Seguici su:

Misteri di Cronaca Nera

Letto 6573 Volte
Condividi

L’omicidio di Milena Sutter e il ‘biondino’ della spider rossa

Affondare, annegare, sotterrare. Queste le parole scritte, come un appunto, un promemoria, sul bordo di un foglietto, poi, l’attrezzatura da sub, l’atteggiamento da maniaco nei confronti delle donne, il suo essere strano e quelle testimonianze della gente circa una spider rossa, vista più volte davanti alla Scuola Svizzera, guidata da un biondino, un tipo magrolino.
Tutti indizi che portano dritti a Lorenzo Bozano, il biondino della spider rossa, come fu poi soprannominato, che biondo però non era e tanto meno magrolino, condannato per il delitto della tredicenne Milena Sutter, rapita a Genova il 6 maggio del 1971, soffocata e poi occultata sul fondo del mare, sulla base di 23 indizi e nessuna prova di colpevolezza.

Pubblicità

Chi era il biondino della spider rossa?

Ma chi è il biondino della spider rossa? “Bozano faceva parlare di sé perché era un ragazzo un po’ strano … Era un megalomane e anche un mitomane, però, fino a quel momento lì non aveva mai fatto niente di male, se non questa aurea di stranezza che si portava dietro. Lo sentivo spesso raccontare a scuola, lui era qualche anno più grande, e raccontavano che lui aveva studiato un mezzo, con una specie di canna e uno specchietto, per guardare sotto le gonne delle ragazze. E’ una certezza che andava sotto le scale della Rinascente per vedere sotto le gonne. La storia dello specchietto è vox populi, una diceria popolare, non so se poi sia vero
(da un’intervista a Luigino Puppo, cronista del Corriere Mercantile, quotidiano locale di Genova, chiuso il 24 luglio 2015).

Ragazzo della Genova bene amante della bella vita:

Bozano, nel 1971, ha 26 anni, ama la bella vita, i soldi, apparire. Fa parte della Genova bene, alla lontana, è anche imparentato con una nota famiglia di armatori genovesi.
Da sempre ribelle, non gli piace la disciplina e quindi la scuola, spesso è nei guai con la legge e affidato ai servizi sociali: porto abusivo di armi, furti, compiuti anche nella propria casa, tanto che il padre lo caccia e va a vivere in una camera in affitto.
Difficoltà, quindi, caratteriali e comportamentali, che Bozano ha anche nella ricerca di un lavoro. Tenta varie strade, prova a fare il paracadutista, si catapulta nel mondo della pubblicità, in quello dei concorsi di bellezza e, alla fine, approda all’editoria.
Mette insieme un catalogo di pesca subacquea, pubblica due edizioni poi, pieno di debiti, non paga né i tipografi né i fornitori, fa finire tutto qui.

La saga dei rapimenti per estorsione:

Premessa: pochi mesi prima, nell’ottobre del 1970, sempre a Genova, era stato sequestrato un ragazzo di 19 anni, Sergio Gadolla, per opera del gruppo di estrema sinistra XXII Ottobre.
Lo scopo del rapimento era estorsione. Il riscatto, 100 milioni, fu pagato e il ragazzo liberato. Proprio in questo periodo, iniziano a farsi conoscere i sequestri di persona, che diventeranno, negli anni immediatamente successivi, una vera e propria organizzazione industriale: 654 quelli attuati dal 1969 al 1999, di cui 71 finiti male, con la morte o la scomparsa del sequestrato.
Ma nel maggio del 1971, la feroce saga dei rapimenti a scopo di estorsione era ancora un po’ nascosta, agli albori, impensata. Quando spariva qualcuno, soprattutto se si trattava di un bambino, l’immaginario collettivo era colpito più che altro dall’idea di un rapimento a sfondo sessuale, dall’idea del maniaco che ruba ragazzini per i propri vizi privati.

Milena Sutter: figlia di un facoltoso imprenditore

Quando fu rapito e poi ucciso il piccolo Ermanno Lavorini, nel 1969, a Viareggio, si puntò subito il dito su un misero giro di pedofilia, le indagini si mossero primariamente in quella direzione, si trattava invece di un gruppo di estrema destra che architettò il sequestro per l’acquisto di armi e la fabbricazione di bombe.
Anche nel caso di Milena Sutter, è ipotizzabile che si sia pensato subito a un movente sessuale, bella, alta, socievole, apparentemente più grande della sua età, indirizzando così le ricerche in quel senso.
Si cercava un maniaco, non un sequestratore. L’analisi dei fatti, però, portò presto a tenere conto anche dei moventi meno scontati: sequestro a scopo di estorsione o di matrice politica.
Milena, va ricordato, era la figlia di Arturo Sutter, morto nel 2015, facoltoso imprenditore a capo dell’omonimo gruppo industriale, tutt’oggi attivo, dedito alla realizzazione di prodotti per la pulizia della casa.

