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Storia della Lai, la Lega Antivivisezionista Italiana

Prosegue la nostra inchiesta per ricostruire la storia del Rifugio Parrelli ed a questo proposito parliamo della Lai (Lega Antivivisezionista Italiana), l’associazione a tutela degli animali nata nel periodo di pieno fermento animalista di fine anni ’70 e che aveva come punto di riferimento a Roma proprio il Rifugio Parrelli.
Prima associazione costituita a Roma per perseguire il bene degli animali nonché unica ad esser riuscita nell’impresa di raccogliere 350.000 firme per indire un referendum, la Lai ha portato avanti per anni il suo obiettivo avvalendosi di personalità di spicco del mondo scientifico fino alla morte di Giuseppe Parrelli, avvenuta nel 1988. Da allora tutti gli sforzi dell’associazione sono stati finalizzati al mantenimento del Rifugio Parrelli.
Dopo aver  realizzato un reportage dall’interno del Rifugio Parrelli ed aver intervistato di persona la signora Parrelli (Reportage dal Rifugio Parrelli ), ascoltiamo la testimonianza della presidente della sezione romana della Lai, la veterinaria  Antonella Corona.

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Nascita della Lega Antivivisezionista Italiana:

Signora Corona, lei ha vissuto da vicino la storia della Lai; ce la racconta brevemente?
“Si, l’ho vissuta molto da vicino perche nel ‘78 ero a Torino per l’università e la sezione torinese della Lai è stata creata proprio in quel periodo. Ricordo che abbiamo fatto diverse opere di sensibilizzazione a tappeto, anche all’interno degli atenei stessi, perché in quel periodo la vivisezione e sperimentazione su animali era un argomento tenuto quasi nascosto, non se ne parlava molto di conseguenza in pochi sapevano che questo avveniva. Fu in quel periodo che iniziarono ad uscir fuori tutte le malefatte che si praticavano nei laboratori di ricerca.”
La Lai nacque quindi con lo scopo di combattere queste malefatte?
“La Lai nasce proprio come Lega Antivivisezionista Italiana e dopo di noi altre leghe, oramai purtroppo scomparse, tipo la Lan (lega antivivisezionista nazionale) e Lav (lega antivivisezione) che invece esiste tutt’ora. Siamo nati con lo scopo di raccogliere firme per questa proposta di legge creata proprio dal presidente della Lai di allora, Giuseppe Parrelli; la proposta legge era stata firmata e presentata da un onorevole di allora del partito socialista.”
La Lai ha mai avuto legami stretti con la politica?
“No. Ci tengo a dire che noi siamo, come da statuto, apolitici ed apartitici e che chiunque ci aiuti a perseguire il nostro scopo è sempre stato ben accetto. Andiamo avanti con la nostra opera di sensibilizzazione con l’obiettivo di dibattere sempre a livello scientifico; infatti dobbiamo cercare di portare a nostro supporto sempre la scienza, a questo scopo è stato costituito anche un comitato scientifico di medici che sono obiettori di coscienza per cui utilizzano strade alternative alla sperimentazione animale.”

Lai e Rifugio Parrelli:

Qual è il vostro legame con il Rifugio Parrelli di Roma?
“La Lai ha sempre avuto il proprio rifugio personale a Roma, il noto rifugio Parrelli; ciò purtroppo ha spesso provocato invidia da parte di altre associazioni che non avendone uno hanno cercato di boicottarci in tutti i sensi e di screditarci.”
Si riferisce alle tante voci uscite sul Rifugio nel corso degli anni?
“Esattamente. Le voci sono uscite anche perché molte altre associazioni non hanno fatto altro che screditare il rifugio e gettarvi fango; e questo nonostante il fatto che dovremmo essere tutti unanimi nel portare avanti il medesimo discorso a favore degli animali. Il tutto è stato fatto purtroppo per problemi economici e di prestigio, altre associazioni non erano e non sono tutt’ora in grado di offrire i servizi offerti dal rifugio Parrelli.”
Queste voci sono fondate?
“Direi di no. Anzi è bene sottolineare che, così come sono  state messe in giro, le voci sono state ritirate; gli stessi diffamatori adesso sono i maggiori sostenitori del rifugio, hanno ritrattato tutto perché si sono resi conto che il rifugio funziona bene, ospita una quantità di animali enorme ed ha le porte sempre aperte. Il rifugio Parrelli è infatti visitabile tutte le mattine, la domenica poi c’è la possibilità di andare a prendere gli animali per portarli a fare passeggiate.”

