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Cannabis medica: storie di resistenza sanitaria in un libro

Il tema della cannabis medica, che abbiamo affrontato e sviscerato in tutte le sfaccettature, raccontato da chi lo conosce a fondo e ha di recente dato alla luce un libro coraggioso, che raccoglie racconti reali di gente comune che per motivi di salute ha avuto bisogno della cannabis e si è quindi imbattuta nelle molteplici difficoltà che si trovano ancora oggi, in Italia, per reperire il farmaco.
Fabrizio Dentini è un giornalista che collabora con Soft Secrets, rivista antiproibizionista olandese.
Gli chiediamo del suo libro ‘Canapa Medica: frammenti di resistenza sanitaria’ che di recente ha anche avuto modo di presentare presso l’Indica Sativa Trada, la Fiera Internazionale della Canapa tenutasi all’Unipol arena a Casalecchio di Reno.

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La cannabis e le potenzialitá mediche

Parliamo del tuo libro: da dove nasce l’idea di scriverlo e quando hai iniziato a trattare il tema della cannabis medica?
“Dal 2009 collaboro con Soft Secrets, storica rivista antiproibizionista olandese per la quale scrivevo articoli sulle conseguenze sociali del proibizionismo. Da quel punto di osservazione privilegiato (la rivista nasce nel 1985) ho cominciato a conoscere le potenzialitá mediche della cannabis e a capire che la vera ingiustizia nel nostro paese era quella vissuta sulla pelle dei malati.”
Perché parli di ingiustizia?
“Perché erano stigmatizzati in quanto la loro medicina si chiama cannabis e su questa pianta molti governi hanno costruito una discutibile politica di assimilazione alle droghe pesanti. Un giorno parlando con un editore francese, proposi di tradurre il suo libro sulla canapa medica ma questi mi rispose di non essere interessato al mercato italiano. Così decisi di scriverlo io. Un libro per il nostro paese, dove italiani di tutta la penisola condividono le loro storie di sofferenza ma anche di coraggio e speranza.”

Per quali patologie la cannabis è efficace?

Quante esperienze sei riuscito a raccogliere libro?
“Nel libro ci sono più di 60 testimonianze di pazienti, due di ricercatori italiani che lavorano negli Stati Uniti e due di medici.”
Da quello che sei riuscito ad acquisire, su quali patologie e in che modo la cannabis va ad essere efficace?
“La cannabis è efficace nella sclerosi, nell’epilessia, nel glaucoma, nella fibromialgia e nel morbo di Crohn. In piú è ottima nel dolore cronico neuropatico, come antiemetico in accompagnamento alla chemio e radio terapia per i malati oncologici. In studi su modelli animali è anche scientificamente provata la sua proprietá antitumorale, adesso bisognerebbe estendere tali risultanze anche all’uomo.”
Cos’è canapamedica.it?
Canapamedica.it è il blog che raccoglie le testimonianze presenti nel libro, ma non solo, e le offre al popolo di internet. Mi sono accorto che visto che la stragrande maggioranza dei medici non conosce nulla di cannabis il primo luogo di ricerca per i pazienti è proprio la rete. Il blog vuole essere un luogo di condivisione ed incontro dove chi cerca informazioni puó rendersi conto di non essere solo nel suo cammino ma che tante persone lo hanno preceduto e che le loro esperienze possono indirizzare altri pazienti.”

Studi scientifici sull’uso della cannabis medica

Quali sono gli studi medici più accreditati sull’uso della cannabis medica?
“Le potenzialitá della cannabis in medicina sono un filone sul quale bisogna investire immediatamente, ci sono molte evidenze positive e molti studi internazionali a quali bisogna dare sistematicitá. In particolare rispetto al dolore neuropatico farmacoresistente, sclerosi nel controllo degli spasmi, epilessia e come antiemetico gli studi sono ormai piú che riconosciuti a livello globale.”
A che punto è ad oggi, in Italia, l’iter per i malati che richiedono cure con la cannabis?
“In Italia la legge c’è dal 2007 e riconosce questa sostanza come terapeutica. Sono 10 anni e l’Italia legislativamente sarebbe anche all’avanguardia. Il vero nocciolo del problema è nella pressoché totale mancanza di curiositá intellettuale della classe medica che avrebbe il ruolo di prescrivere questo rimedio. Chi oggi si sta laureando in medicina non ha ricevuto nessuna formazione approfondita in materia e detto ciò e facile comprendere perché i medici prescrivano poco e male.”

Il business della cannabis medica

Cannabis medica e legalizzazione sono temi di grandissima attualità: c’è il rischio che qualcuno voglia mettere le mani su quello che potrebbe diventare un grande business?
“La cannabis è già un grande business ed oggi sono le organizzazione criminali che gestiscono grossa parte di questo mercato. I consumatori che producono domesticamente e per uso personale sono repressi come fossero soggetti pericolosi. Lo Stato è bipolare da un lato produce la cannabis, ma dall’altro vieta di coltivarla per uso personale. Legalizzare significa regolare, oggi non ci sono regole e la cannabis è ovunque.”
Cosa si dovrebbe fare?
“Come primo passo bisogna depenalizzare immediatamente la coltivazione personale che come scelta etica di campo si pone contro le mafie e poi ragionare su come investire i proventi della legalizzazione. Io credo che non si dovrà produrre in regime di monopolio ma aprire il mercato come negli Stati Uniti o permettere piccoli cannabis social club come in Spagna. Se dopo la legalizzazione le mafie avranno interesse a produrre cannabis, e questo è scontato, i magistrati avranno piú tempo per focalizzarsi su questo malaffare invece di perdere tempo per perseguire i consumatori-produttori. Serve una svolta culturale e il mio libro vuole andare in questa direzione di nuova consapevolezza.”

Favorevoli e contrari alla legalizzazione:

Chi è che in Italia sta remando contro e chi, invece, si sta prodigando per la diffusione della sostanza ad uso medico?
“La cannabis piú liberalizzata di così non potrebbe essere: il mercato è libero, chiunque puó fare affari al di fuori del controllo fiscale statale. Chi è contrario alla legalizzazione è complice di chi ha grandi interessi in questo settore, chi è pro si rende conto che pragmaticamente in tutti gli stati dove è stata depenalizzata e poi legalizzata i consumi sono scesi e sono piú responsabili. In Europa Portogallo e Olanda insegnano.”
Quali proposte potrebbero essere utili per il futuro?
“Secondo me dovrebbero insegnare educazione agli stupefacenti nelle scuole, dovrebbe essere obbligatorio. Non è più tollerabile lasciare i ragazzini allo sbando per le strade senza sapere che sostanze assumono, quali sono gli eventuali rischi e quali sono le caratteristiche delle sostanze. È tempo ormai di stralciare il velo del proibito che tanto spinge al consumo è tempo che lo Stato si assuma le proprie responsabilità in primis educative.”
E per quanto riguarda i pazienti?
“Tornando alla cannabis terapeutica bisogna smettere di processare pazienti che producono la propria medicina, in mancanza di un sistema adeguato che garantisca loro continuità terapeutica questo resta comunque il mezzo piú semplice per poter disporre della medicina.”

Pubblicato in Interviste

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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