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Farmacie, parafarmacie e liberalizzazione dei farmaci

Con il Decreto Legge n. 223 del 4 luglio 2006, il cosiddetto decreto Bersani in tema di liberalizzazioni, furono introdotte in Italia le parafarmacie ovvero punti vendita nei quali si possono acquistare tranquillamente farmaci cosiddetti “da banco”, prodotti per l’igiene e d’erboristeria, cosmesi, integratori, articoli sanitari.
Tale Decreto quindi, introduceva la possibilità di vendere anche al di fuori delle classiche farmacie alcuni tipi di farmaci a prezzi competitivi: si tratta dei farmaci da banco (rientrano nella cosiddetta fascia C la quale è suddivisa in farmaci soggetti a prescrizione medica e farmaci senza obbligo di prescrizione medica: tra questi ultimi vi sono proprio i prodotti da banco, i quali possono essere utilizzati senza l’intervento di un medico per la diagnosi, la prescrizione o la sorveglianza nel corso del trattamento); dei prodotti per l’automedicazione (Disinfettanti, cerotti, fasciature, kit pronto soccorso); dei prodotti di cosmesi (prodotti con finalità estetiche o lenitive per piccoli inestetismi); dei prodotto di omeopatia; dei prodotti per l’infanzia ed infine dei prodotti per l’igiene.

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Regolamentazione delle parafarmacie

Una parafarmacia per poter operare deve avere determinati requisiti: prima di tutto a gestirla deve essere un dottore laureato in farmacia; a ciò seguono le operazioni di rito quale comunicare l’intenzione di aprire la nuova attività a vari enti (Ministero della Salute, Aifa, Ordine Professionale dei farmacisti e Regione)  oltre al naturale rispetto delle norme vigenti. Fin qui la parte burocratica.
Dalla nascita delle parafarmacie si creò un certo attrito con le farmacie poiché alcuni prodotti da vendere erano i medesimi e di conseguenza si delineò una sovrapposizione. Una maggior concorrenza, secondo i fautori della liberalizzazione e secondo chi ha visto di buon occhio l’introduzione di queste strutture. Al punto che, a tutt’oggi, si continua a parlare di estendere alle parafarmacie la vendita di altri medicinali proprio per aumentare ulteriormente la concorrenza a tutto vantaggio dei cittadini.

I farmaci di fascia C

Al riguardo nel cosiddetto decreto Salva Italia varato lo scorso 6 dicembre 2011 dal governo Monti, si era inizialmente pensato di inserire una norma relativa ai farmaci di fascia C, quelli con l’obbligo di ricetta bianca: la vendita di tali medicinali si doveva estendere anche alle parafarmacie.
A seguito di una serie di emendamenti e di un fitto dibattito il governo tecnico decise di tralasciare questa possibilità cui si era opposta anche Federfarma: la vendita dei farmaci di fascia C con ricetta rimase quindi appannaggio delle farmacie.
Anche negli ultimi giorni a seguito del noto decreto Balduzzi in tema di sanità si è tornato a parlare di questo tema: le parafarmacie continuano ad essere orientate verso la liberalizzazione dei farmaci di fascia C oltre a rivendicare le stesse opportunità delle farmacie. Come ci spiega Massimo Brunetti, segretario nazionale dell’ Anpi ovvero l’ Associazione Nazionale Parafarmacie Italiane.

Liberalizzazione si o no?

Per quanto riguarda la fascia C siamo sempre dell’ idea che vada liberalizzata la vendita di questi farmaci, cosa che rivendichiamo da molti anni, anche sulla base di un recente decreto ministeriale che regola l’attività della parafarmacia al pari di quella della farmacia.”
Si torna a parlare di liberalizzazione dei farmaci di fascia C: se ne era già discusso in passato poi l’ ipotesi era svanita. Come mai non si riesce ad approvare questo provvedimento?

“L’ attuale governo aveva già pensato di regolamentare la questione tramite il cosiddetto decreto Salva Italia: ma poi il provvedimento ebbe esito negativo quando si è trattò di affrontare l’iter parlamentare. In quella sede infatti, il provvedimento venne avversato da un preciso schieramento politico, quello che ha attualmente la maggioranza in parlamento.”

La lobby dei farmacisti targata Pdl in Parlamento

Si riferisce quindi al Pdl
“Beh si, la parte politica che osteggia questa liberalizzazione è il Pdl, su questo non ci piove: mentre dal Pd c’è sempre stata una disponibilità su questa vicenda ed è ancora intenzionato a portarlo a termine se mai nella prossima legislatura dovesse avere responsabilità di governo.”
Perché mai dal Pdl dovrebbe essere arrivato questo sbarramento?

“Perché loro sono legati all’altro sindacato che fa riferimento ai titolari di farmacie: è una appartenenza ed una corrispondenza di interessi. C’è una parte politica che evidentemente fa riferimento a questi e che hanno tra le proprie fila diversi parlamentari legati ad interessi dei titolari di farmacie. È piuttosto evidente. Difendono gli interessi che le sono più vicini.”

Farmacie e parafarmacie:

Anche Federfarma, la federazione farmacisti, non vedeva di buon occhio il provvedimento
“Con le mie parole mi riferivo anche a loro, la federazione farmacisti che è legata al Pdl. Attualmente la maggioranza ce l’hanno loro (il Pdl, ndr) in Parlamento e quindi hanno osteggiato qualsiasi provvedimento potesse ledere gli interessi dei loro assistiti. E non l’hanno fatto per una questione di preservare la salute dei cittadini o per motivi etici: ma esclusivamente per preservare i loro interessi. È stato tutto per un mero calcolo di bottega, osteggiano qualsiasi cosa possa incidere sui loro bilanci di attività.”
Magari Federfarma potrebbe dire la stessa cosa, ovvero che voi tirate acqua al vostro mulino, quello dei parafarmacisti
“Beh ma noi, dal nostro punto di vista, non rivendichiamo la liberalizzazione dell’apertura dei punti vendita o altro; noi vorremmo la liberalizzazione dell’attività professionale. Quindi prima di tutto un fatto di parificazione professionale; in seconda battuta il provvedimento sarebbe importante per dare opportunità al cittadino di avere vantaggi. Infatti più concorrenza c’è e più il cittadino trae vantaggi.”

I vantaggi di una liberalizzazione

Quindi secondo voi potrebbe esserci un riscontro effettivo a vantaggio del cittadino/consumatore?
“Certo, è quello che in questi 5 anni si è potuto verificare puntualmente: i prezzi di ciò che è entrato in concorrenza si sono abbassati mediamente del 10%, in alcuni casi si è arrivati oltre il 20%. Quindi rispetto a quando questa concorrenza non era presente, si sono avvertiti notevoli vantaggi.”
Continuerete a portare avanti questa vostra battaglia?
“Assolutamente si: ma credo sia inesorabile questa soluzione. È una questione solo di tempi e di capacità politiche nel recepire ciò che i cittadini meritano ed il buon senso prescrive.”

Pubblicato in Interviste

Scritto da

Marco Cherubini

Scrittore, giornalista, ricercatore di verità - "Certe verità sono più pronti a dirle i matti che i savi..."

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