Come opera il Rifugio Parrelli

Si è detto e scritto per anni che il Rifugio non concedeva gli animali a chi li chiedeva in affidamento. Corrisponde al vero?
“Così come gli animali bisognosi di cure o abbandonati vengono accettati con estrema facilità all’interno del Rifugio, vi è una rigida selezione nel darli in affidamento. Le voci sono state figlie anche di questo, molta gente si reca al rifugio a scegliere un cane da adottare come se stesse in un negozio di giocattoli, la signora Parrelli ha un grande spirito animalista e decide accuratamente a chi darli in adozione e a chi invece no. Anche perché nel rifugio l’animale non viene solo depositato e basta; viene anche curato, accudito, portato dai veterinari, vaccinato. Ci sono quindi spese da affrontare. Ecco perché poi quando lo si deve affidare a qualcuno si chiedono i requisiti giusti; gente che si approfitta degli animali ce ne è davvero molta. Penso a chi li prende per rivenderseli o per utilizzarli a scopo di accattonaggio.”
Che ricordo ha di Giuseppe Parrelli e della moglie che tutt’oggi porta avanti il Rifugio?
“Dei coniugi Parrelli non posso che parlarne bene. Hanno dato anima e corpo al rifugio, nato da circa 50 anni e definito più volte il migliore di Europa già diversi decenni fa; è l’unico rifugio che, anche in base ai controlli della Asl, non ha mai avuto problemi e non è stato mai costretto ad essere chiuso. Vi faccio un esempio: noi della Lai di Torino abbiamo fatto chiudere un rifugio lager con 77 cani tenuti veramente in maniera abominevole. Bene, questi cani sono stati poi ospitatati nel rifugio Parrelli, cui fanno capo tutt’oggi anche  le forze dell’ordine quando magari trovano un animale in mezzo alla strada.”

Battaglie della Lai e altre associazioni animaliste:

Quali sono state le battaglie che avete condotto con la Lai?
“Prima di tutto l’eliminazione della sperimentazione a livello didattico; mentre prima l’università era obbligata ad usare un tot numero di animali per scopi didattici, adesso non è più obbligatorio, è stato soppiantato l’uso degli animali. Prima lo si doveva fare per forza, adesso gli istituiti hanno la possibilità di scelta.”
E per quanto riguarda la cosmesi?
“Stesso discorso vale per i prodotti cosmetici; un tempo, prima di immettere un determinato prodotto in commercio, era obbligatorio testarlo sugli animali; ora ringraziando il cielo pure questo obbligo è venuto meno, viene fornita una vasta gamma di sistemi alternativi con risultati ugualmente consoni. Inoltre la Lai di Torino ha fatto abolire in passato il tiro al piccione sostituito con il tiro al piattello; il provvedimento è stato poi seguito anche da altre regioni.”
Ad oggi qual è il vostro rapporto con le altre associazioni?
“Partendo dai tempi passati, già in merito alla proposta di legge c’è da dire che le altre associazioni non hanno presentato la raccolta firme di chi si era presentato a firmare; gli elenchi sono stati distrutti. Visto questo comportamento poco serio anche nei confronti di chi era andato lì a dare la propria adesione ed a farsi autenticare la firma, noi abbiamo deciso di camminare da soli. Abbiamo presentato una proposta di legge, un referendum, e siamo andati avanti sempre da soli da soli; lo facciamo tutt’ora. E’ bene sottolineare che il rifugio Parrelli non riceve nessuna sovvenzione pubblica; andiamo avanti con le nostre forze come abbiamo sempre fatto. Questo è il motivo per il quale dicevo che non posso che parlar bene dei coniugi Parrelli; loro sono animati da uno spirito zoofilo che non ho riscontrato più in nessun’altra associazione in Italia.”

Pubblicato in Interviste

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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