La scomparsa di Milena quel 6 maggio 1971:

Genova, 6 maggio 1971. Ore 17:00. Milena esce dall’istituto internazionale di Via Peschiera. Ha fretta. A Villa Sutter, in Viale Mosto, dove abita, c’è un insegnante che la aspetta alle 17:30, per una lezione privata di latino.
Un compagno di scuola la vede attraversare la strada verso le scale che portano giù, in Via Gropallo, dove c’è la fermata degli autobus che riportano gli studenti a casa. Un secondo compagno, poi, da Via Gropallo, nota Milena alle sue spalle che scende le scale di corsa.
Il ragazzo, distratto dall’autobus che è appena passato e che non ha fatto in tempo a prendere, si gira, quando torna a guardare verso Milena lei non c’è più, è sparita. Che fine ha fatto? Lì, a Villa Sutter, Milena non è mai più arrivata.

“Se vuole rivedere viva Milena….”

Dopo le prime ore di attesa e le telefonate fatte a parenti e amici, alle 21:00 di quel 6 maggio, Arturo Sutter si reca alla squadra mobile di Genova per denunciare la scomparsa della figlia.
Ma la polizia non si allarma subito, pensa ad una scappatella, magari con un fidanzatino, sono giovani, saranno in giro ancora per qualche ora e poi tutto rientrerà nella norma.
No, non è da Milena agire così, lo sostiene il padre, è una ragazzina innocente e credulona, se non è tornata a casa, le è di sicuro successo qualcosa. La conferma che non si è trattata di una scappatella arriva il giorno dopo, il 7 maggio, alle ore 09:34. Con una telefonata, fatta con voce telegrafica e priva di accento, si chiede alla famiglia Sutter un riscatto: “Se vuole rivedere viva Milena, 50 milioni, prima aiuola Corso Italia”.

Quella spider rossa avvistata da molti:

Da qualche mese, secondo le testimonianze di chi abita in via Peschiera, dove si trova la Schweizer Schulen, e stando pure a quanto riferiscono alcune insegnanti e delle ragazze della scuola superiore, è spesso parcheggiata una spider rossa.
Chi la guida è un biondino, un magrolino, così dicono. Lo stesso tipo di uomo e lo stesso tipo di macchina sono stati anche visti in viale Mosto, nei pressi di Villa Sutter.
… Un amica (di Milena) disse che da qualche giorno davanti alla scuola era parcheggiata una spider rossa decapottabile e a bordo c’era un ragazzo mingherlino, con i capelli biondi. In realtà, Bozano non era né mingherlino né piccolo né aveva i capelli biondi né rossi, ma era castano. … Biondo lui non è mai stato. Io lo conoscevo, perché aveva frequentato la stessa scuola che avevo frequentato io … Veniva da una famiglia benestante … E certo in famiglia non mancavano i soldi, tanto è vero che lui, e questo gli dava un po’ d’invidia, girava e veniva a scuola con una spider rossa …
(da un’intervista a Luigino Puppo, giornalista del Corriere Mercantile).

Le prime accusa al biondino della spider rossa:

Conduce le indagini Angelo Costa, capo della squadra mobile di Genova. Facilmente, è individuato in Lorenzo Bozano il presunto colpevole; guida una spider rossa e molti testimoni lo hanno riconosciuto, è fermato e interrogato.
Perquisendo la camera dove vive, poi, sono rinvenute delle cose, alcune delle quali molto inquietanti: su un foglio, in alto a sinistra, sono scritte le parole affondare, annegare, sotterrare; su un altro foglio sono elencati degli orari con alcune cose da fare, come fornire prove, confermare pagamento, dare istruzioni, e su un terzo foglio è disegnata una piantina con alcuni percorsi evidenziati.
Per la polizia, questi appunti potrebbero essere un piano di sequestro.Si trattava di un programma di sequestro ipotetico – Spiega Bozano – non da attivare in concreto, ipotesi fantastiche, legate al ricordo di Gadolla. Certo, posso aver fornito un’idea ai veri responsabili di questo drammatico caso” –
(Profondo Nero, Milena Sutter, di Carlo Lucarelli).

Il corpo di Milena Sutter riemerge dalle acque:

Ascoltando Bozano c’è realmente qualcosa di strano, qualcosa che non convince, è pieno di contraddizioni, non ha un alibi per quel pomeriggio del 6 maggio, tutti gli indizi portano a lui, ma per il magistrato non ci sono le prove e non si può trattenerlo in carcere. Bozano torna libero.
La mattina 20 maggio 1971, il corpo di Milena Sutter riemerge dalle acque, nei pressi della spiaggia di Priaruggia. Alcuni pescatori lo notano e lo portano a riva. Il viso è stato quasi completamente mangiato dai pesci, irriconoscibile, ma intorno al collo c’è una catenina con un ciondolo a forma di cuore, sopra c’è scritto Milena.
L’identificazione ufficiale è poi fatta all’istituto di medicina legale, tramite le impronte dentali, è proprio lei, Milena Sutter. La sera, Bozzano è arrestato.

