamento dei supporti esterni. Aumentare e potenziare i presidi sociali che sono assolutamente insufficienti. In una città come Roma, ad esempio, ce ne sono pochissimi e molti non sono operanti nelle borgate. La Carfagna non può risolvere i problemi così, e io non valuto mai il <colore> delle leggi. Ci vuole un’organizzazione sul territorio, nella comunità e affrontare la questione anche da un punto di vista culturale. Il problema della violenza sulle donne è molto più profondo e radicato di ciò che si crede e non basta una legge, da sola, per agire sulla mentalità del Paese”.
L’unica recente campagna informativa su stalking e violenza contro le donne è stata rilanciata dal Ministero per le Pari Opportunità e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri con uno spot televisivo andato in onda sulla Rai nei primi 14 giorni di Agosto, che tuttavia si limitava ai soli atti persecutori con il sapore di voler sponsorizzare più un presunto successo del Governo, che una sensibilizzazione effettiva verso il problema della violenza di genere.
Considerando inoltre che numerosi centri antiviolenza presenti sul territorio sono in difficoltà o stanno chiudendo per mancanza di finanziamenti, ci sembra opportuno continuare a porgere la nostra domanda al Ministro Mara Carfagna: di quei 20 milioni di euro stanziati come fondo per il Piano Nazionale Antiviolenza il governo ne ha utilizzati attualmente solo 2, che fine hanno fatto gli altri 18?

Pubblicato in Inchieste

Scritto da

Martina Lacerenza

Nata a Roma nel 1984. Laureata in Lettere. Blogger e collaboratrice giornalistica

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