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Pedofilia, personaggi potenti e omertà: l’omicidio di Willy Branchi

La notte tra il 29 e 30 settembre 1988, lungo l’argine del Po di Goro, è trovato il corpo di Vilfrido Luciano Branchi, detto Willy, un ragazzo di 18 anni. Lo trovano nudo, il volto massacrato con i colpi di una pistola usata nei macelli.
Cosa accadde quella notte di 29 anni fa? In quel comune in provincia di Ferrara, lo stesso che nel 2016 ha alzato barricate per impedire a dodici migranti di stazionare a Gorino, c’è chi ancora si ostina a sostenere che Willy sia stato vittima di un incidente stradale, ma la storia dell’omicidio di Willy Branchi è un’altra.

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30 anni di omertà sull’omicidio di Willy Branchi

Grossi ostacoli alla possibile risoluzione di questo caso sono stati posti dalla legge del silenzio, dall’omertà che aleggia nello spazio di Goro. Nessuno ha visto, nessuno sa. Solo negli ultimi anni, merito della tenacia di Luca Branchi, fratello della vittima, sono arrivati alla luce i primi risultati concreti, tanto che la procura di Ferrara, nel 2014, ha sciolto l’archiviazione del caso e riaperto l’inchiesta.
Se qualcuna sa parli. Aiutateci – Chiede Luca Branchi tramite la stampa locale – … Se qualcuno vuole dirci la verità, garantiamo l’anonimato”.
Forse la garanzia dell’anonimato, forse i tempi che sono cambiati, comunque, le richieste di aiuto sortiscono effetto, iniziano ad arrivare testimonianze, lettere contenenti indiscrezioni, nomi e circostanze inerenti al fatto.

Aggredito e ucciso: l’ombra della podofilia

Daniele Predieri, un giornalista del quotidiano La Nuova Ferrara, scopre che il 29 settembre del 1996 i carabinieri di Ferrara firmarono un’annotazione di servizio da Goro, mai trasmessa in procura, in cui era messo in evidenza che fonti confidenziali rivelarono l’identità del presunto assassino, quella dei suoi complici e addirittura il movente.

Riguardo quest’ultimo, Willy minacciò di rivelare i nomi dei suoi aguzzini, quelli che abusavano di lui sessualmente in cambio di denaro, e fu messo a tacere.
Rileggendo gli atti dell’epoca, secondo l’esame autoptico condotto dal Dott. Giovanni Pierucci, è decisamente escluso il caso dell’incidente stradale: Willy fu aggredito da una o più persone, tentò di difendersi, procurandosi lesioni alle dita della mano destra, e di scappare, ma una serie di pugni, afferramenti, prese per il collo e compressioni con un laccio assai ampio impedirono al ragazzo di fuggire.
Questa prima fase dell’aggressione non portò alla morte, bensì a un’attenuazione della sua resistenza. Willy fu ucciso da una furia contusiva attuata con una pistola da macellazione.
Le ritrovate testimonianze forniscono indicazioni precise e importanti, convogliando tutto sulla pista della pedofilia.

Quell’uomo che guardava con insistenza Willy:

Quel pomeriggio incontrai Willy nella zona del porto. Si fermò a salutare me e mio figlio. Lo conoscevo bene… – A parlare è una donna, continua raccontando che due uomini iniziarono a girare lì attorno – …
Uno a piedi si fermò e si trattenne volutamente con noi, un secondo uomo passò invece più volte in bicicletta guardando ripetutamente Willy, fece il giro sull’argine e ripassò ancora, e poi ancora. Stesso giro e stessi sguardi, finché scese dalla bici e guardò con insistenza il ragazzo, facendolo addirittura arrossire.
A quel punto mi insospettii e chiesi a Willy se lo conoscesse e cosa volesse da lui. Mi rispose che non aveva niente a che fare con lui e che avrebbe chiesto aiuto al fratello Luca, se qualcuno gli avesse fatto del male. Quell’uomo cercava sicuramente Willy e si è fatto notare in tanti modi
…(Testimonianza resa al giornalista Giuseppe Rinaldi, Chi l’ha Visto).

