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Trasfusioni di sangue infetto: storia di uno scandalo italiano

È una delle vicende italiane più vergognose della prima Repubblica, un fatto di assoluta gravità accaduto negli anni ’80 e ’90 e che ha coinvolto un notevole numero di persone; a distanza di anni la questione è ancora in corso d’essere e proprio in queste ore lo scandalo del sangue infetto si è arricchito di un ulteriore capitolo.
I giudici della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo hanno infatti dato ragiono a 162 cittadini italiani, che erano stati infettati a seguito di trasfusioni di sangue e prodotti derivati, i quali avevano fatto ricorso per vedersi riconosciuta la rivalutazione annuale adeguata al costo della vita dell’indennità complementare che percepiscono a seguito di quella vicenda.
Quella delle vittime del sangue infetto è una storia agghiacciante e per certi versi grottesca, che a stento si riesce a credere possa avvenire in un paese civile; una vicenda paradossale che ha inizio nel nostro paese negli anni ’80.
A partire da quel periodo diversi cittadini si ammalarono di epatite o Aids a seguito a trasfusioni di sangue o emoderivati infetti non controllati dal Servizio sanitario nazionale; si parla di circa 60mila cittadini italiani infettati da trasfusioni di sangue.

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Sangue infetto e trasfusioni:

Sangue reperito probabilmente a basso costo, di provenienza illecita e fatto entrare in Italia con il probabile benestare di diverse autorità preposte ai controlli: a seguito di quella sconcertante storia furono in molti a finire sul banco degli imputati in qualità di indagati (tra questi anche l’allora direttore del servizio farmaceutico del ministero della Sanità Duilio Poggiolini), con capi d’accusa vari tra i quali anche epidemia colposa.
Una vicenda oscura che inizia ad emergere nei primi anni ’90 quando si iniziò a verificare un’ impressionante serie di infezioni da Hiv ed epatite C dovute a trasfusioni di sacche di plasma non controllato dal Servizio Sanitario Nazionale; gli emoderivati, in particolare quelli destinati al trattamento dell’emofilia, non venivano controllati né trattati con inattivatori virali e di conseguenza il sangue messo in commercio, che risultava essere infetto, finì per contagiare decine di migliaia di persone.

Processo e condanne:

Nel dicembre del 2007 il Gip di Napoli  Maria Vittoria De Simone, la cui procura seguiva ilcaso dal 2003, ordinò l’imputazione di omicidio colposo plurimo a carico dello stesso Duilio Poggiolini e di altri 10 indagati; nel luglio del 2008 la Procura della Repubblica di Napoli ha richiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di omicidio colposo plurimo per Duilio Poggiolini ed altri 10 imputati. Un processo che è tutt’ora in corso.
A seguito di quella vicenda ci sono state oltre 65mila richieste di risarcimento presentate al Ministero della Salute da parte di persone infettate, le vittime sono state oltre 2.600; di questa enorme cifra che si è rivolta al Ministero per chiedere il risarcimento, sono circa 49mila coloro i quali hanno ottenuto un riscontro effettivo. Un assegno di 1.080 euro a bimestre, vale a dire 540 euro al mese come risarcimento per quella incredibile vicenda
Nel 1992 fu infatti emanata una legge di Stato, la n. 210/92, che andava ad offrire un indennizzo in termini pecuniari, versato dal Ministero della Salute, a coloro i quali avevano contratto il virus (previa conclamazione accertata) a causa di trasfusioni con sangue infetto. I primi due articoli di tale legge stabilivano che:

  1. Chiunque abbia riportato, a causa di vaccinazioni obbligatorie per legge o per ordinanza di una autorità sanitaria italiana, lesioni o infermità, dalle quali sia derivata una menomazione permanente della integrità psico-fisica, ha diritto ad un indennizzo da parte dello Stato, alle condizioni e nei modi stabiliti dalla presente legge.
  2. L’indennizzo di cui al comma 1 spetta anche ai soggetti che risultino contagiati da infezioni da HIV a seguito di somministrazione di sangue e suoi derivati, nonché agli operatori sanitari che, in occasione e durante il servizio, abbiano riportato danni permanenti alla integrità psico-fisica conseguenti a infezione contratta a seguito di contatto con sangue e suoi derivati provenienti da soggetti affetti da infezione da HIV.

Risarcimenti per i cittadini infettati:

Lo Stato riconosceva quindi le proprie colpe ed andava a risarcire, pur se con cifre probabilmente non adeguate, le vittime di quello scempio. A questo riguardo la sentenza recente della Corte di Strasburgo ha impresso una svolta andando a stabilire che lo Stato italiano deve versare l’indennità integrativa. Vale a dire, un incremento dell’indennità integrativa adeguandola al costo della vita dato che, dall’emanazione della legge nel 1992, la somma non era mai stata rivalutata.
Lo Stato italiano avrà, da quando la sentenza diventerà definitiva, sei mesi di tempo per stabilire una data inderogabile entro la quale pagare rapidamente le somme dovute: grazie a queste sentenza i 162 cittadini infettati che avevano deciso di tentare la strada della Corte Europea di Strasburgo vedranno il loro assegno mensile lievitare di circa 140euro.
Sicuramente non si può parlare di vittoria data la gravità della situazione; è probabilmente più adeguato parlare dell’ultimo capitolo in ordine di tempo di quella che è stata una vicenda vergognosa e che mai, in un paese che si reputa civile, dovrebbe aver luogo.

*In data 14 Gennaio 2016 una sentenza della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha stabilito che lo Stato italiano dovrà pagare oltre 10 milioni di euro per risarcire circa 350 cittadini infettati da vari virus a causa delle trasfusioni.

Pubblicato in Inchieste

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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