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La protesta dei giovani: ‘il nostro tempo è adesso’

Un grido disperato di una generazione intera che vorrebbe dire basta ad una vita fatta di precariato e disoccupazione; è questo, in estrema sintesi, il significato di una mobilitazione nazionale organizzata a livello territoriale che si svolgerà  in diverse città il prossimo 9 Aprile e che in molti stanno sottoscrivendo riscontrandosi fedelmente nella problematica.
“Il nostro tempo è adesso”, questo lo slogan scelto per l’evento e che ne certifica fedelmente il significato intrinseco; il tempo da vivere è l’immediato poiché “la vita non aspetta”, di conseguenza avere le possibilità di condurla in maniera dignitosa dovrebbe essere un diritto per tutti, nonchè un dovere che chi ha facoltà di decidere e governare dovrebbe cercare di perseguire.Sono 14 le reti sociali che hanno lanciato la proposta che via via sta raccogliendo ulteriori sottoscrizioni; archeologi, giornalisti, ricercatori precari, sindacalisti, operatori di call center tanto per citare alcune categorie aderenti.
Tutte unite da un unico scopo. Tutte legate da una triste realtà, quella dell’attesa. Attesa (questa si) a tempo indeterminato, caratteristica peculiare di una generazione precaria che oramai vede la stabilizzazione come un miraggio difficilmente perseguibile.
Abbiamo raccolto le motivazioni della manifestazione dando voce direttamente ad alcune tra reti sociali e categorie lavorative che la hanno promossa; iniziamo da Salvo Barrano, vice presidente associazione nazionale archeologi.

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Le problematiche degli Archeologi:

“Rappresento una categoria che purtroppo ha già di per sé un altissimo tasso di precarizzazione; essendo inquadrati essenzialmente con forme atipiche o precarie di contratto spesso dobbiamo fare i conti con questi problemi. Basti pensare che il 72% della nostra categoria è formato da donne, e che esempio il 57% delle archeologhe è costretto ad abbandonare la professione in coincidenza della maternità. Ecco perché la nostra associazione incrocia il problema della precarietà, abbiamo pensato che i tempi fossero maturi per lanciare questa iniziativa.”
L’idea, come detto, nasce da una comunanza di problematiche riscontrabili in varie categorie di lavoratori: “È da anni che partecipiamo ad iniziative di protesta, ed in queste occasioni abbiamo incrociato altre associazione con le quali condividiamo purtroppo gli stessi identici problemi. Quello delle leggi che, nel nostro paese, hanno precarizzato il lavoro è un problema ormai atavico: per di più la crisi ha accentuato la situazione del mondo lavorativo quindi adesso è un momento di assoluta emergenza. Il nome della manifestazione (il nostro tempo è adesso) sta proprio a significare che abbiamo un problema nel presente; una donna che non riesce ad avere la maternità, un padre che non riesce ad avere congedi parentali nonostante versi all’Inps 1/4 del reddito rappresenta un problema del presente. Che poi si ripercuote inevitabilmente anche sul futuro.”
Quale sarà l’importanza di una manifestazione così varia ed eterogenea con molte categorie rappresentate? “L’impatto sperato è proprio questo, per la prima volta si uniscono categorie diversissime tra di loro per sostenere un’iniziativa comune o quantomeno denunciare che, così come è costruito, l’assetto sociale dell’ Italia non va bene perché penalizza le generazioni 30/40enni e chi viene dopo. La novità è proprio questa eterogeneità di categorie unite per protestare. Noi ci aspettiamo che sia la prima vera occasione perché tutti coloro che soffrono il problema della precarietà alzino la testa e partecipino all’iniziativa.”