Pervertiti e pedofili, ma persone potenti

L’uomo che guardava Willy con insistenza avrebbe abusato anche di un altro minorenne e avrebbe fatto parte di un giro di pervertiti composto da persone potenti che hanno cercato di falsare la scomoda verità sull’omicidio.
Lo sa quanti ragazzi all’epoca sono stati violentati dai pedofili e oggi non parlano? Tanti, mi creda. Qui, tra Goro e Gorino, quei maledetti hanno fatto un macello… Ti compravano con soldi o una maglietta, a volte qualche minore veniva portato ai lidi o in città a fare shopping per poi subire violenze…
Uno di quelli
(fa nome e cognome, ndr) mi invitò a cena. Io avevo 15 o 16 anni. Mi disse che mi avrebbe fatto regali, un profumo, 50mila lire. E poi cominciò ad allungare le mani, a toccarmi… Ma io rifiutai, non volevo mi toccasse e minacciai di dire tutto ai miei. Così mi portò a casa e mi lasciò in pace…”.

Li violentavano in campagna, dove nessuno li vedeva

Questa seconda testimonianza, pubblicata su Il Resto del Carlino del 2 maggio 2016, è stata rilasciata da un uomo che nel 1988 era un ragazzino, uno come Willy, uscito fortunatamente indenne dall’inferno pedofilia: continua:
Li aspettavano fuori dal bar, li adescavano e li portavano dove volevano. Li violentavano in campagna, dove non potesse vederli nessuno… Ci giocavano… (Willy era) Un ragazzo fantastico, tutti gli volevano bene. Era molto ingenuo e ciò l’ha pagato a caro prezzo. Quelli approfittavano di lui, ci giocavano (fa altri nomi, ndr) …
Personaggi conosciuti all’epoca e tutti con molti soldi… Willy girava sempre con il portafoglio pieno e gli piaceva vestire alla moda. Ma come faceva a permettersi questo? Lui non ne parlava mai, era riservato e diceva che quei regali arrivavano dalla zia…
Il delitto di Willy è come un delitto di mafia… Quel corpo è stato lasciato sotto il cartello di Goro non per caso: quella era un’infamia per l’intero paese
”.

Come un delitto di mafia: il corpo lasciato sotto il cartello del paese

Ad oggi, sono indagati per falsa testimonianza due uomini, l’ex parroco di Goro, ora nel padovano, don Tiziano Bruscagin e Carlo Selvatico, 77 anni. Inizialmente sentiti solo come testimoni, avrebbero reso dichiarazioni false sui fatti.
Don Bruscagin affermò di non essere a conoscenza né dei nomi né delle circostanze inerenti al delitto, cambiando poi posizione nel 2014:
Quando è venuto qui l’avvocato della famiglia (Simone Bianchi) per le sue indagini ho strappato un foglio in due parti e gli ho detto: facciamo che lei scrive il nome che sa e io scrivo il mio e poi lo confrontiamo. Era lo stesso, ovviamente. Perché quel nome girava e gira ancora oggi sulle bocche di tutti, in paese. L’hanno detto anche a me, all’epoca. Ma la verità è che a Goro sono omertosi e glielo dice uno che li conosce bene. …” (Corriere della sera, corriere.it, novembre 2014).

Dopo 29 anni sarà celebrato un processo

Salvatico avrebbe riferito a terze persone particolari riguardo l’omicidio di Willy Branchi poi, sotto falso nome, si sarebbe informato sullo stato della nuova inchiesta e sui risultati delle intercettazioni in corso, per paura di essere arrestato.
Le persone cui Salvatico ha riferito nomi e fatti, interrogate dagli inquirenti, hanno confermato quanto appreso dal settantasettenne, che di fronte al magistrato ha però negato tutto, avvalendosi della facoltà di non rispondere:
Mi sono avvalso della facoltà di non rispondere. Perché mi hanno convocato? Non lo so. Io Willy Branchi anche se abitavamo a Goro non lo conoscevo e non mi interessa se è morto un ragazzo di 18 anni” (La Nuova Ferrara).
Dopo 29 anni, per l’ omicidio di Willy Branchi, quel ragazzo di 18 anni, sarà celebrato un processo. La richiesta di citazione a giudizio per Carlo Salvatico, l’ultimo, in ordine di tempo, ad essere stato imputato di falsa testimonianza, è stata firmata dal pm Giuseppe Tittaferrante; rimane ora solo da attendere che il tribunale stabilisca una data e che la giustizia proceda.

Pubblicato in Misteri di Cronaca Nera

Scritto da

Alessandra Verducci

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