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Il mestiere dell’ infermiere: una figura fondamentale

In Italia sono quasi 400mila ma dovrebbero essere di più vista la carenza di personale, la crisi ha colpito anche il loro settore ma tuttavia continuano ad avere un ruolo di fondamentale importanza all’interno delle strutture ospedaliere: stiamo parlando degli infermieri, figure professionali, spesso trascurate ma necessarie, che presentiamo oggi in continuità con il nostro percorso che ci porta ad analizzare dal profondo le più disparate categorie della società.
L’infermiere è l’operatore sanitario responsabile dell’assistenza infermieristica e le sue competenze riguardano essenzialmente l’assistenza ai malati e ai disabili di tutte le età, la prevenzione delle malattie e l’educazione sanitaria; a breve (12 Maggio) si celebra in tutto il mondo, come ogni anno, la Giornata internazionale dell’infermiere, istituita per commemorare la nascita della fondatrice dell’assistenza infermieristica moderna: Florence Nightingale (Firenze 12 Maggio 1820).

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Il lavoro dell’infermiere

Ma quale è attualmente la situazione in cui si trovano gli infermieri nel nostro paese? E quali sono le maggiori problematiche legate al loro lavoro? Per rispondere a questi interrogativi ci siamo rivolti alla Federazione dei Collegi Ipasvi, l’organismo che ha la rappresentanza nazionale degli infermieri italiani: a rispondere alle nostre domande è Gennaro Rocco, Vice presidente della Federazione nazional Ipasvi e Presidente del Collegio provinciale di Roma:
“Gli infermieri italiani sono circa 390 mila, un numero certamente notevole ma tuttavia al di sotto del fabbisogno reale che, secondo i parametri delle tabelle Ocse, sarebbe di almeno 50 mila ulteriori unità. Infatti il rapporto infermieri/pazienti nei paesi di quest’area (Ocse, ndr) si aggira solitamente intorno ai 9 infermieri per 1000 abitanti; da noi in Italia è poco più di 6 ogni 100 abitanti. Per cui, facendo una classifica basata sul rapporto tra numero di infermieri ed abitanti nei paesi Ocse, noi ci troviamo nella parte bassa.”
Cosa si potrebbe fare per colmare questo gap?
“Per colmare il gap bisognerebbe intanto investire di più nell’offerta formativa, ancora insufficiente rispetto a ciò che servirebbe; in Italia mediamente ogni anno vengono chiesti da regioni e ordini professionali circa 20 mila nuovi ingressi nella formazione ma poi, nella pratica, il sistema riesce a mettere a bando non più di 16 mila posti. In sostanza non solo non riusciamo a recuperare quello che ci manca, ma a volte nemmeno andiamo a compensare il turn over ”
E fino ad ora non è stato fatto niente di questo?
“Bisogna dire che si stanno facendo sforzi enormi e che in pochi anni siamo passati da  un’offerta formativa di circa 9000 posti messi a bando dalle università ad una di 15 mila, obiettivamente un grande sforzo; però ancora manca qualcosa. Un dato positivo è che il numero dei giovani che chiede di accedere alla formazione universitaria per infermiere è crescente, anche nell’are centro – nord, tradizionalmente area dove non vi era un grande appeal per questa professione. Nel sud c’è sempre stata più richiesta che ha portato spesso a grandi migrazioni: ricordiamo che l’accesso ai corsi di laurea per infermiere è a numero chiuso, bisogna superare selezioni.”

La carenza di infermieri in Italia

Di recente uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine da Jack Needleman dell’università di Los Angeles ha dimostrato che la carenza di infermieri in corsia aumenta il rischio di morte per i pazienti. Siete d’accordo con questa ricerca?
“Mi trovo d’accordo con questo studio (il team Usa ha stimato che c’è un 2% in più di rischio per ogni turno di lavoro infermieristico non adeguatamente coperto da personale, ndr), sono numerosi gli studi, dal nord America all’Europa, che sostengono questa tesi: se parliamo di sicurezza, da tutti questi studi è emerso che, a maggior presenza di infermieri, corrisponde una performance migliore. Viceversa, con una minore presenza gli standard qualitativi scendono, fino ad arrivare ai casi estremi rappresentati dai dati relativi alla morte dei pazienti. E questo la dice  lunga su quanto si potrebbe migliorare in prestazioni finali se avessimo un numero adeguato di infermieri all’interno delle strutture.”
Come è cambiata la figura dell’ infermiere nel corso del tempo?
“I modelli organizzativi prevedono sempre più una presa in carica del paziente da parte dell’ infermiere, si sta trasformando il modello tradizionale medico centrico. Oggi gli infermieri sono più formati e preparati alla complessità del loro lavoro

Aspetti critici di questo mestiere:

Quali sono aspetti critici al momento legati alla figura lavorativa dell’ infermiere?
“Stiamo patendo anche noi, come altre categorie, la manovra di rientro dei deficit delle regioni; c’è un blocco del turn over generale nel quale è caduto anche l’infermiere quindi si è riscontrata, in alcune aree del paese, addirittura disoccupazione per gli infermieri nonostante la carenza di personale di cui parlavamo. Il problema è probabilmente temporaneo, un momento critico che dovrà passare anche perché la richiesta è alta e per adesso è tamponata con gli infermieri che rimangono in servizio utilizzando i doppi turni con carichi di lavoro al di sopra delle possibilità.”
Proprio questo è un fattore del quale i lavoratori si sono spesso lamentati: la necessità di dover coprire turni massacranti causa ricambio. Cosa ci potete dire in proposito?
“Purtroppo è così, i carichi di lavoro straordinari sono dovuti a quello che stavo dicendo; non c’è il ricambio adeguato, gli ospedali e i servizi territoriali sono in crisi e, di conseguenza, tutto il lavoro viene riversato su quelli che rimangono. Spesso con carichi di lavoro al di sopra della sopportazione.”

Pubblicato in Interviste

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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