Soffocata e gettata in mare:

Quel 6 maggio, Milena sarebbe morta subito dopo essere stata rapita, lo dicono gli accertamenti successivi del medico legale, nessuna violenza sessuale, è stata soffocata, poi, con una cintura da sub legata alla vita, gettata in mare.
Si continua a indagare, in un box, dove Bozano tiene parcheggiate le sue cose, gli agenti trovano un equipaggiamento da sub completo, manca però la cintura.
Bozano sostiene di averla venduta. Sui pantaloni che indossa è rinvenuta una macchia di urina e, anche se nel 1971 non c’è ancora la prova del DNA, una morte violenta, causata da soffocamento, potrebbe giustificare la perdita di urina.
Bozano afferma che quella macchia è stata causata da una prostituta che ha fatto salire sulle ginocchia. Ancora, altri testimoni riferiscono di aver visto la spider rossa, con Bozano a bordo, quel 6 maggio, sulle colline sopra Genova, proprio dove, successivamente, sono stati ritrovati lo scavo di una fossa e un badile.

Di nuovo Bozano: arrestato e processato

Bozano è processato. Un processo di tipo indiziario, senza prove né confessione. “Da quando mi hanno arrestato, ho perso tutto. E senza avere alcuna colpa … Con le donne ho fatto molti errori, ma non ho mai ucciso nessuno. Sono stato un capro espiatorio, un colpevole a tutti i costi … “ (settimanale Visto, 2008).
Bozano innocente, vittima della sfortuna e di indagini condotte su piste sbagliate, sono in molti, a Genova, a pensarla così. Il primo a ritenerlo estraneo ai fatti è l’avvocato Romanelli, che con un’arringa rimasta storica, lo fa assolvere in primo grado, è il 1973.
Lorenzo Bozano è di nuovo libero. La procura, però, ricorre in appello, mentre l’avvocato Romanelli, improvvisamente, si dimette dal collegio difensivo. Il processo va avanti.

La fuga in Francia e l’arresto in Svizzera:

Nel 1975, Bozano è condannato all’ergastolo, l’imputazione è rapimento a scopo di estorsione, omicidio con azione di strozzamento e soppressione di cadavere.
Nel 1976, la Cassazione conferma l’ergastolo, ma Lorenzo Bozano, approfittando di non poter essere tratto in arresto fino al giudizio di terzo grado, è scappato.
E’ in Francia, dove rimane per qualche tempo, barcamenandosi tra una serie di lavoretti occasionali, fino a quando commette un’infrazione al codice stradale ed è costretto a ripiegare in Svizzera. Ha con sé dei soldi falsi che spende e che presto lo fanno scoprire, identificare e segnalare all’INTERPOL italiana.
“ … Solo in Svizzera fu identificato. In Francia aveva dei falsi documenti. Attraverso le impronte digitali inviate dall’Italia, fu possibile identificarlo come Lorenzo Bozano. A quei tempi non c’era l’estradizione tra Svizzera e Italia e si mise in atto un escamotage, fu processato poi espulso. Accompagnato alla frontiera del S. Bernardo, fu consegnato alla squadra mobile genovese, al vicequestore Arrigo Molinari” – (Luigino Puppo).

In carcere all’Isola d’Elba:

Bozano finì all’Isola d’Elba, nel carcere di Porto Azzurro. Nel 1997 gli fu revocata la semilibertà, per aver molestato una ragazzina durante un permesso e fino al 2002 non ne ha più potuto richiederne uno.
E’ uno dei pochi che non ha ottenuto la grazia, forse perché non l’ha mai voluta firmare, continuando a dichiararsi innocente. A sostegno dell’ipotesi di innocenza sono usciti, nel corso degli anni, nuovi elementi.
Il professor Pierluigi Baima Bollone, esperto di medicina legale, sostiene che Milena Sutter non fu uccisa il pomeriggio del 6 maggio 1971.

L’ipotesi di innocenza sostenuta da molti: ha ucciso lui Milena Sutter?

Il cibo trovato nello stomaco della ragazza, non corrisponde a quello che la stessa avrebbe ingerito il giorno della scomparsa. Dunque, potrebbe essere stata uccisa nei giorni seguenti e, in questo caso, Bozano avrebbe degli alibi certi.
Baima Bollone, poi, contesta anche la perizia su la macchia di urina, quella ritrovata sui pantaloni di Bozano. Elementi nuovi emergono anche sulla cintura trovata intorno alla vita di Milena, cintura composta di cinque pesi, mentre quella di Bozano ne aveva solo quattro, sugli appunti ritrovati nella camera in affitto, altri ancora su l’alibi di quel 6 maggio.
Insomma, dopo tutti questi anni, ciò che resta è la sensazione che il caso Milena Sutter non possa essere ancora del tutto sigillato.

Pubblicato in Misteri di Cronaca Nera

Scritto da

Alessandra Verducci

Potrebbe interessarti

Lascia un commento

Seguici su: