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Sos Stalking: avvocati contro femminicidio e violenza di genere

Il primo passo da fare è chiedere aiuto. Riconoscere la violenza in quanto tale e cercare di uscirne. È vero, può essere un cammino pieno di insicurezze e difficile da affrontare da sole. Ecco perché esistono professionisti che possono aiutare e sostenere le donne, assistendole sia legalmente che psicologicamente.
Abbiamo parlato di questo con l’Avvocato Lorenzo Puglisi, specializzato in diritto di famiglia e diritto minorile. Presidente dell’Associazione per la difesa della donna “Sos Stalking” dal 2012 Lorenzo Puglisi è promotore di Family Legal: studio legale all’avanguardia dedicato al diritto di famiglia.

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L’associazione Sos Stalking:

Avvocato Puglisi, lei è Presidente di Sos Stalking. Di cosa si occupa la sua associazione?
“Tutto è nato per una scommessa. Siamo avvocati che si occupano di diritto di famiglia quindi nel nostro quotidiano, riceviamo e assistiamo vittime che hanno problematiche endofamiliari. Abbiamo deciso di creare un nuovo canale di comunicazione tra professionisti che si occupano di questi temi e le persone che vivono e soffrono di queste problematiche. Da qui l’idea di un portale web Sos Stalking che con il tempo si è trasformato in una associazione prima e nello sportello della Provincia di Milano poi.”
Come opera questa associazione?
“La sinergia è nata tra un gruppo di avvocati di cui io sono portavoce e un gruppo di psicologi. La nostra insomma è una azione combinata. A seconda delle varie casistiche, riceviamo le vittime o attraverso lo psicologo o l’avvocato e a quel punto individuiamo fragilità e eventuali esigenze di un supporto psicoterapeutico. Prima di affrontare un processo o una querela bisogna arrivarci preparati. Non tutti hanno risorse psicologiche per affrontare le vicissitudini di un giudizio. Ci sono casi in cui la presenza dello psicologo è fondamentale. E da qui nasce la nostra esperienza come Sos stalking che poi negli anni ha preso tante direzioni e prosegue la sua attività di sensibilizzazione non solo sul tema dello stalking ma anche del femminicidio e della violenza di genere.”

Il reato di Stalking: di cosa si parla

Una idea molto interessante e utile è quella di una app gratuita contro lo stalking. Ci spiega come funziona?
“Quando è stata progettata era un prototipo senza simili. Noi di Sos stallking siamo stati i primi a inserire su Apple Store e Google play, che sono le piattaforme download di app più note, questo tipo di strumento. Funziona facilmente come app di geo localizzazione, per cui in qualsiasi zona si trovi la donna, può accedere a questa app che individua i centri violenza o le questure più vicino a sé, contattarle direttamente dall’app o mandare richieste di aiuto immediato agli addetti del settore”.
Quante sono le donne vittime di stalking?
“Lo stalking è un reato disciplinato dall’art.612 bis: atti persecutori. Il termine che in inglese significa fare le poste a una vittima, in italiano è stato tradotto dai legislatori in atti persecutori. Che cosa sono questi atti? Sono comportamenti reiterati nel tempo come minacce o molestie a danno di una vittima. Ma non si ferma qui il testo della norma perché è necessario che affianco a questa condotta vi siano conseguenze tipizzate. Un esempio è il cambio delle proprie abitudini di vita e il cambio del numero di telefono per l’incolumità del soggetto e di chi lo circonda. Tutte cose che vanno a ledere e intaccare la serenità del quotidiano.”

I numeri sullo Stalking in Italia:

I numeri legati allo stalking sono in aumento?
“Quanto ai numeri è molto difficile fare delle stime. Dal 2009 – anno in cui è entrata in vigore la legge- il fenomeno ha subito un crescendo, non tanto per l’aumento dei reati quanto per la maggiore consapevolezza che le vittime hanno di essere oggetto di una condotta illecita e l’aumento rispetto a dieci anni fa di denunce e querele. Non tutte le vittime denunciano, spesso una querela viene ritirata. Quindi fare delle stime precise è impossibile perché molti di questi reati vengono sottaciuti e non puniti.”
Le donne quindi hanno ancora paura a denunciare il loro persecutore?
“Esatto. E tra l’altro non si tratta solo di paura ma anche di consapevolezza della difficoltà della macchina giudiziaria di impedire nuove condotte a danno delle vittime. Noi da anni ci spendiamo per una integrazione del testo di legge che individui un percorso terapeutico per lo stalker. È normale che se lo stalker è un soggetto fragile con particolari patologie una denuncia non risolve la cosa. Bisognerebbe aiutarlo anche in concerto con la Asl e il consultorio di zona”.

I figli del femminicidio: un’altra piaga

Qualche anno fa si parlava anche di braccialetto elettronico, che fine ha fatto?
“Attualmente sono in uso poco più di duemila braccialetti. Purtroppo è uno strumento mai decollato, nonostante in altri paesi europei come l’Inghilterra e la Francia sia in uso e abbia sgravato notevolmente l’attività delle forze dell’ordine. Perché è sotto gli occhi di tutti che potrebbe risolvere tanti problemi, non ultimo quello del controllo sui soggetti agli arresti domiciliari o di una ordinanza restrittiva, che prevede il divieto di avvicinamento a una vittima. È chiaro che con il braccialetto sarebbero più facili anche solo la verifica e il controllo”.
Le seconde vittime dei femminicidi sono i figli, il più delle volte orfani sia di madre sia di padre. Esiste un fondo o una legge ad hoc che possa assistere questi ragazzi in qualche modo?
“Attualmente a livello nazionale non esiste una legge che regolamenti questa categorie di persone come non esiste un fondo equivalente a quello delle vittime di terrorismo o mafia. Esistono delle iniziative locali da parti di alcune Regioni che hanno destinato alle vittime vari fondi per l’istruzione o per la sanità. Ripeto, manca ancora la risposta strutturale e la piena consapevolezza da parte del nostro legislatore della necessità di intervenire.” Quali sono le problematiche maggiori che incontrano questi ragazzi? “Le vittime di questo abbandono vivono con fragilità psicologiche enormi. Hanno un vissuto di sofferenza che non gli consente di poter crescere serenamente. In alcuni casi si ritrovano anche economicamente contingenti perché non tutti hanno una famiglia che li sostiene, anzi c’è il rischio anche di finire nelle case famiglie. Sì, una riforma sarebbe doverosa e necessaria.”

Per qualsiasi informazione: www. Sos- stalking. It

Pubblicato in Interviste

Scritto da

Diletta Della Rocca

Calabrese, testarda e con la passione per il giornalismo.

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