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Antichi mestieri a rischio scomparsa: i maestri d’arte

Quello degli antichi mestieri è, in Italia, un tema molto dibattuto visto il passaggio generazionale cui si sta assistendo e che sta portando alla scomparsa di alcuni di questi.
Un rischio di estinzione che va ad investire arti antiche, quasi dimenticate o perse nel tempo (e nelle quali era l’abilità manuale dell’artigiano a fare la differenza), ma che tuttavia hanno un importante valore storico e culturale. Oltre che economico, data la grande richiesta per mestieri ritenuti ormai antichi cui si assiste e che spesso non riesce ad essere evasa venendo a mancare la materia prima, ovvero gli artigiani stessi.
In Italia c’è una Fondazione privata non profit, la Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, che propone di dar vita ad un  “nuovo Rinascimento dei mestieri d’arte” e di formare nuove generazioni di maestri d’arte rivolgendosi in questo soprattutto ai giovani. È un percorso possibile?

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Quali sono i mestieri a rischio scomparsa?

Per capirlo, oltre che per parlare a 360 gradi di antichi mestieri a rischio scomparsa e della situazione generale dei mestieri artigiani di eccellenza ci siamo rivolti al dott. Franco Cologni che, nel 1995, ha dato vita proprio alla Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte (di cui è Presidente) allo scopo di salvaguardare e promuovere il patrimonio dell’artigianato artistico di eccellenza.
Franco Cologni di recente è stato insignito da Frédéric Mitterrand del prestigioso titolo di “Commandeur dans l’ordre des Arts et des Lettres” (uno dei quattro ordini ministeriali della Repubblica Francese e una delle più importanti onorificenze).

Contro l’estinzione degli antichi mestieri

Dottor Cologni, di cosa si occupa la vostra Fondazione?
“La Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte promuove, sostiene e finanzia una serie di iniziative culturali, scientifiche e divulgative: ha una vivace attività editoriale, organizza  convegni e mostre, finanzia la ricerca scientifica inerente ai mestieri d’arte. La Fondazione Cologni, nata nel 1995 per volontà di Franco Cologni, che ne è il Presidente, mette così in atto varie azioni finalizzate a un “nuovo Rinascimento” dei mestieri d’arte, rivolgendosi soprattutto ai giovani.”
Cosa si intende pernuovo Rinascimento dei mestieri darte’?
“Per la Fondazione perseguire un nuovo Rinascimento dei mestieri d’arte significa combattere contro il rischio di estinzione di mestieri tradizionali quasi dimenticati, ma dall’alto valore storico, culturale ed economico. Ma significa soprattutto sensibilizzare gli artigiani contemporanei a ricercare le caratteristiche che erano proprie dell’artigiano-artista rinascimentale: dominare la tecnica, padroneggiare l’arte e il gusto, seguire di persona la realizzazione del manufatto, scegliere e forgiare i materiali, cercare l’acquirente per la propria opera e stabilirne il prezzo dopo averne comunicato il valore. E ovviamente contribuire a fare in modo che, presso il grande pubblico, i mestieri d’arte siano conosciuti e riconosciuti.”
Quali
tipologie di lavoro vi impegnate a tutelare e perché?
“La Fondazione cerca di tutelare sotto ogni aspetto la trasmissione e la cultura dei mestieri d’arte. E per mestieri d’arte intendiamo tutte quelle professioni in cui, grazie all’abilità manuale dell’artigiano, si trasformano gli oggetti quotidiani in opere d’arte applicata, coniugando progettualità e manualità in una sintesi creativa d’eccellenza che si esprime nella produzione di pezzi unici.”

Artigiani e maestri d’arte in Italia

Quale è attualmente la situazione dei lavori artigiani d’eccellenza?
“I mestieri d’arte rappresentano un giacimento culturale, economico e produttivo di straordinaria importanza per il nostro Paese. Ma a questa rilevanza non è purtroppo associata una pari visibilità né una considerazione proporzionale al ruolo che i mestieri d’arte rivestono. Se da un lato stiamo assistendo a un certo risveglio dell’attenzione nei confronto di queste attività, soprattutto da quando i marchi del lusso hanno riproposto con forza la loro origine artigianale grazie a campagne pubblicitarie e di sensibilizzazione ad hoc, dall’altro non sembra esserci un raccordo forte e significativo tra mondo del lavoro, scuola, orientamento e promozione culturale.”
Cosa significa essere un maestro d’arte?
“Oggi come nel passato il mestiere d’arte presuppone talento, concentrazione, perizia, fatica e dedizione: ma oggi come ieri queste professioni sono anche in grado di portare soddisfazione e realizzazione personale, nel momento in cui l’artigiano diventa un interprete. Perché il maestro d’arte di oggi, e soprattutto quello di domani, è in primo luogo un interprete: ovvero, un professionista in grado di interpretare alla perfezione un progetto e di trasformarlo in un prodotto, usando la sua creatività, il suo talento, la sua esperienza e la sua cultura.”

