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Giornalismo investigativo e Data Journalism in Italia

Il giornalismo attuale è in costante evoluzione dato il passaggio da un sistema editoriale – informativo classico ad uno nuovo sempre maggiormente incentrato su web e new technology.
Una deriva che pare ormai inesorabile, anche se qualcuno potrebbe obiettare che si ha pur sempre a che fare con un background culturale, quello italiano, non molto avvezzo ai cambiamenti e con un sistema professionale, quello del giornalismo, ancora troppo legato ad interessi corporativi ed al mantenimento di vecchi privilegi.
Malgrado ciò intorno alla professione del giornalista un seppur minimo fermento, legato all’utilizzo delle nuove tecnologie, si registra; e con esso nascono nuove idee e s sviluppano ulteriori competenze.
Il Data Journalism è senza dubbio tra queste; si tratta di un giornalismo molto tecnico e strettamente basato su dati che si avvale in maniera consistente di database, mappe digitali, e software utili a districare la grande matassa di informazioni cui si imbatte chi effettua una ricerca.

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Cosa si intende per Data Journalism:

In sostanza un modo molto tecnico di fare giornalismo e che, in quanto tale, richiede conoscenze specifiche; informatiche, vista la mole di dati ormai fruibili in formato digitale ed il sempre crescente utilizzo di internet per effettuare ricerche, ma anche di altro genere. Ne parliamo con Leonida Reitano, ricercatore universitario Presidente dell’Associazione Giornalismo Investigativo (Agi) ed esperto di Data Journalism.
Cosa è esattamente il Data Journalism?
“Il Data Journalism è una tipologia di giornalismo investigativo nato nel mondo anglosassone che si basa sull’utilizzo di una grande quantità di dati e di software per analizzarli, fare elaborazioni indipendenti e controanalisi rispetto a quelli che sono i risultati ufficiali. Utilizza una serie di strumenti informatici, dei software, che consentono l’ elaborazione e la  visualizzazione dei dati.  È quindi necessario possedere una conoscenza tecnica specifica.”
In cosa differisce tutto ciò rispetto all’approccio classico al lavoro di giornalista?
“Il Data Journalism è un’implementazione e non esclude altre competenze ordinarie del giornalista, quali capacità di fare interviste, accedere a dati o a fonti confidenziali. È quindi uno strumento molto potente in aggiunta a quelli ordinari della professione.”
È quindi inesatto parlare di una nuova strada del giornalismo?
“Non si parla di dove sta andando la professione, ma di nuove competenze da affiancare alle classiche.”

Data Journalism e inchieste giornalistiche:

Come può cambiare l’impostazione di un’inchiesta giornalistica con queste tecniche?
“Una buona inchiesta giornalistica non è mai il lavoro di una sola persona; il Data Journalist passa ¾ del suo tempo dietro una tastiera del computer e fa il lavoro prezioso dietro la scrivania, nessuno impedisce che egli possa essere affiancato da qualcun’altro che vada direttamente sul campo. Si può fare un’inchiesta controelaborando un dato o esercitando direttamente sul campo.”
Qual è il valore aggiunto di questo approccio basato su una grande quantità di dati?
“Che viene ribaltata la concezione ordinaria del giornalista quale professionista che fa reporting di qualcosa che già gli è stato dato; grazie a queste metodologie invece il giornalista non è più semplicemente il fruitore di dati emessi ad esempio dalla Pubblica Amministrazione o da fonti istituzionali, me ne diventa l’elaboratore. E può verificarne errori oltre che eventuali omissioni maliziose.”
Facciamo un esempio concreto per comprendere meglio
“Ammettiamo che io abbia i dati sul rapporto che intercorre tra numero di immigrati e numero di reati commessi e magari quel dato in percentuale  sostenga che vi è un maggiore propensione criminale nella popolazione immigrata; se io disaggrego il dato posso magari scoprire che, ad esempio, su quindici comunità presenti in Italia solo due sono quelle con un tasso di reati commessi molto alto. Quindi posso operare dei distinguo ed evidenziare se queste comunità hanno problemi specifici legati a determinati fattori. In sostanza è possibile smontare un dato precedentemente fornito in maniera sintetica.”

Utilizzo di software nel Data Journalism:

Torniamo all’utilizzo dei software ed alla necessità di una preparazione tecnica accentuata
“Quella del Data Journalism è una specializzazione molto particolare legata giocoforza a competenze informatiche sulle quali non si può essere imprecisi; i software utilizzati cambiano spesso e si deve essere reattivi. Tra quelli maggiormente utilizzati vi è ad esempio Google Refine, software gratuito messo a disposizione da Google per consentire la normalizzazione dei dati tramite aggregazione o disaggregazione di questi. Al riguardo, per un buon Data Journalist non sarebbe male avere anche altre competenze come ad esempio quelle  statistiche.”
Perché il modello di Data Journalism stenta a prendere piede in Italia?
“Come sempre il nostro è un paese conservatore e gerontocratico in cui esiste una casta di anziani che blocca il sistema: il vecchio modello editoriale è morto, ma gli editori sono sempre più interessati a nuovi formati di giornalismo che possano creare un nuovo modello editoriale più interessante.”
Quindi giornalisticamente parlando l’Italia è un paese arretrato?
“Direi di si; tanto da un punto di vista editoriale quanto da uno giornalistico degli ordini professionali. E questo stallo, come anche per altri campi di interesse del nostro paese, lo stanno pagando i più giovani.”

Il giornalismo di inchiesta in Italia:

Parlando specificamente di giornalismo investigativo e di inchiesta qual è il quadro del nostro paese?
“Molto diverso dal modello anglosassone ad esempio, che si basa sull’ indipendenza; lì il bravo giornalista investigativo non è chi fa l’inchiesta, ma chi la fa in maniera più indipendente possibile dalle fonti.  Da noi prevale il tipo confidenziale, frutto magari di una rubrica telefonica ben fornita con numeri di magistrati, agenti dell’intelligence, polizie nazionali ecc…”
Il che è una diminutio nell’ambito di un’inchiesta?
“Nel caso di fonte confidenziale è legittima la domanda se io stia servendo, coscientemente o no, gli interessi di una fazione;  perché le fonti non regalano informazioni per spirito civico, ma lo fanno per raggiungere determinati obiettivi che non sono necessariamente quelli del giornalista. Io come giornalista di inchiesta avrei il dovere di spiegare al pubblico se quel tipo di informazioni che offro nell’inchiesta è frutto di mia attività personale o di una fonte confidenziale.”
Un’inchiesta basata su una serie di informazioni di tipo confidenziali rischia di perdere autorevolezza?
“L’indipendenza dalla fonte è un punto cardine che separa il giornalismo confidenziale dal giornalismo investigativo; noi in Italia abbiamo per l’80% giornalismo confidenziale, che rischia poi di diventare giornalismo funzionale ai poteri. Il giornalista diventa, magari anche inconsapevolmente, strumento del potere. Per questo è necessaria l’acquisizione indipendente delle informazioni ed il saperle analizzare; e qui torniamo al Data Journalism. Perché se non sei in grado di analizzare i dati in maniera indipendente, rischi sempre di doverli andare a chiedere a qualcuno.”

Pubblicato in Interviste

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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