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Reportage

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Reportage da L’Aquila un mese dopo il terremoto

A circa 40 giorni dal terremoto che ha colpito l’Abruzzo, siamo tornati a L’Aquila per vedere come si sta evolvendo la situazione e se la rinascita si sta effettivamente compiendo. Le strade, più deserte che mai dopo l’invasione di media e telecamere degli scorsi giorni, tagliano la città snodandosi tra edifici distrutti, semi-distrutti, o dichiarati pericolanti ed inagibili.
La gente vive ancora nelle numerose tendopoli allestite nei campi (tranne pochi fortunati possessori di una seconda casa in montagna o sulla riviera adriatica) con tutti i disagi dela caso. Primo tra tutti il clima, caratterizzato da un’escursione termica tale da offrire giorni molto caldi e notti ancora troppo fredde.
In attesa che la stagione calda arrivi definitivamente, sotto le tende ci si riscalda ancora con le stufe elettriche.

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Vita nelle tendopoli a L’Aquila:

Anche le mansioni pubbliche si svolgono sotto le tende; tutte le scuole della città sono state chiuse così come gli uffici pubblici e l’ospedale della città che è stato trasferito dal primo giorno del terremoto in varie tende sul piazzale antistante l’edificio, risultato in parte distrutto e pericolante. Terremoto L'Aquila
Qui la situazione sembra essere in evoluzione, i lavori di riqualificazione sono già iniziati ed alcune aree dell’edificio potranno tornare ad essere nuovamente utilizzate.
Circa 100 posti letto saranno nuovamente fruibili all’interno della struttura a partire dai primi di Giugno, ed andranno a coprire reparti di importanza fondamentale quali pronto soccorso, chirurgia d’urgenza, terapia intensiva e radiologia, reparto quest’ultimo che ha subito i danni maggiori.

Il Pronto Soccorso allestito nelle tende:

Incontriamo il direttore sanitario della struttura Augusto Bordone che ci conferma la delicatezza della situazione:”Ormai è stato acclarato che le tende non vanno più bene. Nel giro di pochi giorni dovremmo recuperare 100 posti letto all’interno dell’edificio, altri 50/60 arriveranno con il G-8 (che si terrà proprio a L’Aquila e non più in Sardegna in segno di solidarietà) il cui ospedale de La Maddalena sarà smontato e trasferito qui.
I primi giorni sono stati i più difficili: chiaramente le prime necessità sono state tutte soddisfatte, le emergenze finite, le richieste che arrivano ora al 118 sono ordinaria amministrazione e rientrano nell’assoluta normalità.
Tuttavia per garantire il massimo dell’assistenza ci si può anche  trasferire in posti più idonei, come gli ospedali di Teramo, Avezzano, Pescara, che ci hanno aiutato ad accogliere i casi più gravi e di terapia intensiva fin dalla mattina del 6 Aprile(giorno del terremoto).”

Le attività commerciali in ginocchio:

Facendo un giro per la città ci si rende conto di altre situazioni complicate, singolari: le banche hanno riaperto in strutture di fortuna, come camper o container, dove hanno montato sportelli mobili.
Le attività sono quasi tutte chiuse, pochissime quello che possono lavorare e quasi tutte dislocate fuori da L’Aquila, il centro storico è tutta zona rossa, inaccessibile in alcuni punti, molti piccoli imprenditori ancora non conoscono lo stato reale della propria attività perchè non hanno ancora avuto modo di accedervi.

Le imprese del territorio dopo il terremoto:

Ci rechiamo alla sede della Confartigianato, anch’essa trasferita momentaneamente in un containerdi fortuna, e ci confermano che:”su un migliaio di imprese che abbiamo recensito, circa il 90% risultano inagibili nè hanno ancora un’ idea su come fare per ricominciare la propria attività. Piccole e medie imprese, commercianti ed artigiani soprattutto del centro storico hanno l’attivita completamente inutilizzabile. Non sanno come ricominciare, stanno aspettando che il comune individui aree dove permettere a queste ditte di trovare sistemazione temporanea.”
Altre immagini forti, specchio della situazione difficile, ci arrrivano poi girando per le strade, dalla gente comune: restiamo colpiti dalla fila di gente che aspetta, composta e silenziosa, davanti ad un presidio mobile dei pompieri. Ci avviciniamo e ci dicono che sono in fila attendendo il loro turno per essere scortati dai pompieri fino alle macerie della propria casa nel tentativo di recuperare qualsiasi oggetto personale rimasto integro.

Scortati dai pompieri per entrare nelle proprie abitazioni:

Nessuno si lamenta troppo di quanto accaduto, ciascuno sembra vivere il proprio dolore con molta compostezza e soprattutto con una grande voglia di ripartire; tra la gente in fila avviciniamo una signora, ci racconta di come la sua casa sia andata completamente distrutta e di quanto sia difficile la vita nelle tendopoli, resa ancor più dura dalle scosse di assestamento che continuano a susseguirsi con una certa frequenza.
Nonostante questo si ritiene fortunata, non ha perso nessun familiare stretto durante il terremoto, sa che c’è chi ha dovuto pagare un prezzo molto più alto in seguito alla tragedia; il suo pensiero è proprio rivolto alle numerose vittime rimaste sepolte dalle macerie, a chi ha perso i propri cari, a chi si era trasferito a L’Aquila per studiare all’università e non è sopravvissuto alla scossa.
“La casa dello studente è completamente crollata provocando numerose vittime. Pensare che i ragazzi quando arrivavano a L’Aquila preferivano alloggiare lì pur spendendo qualcosa di più di affitto piuttosto che in palazzine in periferia. Si sono fidati del centro, ed il centro li ha traditi.”

Pubblicato in Reportage

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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