Perchè  gli antichi mestieri scompaiono

Quali sono i mestieri maggiormente a rischio scomparsa?
“È difficile fare una classifica, anche perché non si dispone di dati disaggregati. Ci sono mestieri che stanno scomparendo non solo perché legati a un mondo produttivo che in certi settori si sta automatizzando e meccanizzando, ma anche perché i ragazzi sono spaventati da professioni che richiedono fatica, dedizione, studio. Ma che invece, se scelti, offrono in cambio grandi soddisfazioni lavorative, e remunerative.”
Perché
esiste questo rischio di scomparsa?
“Il rischio di scomparsa è legato a diversi ordini di problemi: da una parte il disinteresse dei giovani (Confartigianato: “artigiani e mestieri in tempo di crisi” ), che preferiscono altre carriere e non assicurano un adeguato ricambio generazionale alle botteghe artigiane. D’altra parte anche il consumatore non viene più educato a scegliere il prodotto fatto a mano, con standard elevati, insomma un prodotto di valore. A questo punto è fondamentale sensibilizzare sia i giovani che si apprestano a scegliere una professione, sia gli Italiani, che devono imparare a tributare il giusto valore ai prodotti creati dai maestri d’arte. Siamo ancora lontani, infatti, dal riconoscimento sociale che questi mestieri d’arte meriterebbero.”

Ritornare alla formazione nelle botteghe

C’è stato un cambio culturale e di approccio verso determinate tipologie di lavori che un tempo andavano per la maggiore?
“Il modo italiano di produrre eccellenza continuerà a puntare sull’unione della serietà industriale con la singolarità artigianale, combinando in modo creativo produzione e creatività. Che oggi non possono e non debbono prescindere da una forte sensibilità etica, imprescindibile dall’estetica. È però purtroppo vero che la sensibilità generale nei confronti dei mestieri d’arte va continuamente stimolata: mai come oggi abbiamo bisogno di una creatività applicata al buon senso, ma la capacità di creare va nutrita di ricerca, fiducia, libertà, tecnica, cultura. E di formazione.”
E’
una deriva che può essere arrestata? Si può in qualche modo tornare indietro?
“Per invertire il processo che rischia di compromettere la nascita di una nuova generazione di maestri d’arte non ci si può esimere dal coltivare il rapporto tra scuola e bottega, tra formazione e approccio al mondo del lavoro. Le scuole di formazione professionale sono certo fondamentali, ma il mestiere si impara a bottega: la trasmissione del saper-fare è sempre più efficace e più coinvolgente se si porta avanti quella logica di passaggio da maestro a discepolo che da sempre caratterizza la logica di atelier. La formazione ideale dovrebbe poter unire questi due fattori: la cultura che deriva da una seria formazione scolastica, che insegni anche le lingue straniere, la storia dell’arte e qualche nozione di economia aziendale, e il sapere delle mani che si impara stando in stretto contatto con i maestri.”
I
n tempo di crisi e di mercato del lavoro saturo quanto può esser utile riscoprire determinate tipologie di mestieri di un tempo?
“Di fronte ai dati che sono sotto gli occhi di tutti, sarebbe forse meglio valutare la possibilità di intraprendere professioni solide, per le quali c’è una reale richiesta: professioni certo impegnative e che presuppongono talento e abnegazione, ma che sono in grado di fornire anche tante soddisfazioni.”

Figure professionali da preservare

Quale è l’importanza, anche a livello storico culturale, di preservare determinati mestieri?
“La cosiddetta ‘eccellenza’ del Made in Italy non può fare a meno della competenza e del lavoro dei maestri d’arte: porne in discussione la presenza all’interno delle nostre filiere significa minare le basi stesse di questa eccellenza, che si è stratificata in secoli di lavoro, ricerca, impegno e dedizione. Il maestro d’arte supervisiona l’intero processo produttivo: è quindi qualcuno che ha già ben in mente come deve essere il prodotto finale, e sa come arrivarci.”
Le caratteristiche di un maestro d’arte?
“I veri maestri non hanno paura delle sfide: certo, la contemporaneità impone nuovi stili e tecniche diverse, svolte tecniche e tecnologiche impensabili fino a pochi anni fa, e spesso tempi ridotti. Ma è proprio dal dialogo tra il creativo e il maestro che nasce quel prodotto sensibile, bello, stupefacente che fa la fortuna del Made in Italy: un prodotto con un’anima. Preservare e sostenere il lavoro dei maestri d’arte significa anche preservare quest’anima, che rappresenta un vantaggio competitivo impossibile da eguagliare.

Nuovi mestieri artistici da lanciare

Quali sono i ‘nuovi mestieri d’arte del nostro tempo’ che vi proponete di individuare?
“Oltre a salvaguardare e promuovere quei mestieri creativi della tradizione che ancora garantiscono un’eccellenza indiscussa al Made in Italy, la Fondazione Cologni si propone anche di incoraggiare i giovani a intraprendere la strada di quei mestieri contemporanei che offrono interessanti opportunità di occupazione, e che coniugano il saper fare tipico della tradizione con le evoluzioni del gusto e della tecnologia. Inoltre la Fondazione mira a individuare nuovi mestieri d’arte, professioni altamente qualificate e in grado di rappresentare interessanti sbocchi occupazionali.”
Alcune professioni che rientrano tra queste?
“Rispetto all’Inma, Institut National des Métiers d’Art, che ha individuato e classificato 200 mestieri d’arte, la Fondazione considera mestieri d’arte anche quelli del settore enogastronomico, dal cuoco al vignaiolo, e quelli che sposano il sapere manuale con l’estro creativo, come il designer. Ma nuovi mestieri riguarderanno anche le arti del digitale e tutte quelle tecnologie che sposano il sapere manuale ad un altissimo contenuto progettuale e creativo, anche quando applicate ad aree più tradizionali.”

Pubblicato in Interviste

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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