Lavoratori dello spettacolo: mancano i finanziamenti

Altra testimonianza che abbiamo avuto modo di raccogliere è quella del mondo dello spettacolo: “la categoria dei lavoratori dello spettacolo – ci dice la rappresentante di questa categoria Ilaria di Stefano – è precaria già di suo per la natura stessa del lavoro; tuttavia in un contesto in cui la cultura viene falcidiata da tagli, le cause sono anche altre. Infatti sempre più vengono toccate figure professionali come il tecnico, l’organizzatore, i macchinisti, i parrucchieri ecc…. la situazione di stanziamenti pubblici alla cultura e spettacolo in generale è disastrosa. Non ci sono finanziamenti, alcune categorie rischiano proprio di sparire;in questo contesto la precarizzazione diventa un’ aggravante.”
Chiediamo anche a lei l’importanza di una manifestazione che raccoglie così tante e variegate categorie lavorative: “I problemi purtroppo sono comuni a molti, sarebbe il caso di pensare anche a soluzioni comuni se ci sono possibilità; precarizzazione, contratti atipici, tutte cose che purtroppo accomunano categorie molteplici e diverse. Per questo ognuno porterà un punto di vista personale del settore che rappresenta.”
La chiusura è una doverosa precisazione sul termine di ‘generazione’: “Ci chiamano giovani, anche se ormai la nostra generazione è un po’, per così dire, schiacciata: si parla di gente che ha 20, 30 o 40 anni. Una fascia molto ampia; c’è stato chi in passato è riuscito a passare tra gli ultimi fortunati garantiti, dopodichè il nulla. La nostra generazione ha provato a fare del suo meglio, ma diciamo che ci siamo trovati tutti contro visti i nefasti modi di gestire il lavoro. Per questo parlando della manifestazione, vorrei dire che più persone si coinvolgono meglio è; parlo anche dei più anziani o dei genitori. Facendo un esempio, per come vedo i miei genitori preoccupati dalla mia situazione lavorativa, penso che anche loro sarebbero molto interessati all’evento. Perché la precarizzazione dei figli si ripercuote, spesso, anche sui genitori.”

Call center: nessuna prospettiva di lavoro stabile

Un’ altra voce, tra le promotrici dell’iniziativa, è quella di  Alessandra Sacco, operatrice call center di Catanzaro e ad oggi cassintegrata (da un anno): “L’iniziativa è partita da vari generi di lavoratori e noi l’abbiamo colta vista la nostra storia, ovvero quella di un call center che ha chiuso da oltre un anno; da allora siamo in cassa integrazione in deroga senza alcuna prospettiva di rientrare a lavorare.”
Con il suo intervento ci aiuta anche a comprendere meglio come la manifestazione sarà articolata: “L’iniziativa verrà organizzata a livello territoriale, ognuno nella sua città cercherà da fare qualcosa per un problema che ormai è diventato troppo grande, colpisce tutti. Non è solo una questione di lavoro, anche chi ha il tempo indeterminato magari ha uno stipendio che non gli permette di arrivare a fine mese, è una situazione difficile per tutti.”
Quello che l’operatrice call center sottolinea è la mancanza di politiche adeguate per affrontare il problema: “Abbiamo deciso di partecipare vista la noncuranza del governo rispetto alla precarietà diffusa, il non prendersi in carico questo problema e il non saperlo affrontare nel modo giusto. Siamo stanchi di aspettare, ancor di più perchè abbiamo visto che invece di migliorare, la situazione peggiora, anzi viene ignorata.
Non è più tollerabile che così tante persone qualificate, laureate, specializzate e formate non abbiano prospettive lavorative stabili e tutelate, è umiliante ad oltre 30 anni non riuscire ad avere la propria, meritata e sudata indipendenza economica. Non è pensabile che uno stato non abbia interesse e cura del suo futuro e del futuro dei suoi cittadini, il nostro futuro è adesso e non possiamo aspettare oltre.”

Disoccupati: un problema a tutte le età

Ultima testimonianza, quella di Maria Pia Maria Pia Pizzolante al momento senza lavoro e appartenente al gruppo Arte della resistenza: “Al momento sono inoccupata, a parte qualche lavoro saltuario ma niente di fisso. Questa manifestazione è nata in maniera molto spontanea, come una scintilla; con altri ragazzi abbiamo deciso di buttare giù un appello su cose che sentiamo e viviamo sulla nostra pelle. Le risposte che ci diamo noi non riescono ad arrivare al tavolo di chi governa, né tantomeno alla stampa nazionale, dato che le storie che vengono raccontate, alla fine, sono sempre altre.”
Anche lei spinge molto sul significato dell’ iniziativa e sulla sua natura eterogenea: “leggendo lo slogan della manifestazione, secondo me, la frase più importante è ‘la vita non aspetta’; questo rende molto bene il significato. Tra l’altro vorrei sottolineare che, a trovarsi in queste condizioni, non è soltanto una generazione: andando ad analizzare a fondo infatti vediamo che si parte da sotto i 20 anni per arrivare ai 40 ed oltre.”

Pubblicato in Interviste

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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