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Fondazioni Lirico-Sinfoniche: il decreto della discordia

Il controverso decreto legge del Ministro dei beni Culturali Sandro Bondi in materia di riforma delle Fondazioni lirico-sinfoniche non cessa di dar vita a polemiche e punti di vista opposti.
Al teatro dell’Opera di Roma si sono radunati nella giornata di ieri Lunedì 17 Maggio centinaia di lavoratori dello spettacolo per protestare contro tale decreto, nei giorni precedenti le fondazioni nazionali avevano scioperato in vista delle “prime teatrali” creando disagi anche per gli utenti finali, i sindacati del settore continuano a promettere una fiera opposizione per evitare che tale decreto entri in vigore.
Insomma, una situazione piuttosto caotica. Ma cosa prevede di preciso il decreto legge del Ministro Bondi firmato lo scorso 30 Aprile dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano?

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Il decreto sulle Fondazioni liriche sinfoniche:

Il provvedimento mira ad un riordino del settore che, secondo il Ministro, è indispensabile per fornire risposte alla situazione di grave crisi in cui versano le principali strutture italiane. Il riferimento è chiaramente alla parte economica di questo settore, che risulta essere in forte deficit, nonché agli eccessivi costi del personale che assorbono da soli una gran parte dei Fus (Fondo Unico per lo Spettacolo).
Il Ministro prevede un riordino piuttosto rigido con un funzionamento più razionale delle Fondazioni liriche sinfoniche, che ricordiamo essere 14 in tutta Italia, mentre i sindacati si oppongono ad un provvedimento che prevede forti penalizzazioni per i lavoratori e molti punti controversi; tra questi, precarizzazione, blocco dei contratti a tempo indeterminato fino al 2012, limite delle assunzioni a partire dal 2013, riduzione del 50% del trattamento economico aggiuntivo, possibilità per soggetti privati di avere un forte ruolo all’interno dei singoli Consigli di Amministrazione.
Il tutto stabilito senza aver accennato ad una minima contrattazione con i lavoratori o con i sindacati. Detto delle molte proteste che si stanno susseguendo negli ultimi giorni, abbiamo ascoltato il parere  della Fials – Cisalc, il sindacato autonomo maggioritario dell’area artistica su tutto il territorio nazionale, attraverso due suoi rappresentanti: Antonio Barbagallo e Paolo Cutolo.

Blocco assunzioni e tagli agli stipendi:

Parliamo di questo decreto: sono piovute critiche da più parti. Da cosa è dipeso?
“Si tratta di un decreto piuttosto controverso, intanto perché affronta l’ argomento senza un dibattito parlamentare nè consultando i sindacati; è una materia difficile e delicata per essere regolamentata con un decreto. Il risultato è stato un’accozzaglia di articoli anticostituzionali che vilipendono i lavoratori; e la cosa più grave è che va a colpire soltanto i lavoratori stessi. Si parla di debiti e deficit, ma non viene colpito nessuno degli amministratori che ha firmato i bilanci in rosso, solo i lavoratori pagano. Se alcuni teatri chiudono in pareggio ed altri in passivo, forse, vuol dire che non è tutto il sistema a non funzionare, ma solamente qualche singolo.”
Parlate di punti anticostituzionali: a cosa vi riferite in particolare?
“Si, vi sono punti assolutamente anticostituzionali come ad es. l’articolo 1, nel quale viene addirittura ribaltata la gerarchia delle fonti; con una serie di passaggi legislativi vengono in sostanza cassate alcune leggi con il risultato che diverse persone verranno precarizzate, chi aveva un contratto di lavoro a tempo indeterminato, si ritroverà improvvisamente in mezzo ad una strada. Poi l’abbassamento della soglia della pensione dai 52 ai 45 anni con il contemporaneo blocco delle assunzioni, che porterà ad una sostanziale riduzione del personale. Non riusciamo a capire come il Presidente della Repubblica abbia potuto firmare un decreto simile.”
Entrando nello specifico, quali sono i punti che penalizzeranno maggiormente i lavoratori?
“Viene introdotta una norma che prevede il blocco delle assunzioni fino al 2012 e che, a decorrere dal 2013, le assunzioni dovranno essere comunque limitate; questo porterà ad un’ulteriore contrazione occupazionale. Veniamo da una legge del 2005 che ha limitato l’assunzione a tempo indeterminato e che ha già svuotato i teatri. Per non parlare della riduzione del 50% del trattamento economico aggiuntivo: noi abbiamo 2 grosse voci nella busta paga, il contratto nazionale ed il contratto aziendale, ossia vi è una paga uguale per tutti in tutta Italia, e poi localmente i teatri riconoscono ai lavoratori una paga aggiuntiva, che alla fine è quella che fa la differenza e ci fa guadagnare uno stipendio normale. Bene, quest’ ultima voce verrà dimezzato del 50% fino a quando non verrà sottoscritto un nuovo contratto nazionale di lavoro, che comunque sarà alle loro condizioni. Chi ha famiglia o un mutuo e si è ritagliato di conseguenza una vita su misura si troverà in una situazione drammatica.”

