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Italiani cacciati dalla Libia: 40 anni senza giustizia

Una giornata importante quella di mercoledì 21 luglio, data in cui la storia ritorna prepotentemente a farsi viva riversando acredini ed inquietudini di un passato quanto mai ingombrante ed ancora irrisolto; ricorre in questa data il quarantesimo anniversario della confisca delle proprietà italiane in Libia operata da Gheddafi nel 1970, pochi mesi dopo il colpo di stato che lo portò al potere.
Ricordiamo per i lettori che, in quella circostanza, 20.000 cittadini italiani vennero cacciati dal paese libico perdendo di fatto tutti i loro beni nonostante un trattato internazionale del 1956 di collaborazione economica li garantisse in tal senso. La giustificazione fornita da Gheddafi per questa operazione fu di una sorta di ricompensa per i danni arrecati al suo paese dal colonialismo italiano.
Tutti i rimpatriati, a distanza di quarant’anni, sono ancora in attesa di giustizia e soprattutto di un risarcimento. In questa giornata che rievoca la storia di quel sopruso, si alza per l’ ennesima volta la protesta da parte di coloro che furono le vittime. Gli Italiani cacciati dalla Libia.

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Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia:

“stiamo lottando da 40 anni e continueremo a farlo; per ora tuttavia non abbiamo ottenuto risultati.” A parlare è  Giovanna Ortu, presidente dell’ Airl, Associazione degli Italiani Rimpatriati dalla Libia che riunisce i 20 mila italiani (o i discendenti essendo molti, nel frattempo, venuti a mancare) che, nel luglio 1970, furono espulsi dal Paese in cui risiedevano; l’Airl è tutt’ora l’unica associazione che rappresenta e riunisce i rimpatriati dalla Libia.
“Stiamo ancora lottando; – continua la presidente Giovanna Ortu – quando siamo venuti via dalla Libia ero una giovane trentenne ed ora di anni ne ho 71; da allora ho cercato di battermi ma come si vede con modesti risultati. La cosa peggiore è che ora che ci tocca assistere anche a questo idillio tra Berlusconi  Gheddafi; noi con i libici non abbiamo niente in contrario però non ne capiamo il perché.”
Il riferimento evidente è al nuovo trattato di amicizia tra Italia e Libia firmato da Berlusconi e Gheddafi il 30 Agosto 2008 con il quale l’Italia si è impegnata a pagherà nei prossimi 20 anni 5 miliardi di dollari di risarcimenti alla Libia per il passato coloniale: “il prossimo 30 Agosto Gheddafi verrà in Italia per festeggiare il secondo anniversario di questo trattato; mi sembra un’eccessiva considerazione, non so per quanto tempo ancora ci dovremo prostrare con la scusa del passato coloniale. L’ultima volta che è venuto abbiamo assistito a scene incredibili quali il baciamano da parte di Berlusconi.”

La cacciata degli italiani:

Torniamo agli italiani cacciati dalla Libia e al conseguente sequestro dei loro beni: “La nostra cacciata è stata un fatto strumentale poiché noi vivevamo in pace ed armonia con gli arabi. I nostri beni ammontavano ad attuali 3 miliardi di euro, e negli anni abbiamo recuperato solo una piccola parte beneficiando di qualche legge per chi perde beni all’estero; abbiamo perso tutto, anche le pensioni. Io ho lottato fino al 1992 affinchè i nostri potessero riprendere le assicurazioni perdute. Non c’ è stata mai attenzione nei nostri riguardi, nemmeno quando il parlamento a furor di popolo ha voluto darci qualche cosa senza che poi tuttavia questo abbia avuto un seguito nella realtà.”
Il Governo italiano infatti, in sede di Trattato, non ha preteso nulla dai libici come risarcimento, ed ha anzi aggiunto un ulteriore cifra a favore di Gheddafi come titolo di parziale rimborso per i danni del periodo coloniale: “è una questione prima che materiale anche morale, i nostri diritti sono stati calpestati, noi eravamo lì protetti da un trattato che è stato violato da Gheddafi e l’Italia non ha fatto niente, non è ricorsa alla clausola arbitrale. Chi ci ha rimesso in prima persona siamo stati solo noi. E’ tutto come 40 anni fa, non c’è la certezza nemmeno di poter mettere le mani su quel piccolo indennizzo che era stato deciso di darci.

L’indennizzo e i trattati con la Libia:

L’indennizzo cui si fa riferimento, e che non è certo una grossa cifra, è stato inserito nella legge di ratifica del trattato per volontà parlamentare ma, a distanza di un anno e mezzo, non può ancora essere liquidato.
“Gli unici soldi che non si trovano sembrano essere quelli destinati noi. Per intenderci, l’Italia attua questa dura politica dei respingimenti in accordo con la Libia che però ci costa molti soldi, a cominciare dalle motovedette che abbiamo regalato al governo libico; poi ci sono i 5 miliardi di dollari da dare a Gheddafi in 20 anni. I soldi per i nostri risarcimenti sono gli unici a non essere disponibili.”
Dopo 40 anni e con una ferita di tali dimensioni ancora aperta, le chiediamo quali sono state le risposte che hanno provato a darsi sul perché di questa mancanza di giustizia: “In Italia spesso le categorie più deboli sono le meno protette; è vero che siamo un’ associazione che riunisce 20.000 persone ma lottiamo contro un nemico troppo grande; ci sono di mezzo cose troppo importanti, come le forniture petrolifere e partnership economiche. Basti pensare che, in un libro che è stato pubblicato di recente sulla base di documenti, sembra che la nostra cacciata sia stata quasi barattata per favorire l’ Italia in interessi superiori; è stato un atteggiamento molto cinico di fronte al quale è stato mantenuto per anni un atteggiamento di omertà. La Libia non ha accettato di dare l’indennizzo ma in realtà ha favorito molto l’Eni per le commesse.”

Scambi commerciali Italia – Libia:

In effetti gli scambi commerciali tra i due paesi sono molto fitti e l’Italia risulta essere tra i principali partner economici del governo libico. Quello del 21 Luglio appare come un giorno importante in ricordo degli italiani cacciati dalla Libia 40 anni fa, tuttavia l’appuntamento cui si sta già guardando è un altro, come ci conferma la stessa presidente Ortu:
“Faremo un grande convegno ad Ottobre cui parteciperanno anche ospiti di riguardo; il 7 Ottobre infatti la Libia l’ha sempre festeggiato come giorno della vendetta per celebrare la nostra cacciata. Il 10 ottobre prossimo i rimpatriati ricorderanno il quarantesimo anniversario della loro espulsione dalla Libia con un grande convegno. Noi non abbandoniamo la lotta, non posso credere che in uno  stato di diritto non si riesca ad avere giustizia; nè che il Presidente del Consiglio seguiti ad ignorarci come ha sempre fatto. In passato l’Italia non ha saputo ne voluto difenderci, ma la cosa che fa più male è un’altra; non solo abbiamo avuto un sopruso, ma dopo 40 anni ci tocca vedere Gheddafi trattato, quando viene in Italia, con tutti gli onori del caso come fosse un ospite di riguardo.”

Pubblicato in Interviste

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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