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Reato negazionismo, il senatore Buemi: “ecco perchè non l’ho votato”

Nelle scorse ore è arrivato l’ok della commissione Giustizia del Senato ad un emendamento bipartisan che istituisce il reato di negazionismo inserendolo nell’articolo 414 del codice penale che già prevede il reato di apologia; in base a questo emendamento la pena per reati di negazionismo sarebbe la detenzione da 1 a 5 anni.
Accordo bipartisan come detto, con uniche defezioni quella del senatore Giovanardi (Pdl) che ha votato contro e di Enrico Buemi (Psi) che si è astenuto. Proprio il senatore Buemi, capogruppo del Partito Socialista alla commissione Giustizia del Senato, spiega al nostro giornale le motivazioni della sua astensione in materia di introduzione del reato di negazionismo.
Senatore Buemi, cosa è successo nelle scorse ore in commissione Giustizia del Senato?
“E’ stato proposto questo emendamento per sanzionare comportamenti legati al negazionismo; sul contenuto delle vicende storiche non ho nulla di rilevare, sono fatti inconfutabili. Non mi trovo d’accordo con il tipo di sanzione previsto. Ricorrere a sanzioni detentive per reati che comunque si mantengono nel campo delle opinioni e non in quello dei fatti è per me un errore. Ecco perché ho deciso di astenermi.”

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Reato di negazionismo e sanzioni:

Da che punto di vista si può parlare di errore in riferimento a queste sanzioni per reati di negazionismo?
“Per quelli che sono i princìpi liberali alla base delle democrazie occidentali è un errore prevedere la detenzione per reati nel campo delle opinioni; senza, lo ribadisco, nulla togliere alla critica ferrea a questa azione che tende a negare quanto accaduto storicamente e sancito da sentenze nazionali ed internazionali. Ritengo che non debba essere il carcere a sanzionare questi comportamenti, ma che il deterrente più efficace sia quello della sanzione economica.”
Quindi la sua è una motivazione legata anche alla libertà di esprimere la propria opinione?
“Non si possono combattere questi comportamenti con provvedimenti da regime totalitario; è ovvio che non possa essere negata l’esistenza dei campi di sterminio nazisti, è un fatto inconfutabile e fin qui siamo tutti d’accordo. Ma non si può sanzionare con pene detentive chi esprime una opinione diversa. E dietro c’è anche una questione di fattibilità concreta.”
In che senso?
“Ritengo sia un provvedimento che non porta a nulla; voglio vederlo un giudice che, in Italia, condanna a 5 anni di carcere uno che ha scritto un libro contenente teorie seppur deliranti. Dubito che questo possa accadere. E, ripeto, non sarebbe una pena giusta perché solo nei regimi totalitari, comunisti, fascisti, nazisti si bruciano i libri e si condannano gli scrittori. Al  di là delle idee giuste o sbagliate che essi propongono.”
E’ anche, quindi, una questione di effettiva applicabilità di questa norma?
“Si; ci deve essere proporzionalità delle sanzioni e concreta applicabilità delle norme previste. Ed aggiungo che proprio in questo momento in cui tentiamo di depenalizzare una serie di reati e di trovare misure alternative alla detenzione, andiamo ad introdurre un nuovo reato che prevede una pena detentiva.”

No alla pena detentiva per i negazionisti:

Senatore, vista la sua esperienza politica comprende che questa sua astensione potrebbe fare rumore ed essere strumentalizzata?
“Si, lo so bene; d’altra parte viviamo in una società che strumentalizza tutto. Ma io questa cosa non la accetto e non svolgo la mia funzione pensando che qualcuno potrebbe strumentalizzarmi; cerco di far valere le mie idee proponendo posizioni che reputo utili alla società e che concorrano a costruire una società liberale nella quale si rispettano le opinioni di tutti.”
C’è il rischio che si diffonda anche in Italia, come in alcuni paesi esteri, una cultura negazionista?
“Questo rischio c’è ed legato anche al fatto che gli strumenti di diffusione si sono moltiplicati; il processo di trasferimento delle opinioni si è accelerato notevolmente. Cosa che è positiva e pericolosa al tempo stesso. Ma ritengo che una società democratica adulta è in grado di produrre antidoti a questi comportamenti non attraverso la sanzione, che è lo strumento dei regimi autoritari, bensì attraverso la democrazia.”
E nel concreto in che modo si possono contrastare questi comportamenti?
“Attraverso la democrazia, il dibattito, la cultura; il negazionismo può far presa maggiormente sulle nuove generazioni che di questi fatti sanno poco o niente. Non su chi li ha vissuti direttamente sulla propria pelle o su quella di parenti. Ecco perché parlo di dibattito e di cultura. Vorrei che fosse chiaro che la mia non è una posizione di supporto a queste teorie deliranti; ma siamo uno stato liberale e dobbiamo difendere l’opinione. Anche quando è scomoda e contraddittoria rispetto alla realtà dei fatti. Altrimenti diventiamo un regime.”

Pubblicato in Interviste

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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