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Acqua Minerale, il grande business: quali sono i rischi

Il piacere di un bicchiere d’ acqua è qualcosa di indescrivibilmente soddisfacente soprattutto nei mesi estivi e con la morsa del caldo che si abbatte inesorabile: nello specifico l’acqua minerale rappresenta uno dei piaceri irrinunciabili per gli italiani oltre che un ottimo business per le aziende.
Da una recente indagine dell’Aduc (associazione per i diritti di utenti e consumatori) finalizzata proprio a fornire una serie di consigli su come scegliere l’ acqua minerale più adatta muovendosi tra una fitta rete di marche e prendendo in considerazione numerose caratteristiche ed informazioni del prodotto, emergono dati esplicativi: nel nostro paese sono 304 le marche di acque minerali presenti sul mercato (nel 2010 erano anche di più, 315).

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I diversi tipi di acqua:

Come assunto di partenza è importante rimarcare la differenza tra acqua minerale ed acqua di rubinetto: l’acqua minerale dovrebbe essere caratterizzata da una purezza originaria data la sua provenienza da giacimenti profondi e l’imbottigliamento all’origine. E’ comunque soggetta a esami e verifiche periodiche da parte dell’Autorità Sanitaria.
L’acqua di rubinetto origina invece da falde superficiali soggette maggiormente a contaminazione sia batteriologica sia chimica, o è captata da fiumi e da laghi e spesso viaggia nelle condutture per chilometri. Viene poi potabilizzata attraverso trattamenti che possono lasciare “tracce” nell’acqua (Acqua potabile e depurazione fai da te: quali rischi). Per questo sono previsti per legge controlli di alcuni parametri dell’acqua potabile non previsti invece per l’acqua minerale.

Le acque minerali:

Entrando nello specifico delle acque minerali, ricordiamo brevemente che le acque si chiamano minerali quando vengono riconosciute tali dal Ministero della Sanità, attraverso analisi chimico-fisiche e microbiologiche (su composizione, purezza e qualità) che determinano le caratteristiche salienti dell’acqua: per la legge sono acque minerali quelle che, originando da una falda sotterranea, abbiano caratteristiche igieniche particolari e proprietà favorevoli alla salute.
Al riguardo quindi, sono naturalmente escluse quelle sottoposte a qualsiasi trattamento atto ad alterarne la composizione, fatto salvo il passaggio eventuale di aggiunta di anidride carbonica per renderle gassate.
La legge afferma che “Le acque minerali naturali si distinguono dalle ordinarie acque potabili per la purezza originaria e sua conservazione, per il tenore in minerali, oligoelementi e/o altri costituenti ed eventualmente per taluni loro effetti. Esse vanno tenute al riparo da ogni rischio di inquinamento.” (D. Lgs. 8 ottobre 2011 n. 176, art. 2, comma 2).

Marche sul mercato ed etichette:

Dicevamo dei numeri; 304 marche presenti sul mercato secondo i dati Aduc per un totale di 12,3 miliardi di litri, ben 189 litri pro capite. Anche i dati economici non sono da poco dato che il settore registra un fatturato di 2,2 miliardi di euro.
Detti così questi dati lasciano già comprendere l’importanza del settore, ma alcune indicazioni possono aiutare a comprendere meglio: l’Italia è infatti il paese con il primato mondiale di produzione di acque minerali ed è al terzo posto per consumo pro-capite. In sostanza quello dell’acqua minerale è un vero e proprio affare ed un mercato fiorente all’interno del quale, di conseguenza, è importante sapersi muovere per orientare la scelta nella giusta direzione.
Anche perché le etichette non sempre sono di aiuto dato che la composizione del prodotto viene indicata con sigle chimiche che ai più risultano di difficile comprensione.

Come scegliere l’acqua più adatta:

La scelta deve avvenire quindi su diversi parametri: il primo dato importante da tenere in considerazione è quello sul residuo fisso, vale a dire la quantita’ di sali minerali disciolti in un litro d’acqua fatto evaporare a 180° . In base a questa quantità, le acque vengono suddivise in:

  • Minimamente Mineralizzate: hanno un contenuto di sali minerali inferiore a 50 milligrammi e sono considerate molto leggere
  • Oligominerali: hanno un contenuto di sali minerali non superiore ai 500 milligrammi per litro
  • Minerali: un contenuto di sali minerali compreso tra 500 e 1000 milligrammi per litro, caratteristica che le rende abbastanza pesanti e per questo non dovrebbero essere bevute in quantità eccessive.
  • Ricche di Sali minerali: residuo fisso oltre 1500 milligrammi per litro. Molto ricche di salki, si bevono di solito sotto consiglio medico e si acquistano in farmacia.

In base a queste caratteristiche ognuno dovrebbe regolarsi di conseguenza e scegliere l’acqua più appropriata tenendo conto che, ad esempio, di norma le acque con un residuo fisso troppo alto non dovrebbero essere bevute in quantità eccessiva.

Ph, nitrati e conservazione: elementi da considerare

Oltre al residuo fisso vi sono altri elementi da tenere in considerazione, promo tra tutti il PH: questo dato indica il grado di acidità e alcalinità dell’acqua. Se è inferiore a 7, l’acqua è acida; se è pari a 7 è neutra mentre superiore a 7 è alcalina. Altro aspetto da controllare è la dicitura ‘Sostanze Disciolte’ che elenca i Sali minerali  presenti in 1 litro di acqua.
Da non sottovalutare è poi la presenza di nitrati: si tratta di sostanza inquinanti che rappresentano infatti un indicatore dell’ inquinamento del terreno e che sono quasi sempre presenti nelle acque minerali in commercio. Bisognerebbe controllare sempre che questi siano presenti in una quantità non maggiore di 45/litro per gli adulti e di 10/litro per i bambini.
Ultimo aspetto che prendiamo in esame in riferimento alla sicurezza delle acque minerali che beviamo riguarda la conservazione delle stesse: le bottiglie dovrebbero infatti essere conservate in un luogo fresco e, soprattutto, lontano ed al riparo dalla luce e dal calore del sole. Questo perchè una lunga esposizione al calore del sole può alterare l’acqua e modificarne la composizione compromettendone la purezza.
Accortezza che non sempre viene seguita alla lettera sia dai consumatori (che magari lasciano le confezioni di acqua sul proprio terrazzo) che da rivenditori e distributori (che lasciano spesso le casse d’acqua accatastate fuori da negozi e magazzini o in appositi spazi esposti alla luce del sole).

Pubblicato in Inchieste

Scritto da

Gianpaolo Battaglia

Blogger, esperto di web e web marketing

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