Fondazioni: i privati nei cda

Per quanto riguarda la possibilità per i privati di avere un ruolo sostanziale nei Consigli di Amministrazione cosa ci potete dire?
“Vi è un passaggio che introduce l’obbligo di mettere all’interno del CdA delle fondazioni, rappresentanti di aziende che sponsorizzano le fondazioni stesse; in sostanza vuol dire che i teatri verranno amministrati dai privati, lo sponsor che metterà più soldi avrà più esponenti all’interno del CdA. Fino ad oggi vi era un tetto dell’ 8% per essere rappresentata da gruppi esterni, adesso questo viene a cadere con il risultato che rischiamo di avere all’interno delle fondazioni gente che non ha niente a che fare con questo mondo.”
I sindacati non sono mai stati interpellati su questo decreto?
“I sindacati non sono stati ricevuti se non dopo la firma del Presidente della Repubblica, e questa è una cosa veramente strana; soltanto allora il Ministro ci ha ricevuti, si è presentato salvo poi lasciarci immediatamente con il suo segretario generale anche perché non so fino a che punto Bondi sia competente in materia di fondazioni lirico sinfoniche. Alla fine un nulla di fatto poiché loro sono rimasti sulle loro posizioni ed i sindacati chiaramente non possono accettare una legge simile che andrebbe riscritta completamente. L’unica cosa di positivo è che il decreto da quanto ci hanno detto non sarà blindato e che quindi le forze parlamentari potranno intervenire; speriamo lo facciano in maniera efficace.”
Vi accusano di assorbire il 70% dei fondi Fus (Fondo Unico per lo Spettacolo). Cosa rispondete?
“C’è questo attacco ossessivo verso i lavoratori accusati di assorbire il 70% dei finanziamenti; però si dimenticano di dire che noi siamo la merce e per certi versi il prodotto finito di questo mondo. Noi non siamo solo la forza lavoro, siamo anche il prodotto stesso. Il decreto Bondi colpisce solo i lavoratori; la chiamano riforma ma non va a riformare proprio nulla, è un semplice taglio. Un po’ come hanno fatto con la scuola; hanno parlato di riforma scolastica ma in sostanza hanno solo tagliato il personale. Per questo siamo in sciopero; tutti i teatri hanno scioperato in occasione della prima, ora stiamo tentando di fare manifestazioni alternative che non colpiscano direttamente il pubblico, perché questo ci dispiacerebbe molto. E’ chiaro che non è facile riuscire a trovare manifestazioni efficaci e nello stesso tempo non andare a colpire la gente; purtroppo in Italia se non si fa un po’ di rumore non ottiene niente.”

Opera: un settore da riformare

Siete consapevoli comunque che il settore andrebbe riformato?
“Ammettiamo che ci sono anomalie enormi e che il sistema è un sistema antico; noi come sindacato non ci siamo mai tirati indietro, siamo disposti a rivedere ed aggiornare alcuni passaggi. Quando però viene fatto un intervento così violento facendo saltare stipendi ed occupazione è chiaro che il sindacato si deve arroccare e deve intervenire, poiché il suo obiettivo è la difesa proprio di salario ed occupazione.”
Avete avuto l’appoggio di diversi esponenti del mondo della cultura. Come giudicate questo fattore?
“Significa che il decreto è effettivamente un provvedimento quantomeno inopportuno: basti pensare che lo Stesso Zeffirelli, uomo notoriamente di area Pdl, ha criticato pesantemente Bondi per la sua riforma.”
Quali ripercussioni potrebbe in futuro avere una legge simile?
“Avere un’ orchestra di precari e di persone che alla fine dovranno trovare un secondo lavoro per mantenersi sarebbe un problema, la qualità andrebbe a farsi benedire. Ci sarebbero inoltre forti problemi per il futuro, nessun ragazzino sarebbe più invogliato a studiare, nessun genitore sarebbe più disposto a spendere migliaia di euro magari per acquistare uno strumento musicale per poi avere un figlio precario. Le prospettive vanno quindi viste da qui a 10, 15 anni.”
Per concludere, in quanto esponenti della Cultura vi sentire rappresentati dal Ministro attuale?
“Assolutamente no, non ci riconosciamo proprio nella sua figura; basti pensare che stiamo parlando di una persona che ha affidato il restauro degli Uffizi ad un parrucchiere, un ingegnere siciliano con un’attività di coiffeur; o che ha trasformato in un mercato all’aperto gli scavi di Pompei. Secondo noi è un Ministro che sta inanellando una serie di gaffes mostruose.”

Pubblicato in Interviste

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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