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Reportage dal Rifugio Parrelli: il discusso canile di Roma

Quella del Rifugio Parrelli è una storia controversa, stimolante da raccontare e piena di passaggi oscuri; il rifugio per cani e gatti abbandonati è stato infatti spesso al centro di polemiche, condite da accuse pesanti e denunce in base alle quali si è descritto il rifugio stesso come un lager dove gli animali venivano maltrattati. Dove sta la verità?
Siamo andati a trascorrere una mattinata all’interno del Rifugio Parrelli, girando e visitando gli animali ivi ospitati, scattando foto e parlando a lungo con la signora Parrelli che ci ha accolto con gentilezza.
Riportiamo quanto emerso dalla nostra visita sul luogo e dall’intervista con la signora Parrelli il tutto, come consuetudine del nostro giornale La Vera Cronaca, senza prendere posizioni a priori ma cercando il più possibile di descrivere quanto visto.

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Intervista alla signora Giuseppina Parrelli:

Dopo diverso tempo viene eseguito un reportage dall’interno della struttura e le viene fatta di persona un’ intervista nella quale racconta la sua storia, quella del rifugio e delle accuse che negli anni le sono state rivolte. La troviamo affaccendata, di prima mattina, già alle prese con il suo lavoro: è una vecchietta di 86 anni, assai minuta di costituzione dallo sguardo ancora vispo ed energico. Facciamo un giro insieme a lei visitando tutto il rifugio e passando tra le gabbie dove vengono custoditi gli animali.
All’ apparenza sembrano esser trattati bene e godere di ottima salute: l’aspetto estetico delle gabbie, soprattutto dal punto di vista della pulizia, non è certamente ottimale ma, almeno così ci viene detto, qui non si hanno a disposizione grosse quantità di soldi da investire come avviene per le strutture pubbliche e si tira avanti con le donazioni private.
Quello che più ci interessa è la salute degli animali: i volontari puliscono le gabbie, abbastanza capienti e comode e all’interno delle quali gli animali stessi hanno diverso spazio per muoversi; in apparenza la storia di cani e gatti stipati in gabbie sovraffollate non sembra rispondere a quanto appare ai nostri occhi.
Almeno non in questa mattinata. Dopo aver effettuato un sopralluogo entriamo all’ interno della casetta nella quale la signora Parrelli abita da circa 50 anni ed iniziamo l’intervista.

Storia del rifugio Parrelli:

Da quanti anni ha questo rifugio?
“Esattamente da 50 anni. Sono nata in una famiglia dove gli animali erano trattati con il massimo amore, come fossero esseri umani, non avevo mai immaginato che potessero esserci storie di maltrattamenti verso animali. L’ho iniziato a scoprire quando mi sono sposata e mio marito, che era veterinario, mi raccontò molte cose al riguardo. Lo shock è stato così grande che ho lasciato tutta quella che era la mia vita per dedicarmi completamente agli animali.”
Come è nato il rifugio?
“Abbiamo iniziato, io e mio marito, raccogliendo una cagnetta in mezzo alla strada, poi altri cani, alla fine ne avevamo così tanti che abbiamo pensato fosse giunta l’ora di aprire un vero e proprio rifugio. Abbiamo preso questo terreno in affitto, costruito questa casetta per il guardiano e noi venivamo tutti i giorni. Dopo un po’ non ce la facevo a stare lontana dagli animali, così ci siamo trasferiti qui per vivere accanto a loro e da allora non mi sono più mossa. In tutti questi anni avrò visto passare e curato migliaia e migliaia di cani.”
Avete fatto tutto da soli senza mai ricevere finanziamenti pubblici?
“Abbiamo fatto sempre tutto da soli, non abbiamo mai ricevuto un soldo pubblico. Mio marito aveva due ambulatori, con quello che guadagnava abbiamo portato avanti questo rifugio. Non abbiamo mai chiesto niente a nessuno. Non tutti capirono che il nostro era un ideale che noi facevamo senza alcun interesse, anche molti animalisti non lo capirono, e questa è la cosa che mi fa più male. Abbiamo avuto più nemici che amici”

Come viene portato avanti il rifugio:

E adesso come fate a portare avanti il rifugio?
“Anche adesso non chiediamo niente a nessuno; ci sono molti soci che pagano una quota annuale, qualche amico che ci aiuta. Ma come si può facilmente immaginare non ci sono grosse entrate. La nostra è una situazione delicata, ben diversa ad esempio da quella del canile comunale che costa al Comune di Roma cifre assurde; basti pensare che lì si trovano moltissimi volontari che, nonostante siano tali, percepiscono lo stipendio. Che volontari sono allora?”
Com’ è la sua giornata tipo?
“Sveglia alle 4 per fare il miscuglio per i gatti, bello saporito. Fanno un’ ottima alimentazione, il primo pasto è rappresentato da scatolette mischiate con del tonno; il secondo pasto è rappresentato dai croccantini poi dal pollo lesso, che loro gradiscono molto. Mi sveglio presto per preparare tutto questo. Poi passo ad occuparmi dei cani, faccio il giro di tutto il canile per vedere come stanno, se qualcuno di loro ha bisogno di qualcosa o magari sta poco bene. Attualmente i cani sono 350, i gatti più di 200. Passo tutta la giornata dietro a questi animali.”
Tutti gli animali qui sono curati interamente a spese vostre?
“Si li curiamo tutti noi a spese nostre. Sterilizzazioni, vaccini, operazioni, tutto a spese nostre. C’è anche gente che ci porta gli animali da fuori per farli curare o vaccinare; anche perché qui un vaccino sta al prezzo di mercato, cioè quanto lo paghiamo noi, magari da un veterinario costa dieci volte di più.”

Le voci sui cani uccisi al rifugio:

Veniamo a tutte le voci uscite fuori sul rifugio. Come sono nate?
“Perché qualcuno aveva interesse; girava molta gente intorno a questo rifugio, anche politici che in periodo di elezioni venivano a chiederci voti. Tra gli animalisti eravamo molto conosciuti. Poi anche per l’incomprensione, spesso non volevo dare i cani a chi veniva a chiedermeli in affidamento ma lo facevo solo per il bene dell’animale, perché magari chi lo richiedeva non era un persona fidata. Allora venivano messe in giro voci su questo rifugio, si diceva che io non facevo vedere gli animali e non li davo in affidamento perché erano trattati male o, addirittura, che qui dentro sparivano! La realtà è che a gente con la testa sulle spalle e che amava veramente gli animali non è mai stato negato l’affidamento di alcun cani.”
Quindi anche, secondo lei, voci messe in giro ad arte?
“Si, il mio amore per gli animali mi ha creato diversi nemici. Per fare un esempio, una volta presi una cagna che era stata abbandonata, aveva anche il tatuaggio così cercai di ricontattare il padrone che venne qui per riprendersela; appena arrivò iniziò a prenderla a calci e pugni davanti ai miei occhi perché era scappata. Bene, io mi rifiutai di dare a quel tipo la sua cagnetta; mi arrivarono molte denunce ma io quella cagnetta non la mollai mai. Tutte queste cose naturalmente hanno influito a far girare quelle voci sul conto di questo rifugio e della mia persona. Almeno gli animalisti avrebbero dovuto capirlo questo, che ho sempre agito solo e soltanto nel bene degli animali.”
Lei sceglie sempre a chi affidare un animale e a chi no?
“Si io scelgo bene a chi affidarli, devo essere sicura della persona altrimenti non vivo in pace. Li do a gente che conosco o a persone fidate.”

Processi e assoluzioni della signora Parrelli:

Se sostiene che siano menzogne, come ha fatto a sopportare tutte le voci girate per anni su questo rifugio?
“Ci hanno fatto la guerra accanita per anni, da quando è morto mio marito poi si sono approfittati ed hanno cercato in tutti i modi di screditarmi; mio marito era uno dei massimi esperti del settore, veniva sempre interpellato quando c’era da parlare di animali, anche dalle maggiori tv nazionali. Quando lui è morto mi è crollato tutto addosso: ho dovuto tenere duro ma alla fine hanno capito che era meglio adeguarsi al mio amore per gli animali che farmi la guerra.”
Alla fine è riuscita o no a far emergere la sua verità?
“Tutte le voci che erano uscite, adesso, sono rientrate quasi del tutto; molti hanno capito anche venendo qui e vedendo con i loro occhi. Pensi che la maggior parte dei volontari del rifugio, che vengono qui tutte le domeniche e portano a spasso i cani, li lavano, sono quelli che prima parlavano male e mettevano in giro quelle voci; adesso mi adorano e vengono qui sempre, curano i cani e sono i primi a smentire se sentono che in giro esce nuovamente qualche voce sul conto di questo rifugio.”
Lei ha subìto molti processi?
“Moltissimi, pensi che il Maresciallo dei Carabinieri che ormai mi conosceva e mi voleva bene, vedendomi andare sempre lì in caserma aveva iniziato a chiamarmi scherzosamente ‘Al Capone’. Ho avuto moltissimi processi ma sono stata sempre assolta, mai ricevuto una condanna!”
Quali sono i suoi progetti futuri alla soglia degli 86 anni?
“A quasi 86 anni prego Dio di farmi sistemare tutto quanto bene, qui al rifugio, prima di andarmene via; chi ci sarà dopo di me dovrà proseguire il mio stesso lavoro, dovrà sapere come si tratta un animale. La mia storia deve insegnare che, pur di fronte a qualsiasi difficoltà, salvare un animale è la cosa più importante, anche a costo di subire ogni tipo di ingiustizia.”

Pubblicato in Reportage

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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