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Ilaria Alpi e Miran Hrovatin: uccisi perchè sapevano troppo

E così ad oltre 20 anni dalla morte della giornalista italiana Ilaria Alpi e del suo cameraman Miran Hrovatin, una serie di documenti desecretati ci avrebbero dovuto portare ad una nuova verità: i più attenti avranno trovato non molte differenze rispetto a quanto già si sapeva o si era ormai capito, ma tant’è.
Dai faldoni desecretati del governo italiano è emersa in queste ore un’informativa dei servizi segreti italiani secondo la quale Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, uccisi a Mogadiscio in Somalia il 20 marzo 1994, sono stati fatti fuori in quanto avevano scoperto un contrabbando di armi.
La notizia, se così la si vuol chiamare, è che questa ipotesi era stata avanzata poche settimane dopo la morte dei due giornalisti dal Sisde (servizi segreti civili italiano): in un appunto datato 31 maggio 1994 si leggeva che: “Secondo notizie provenienti dalla Somalia la nave della cooperativa italo-somala ‘Somalfish’ sequestrata, a suo tempo, a Bosaso, avrebbe in precedenza trasportato armi di contrabbando per la fazione Ssdf (Somali salvation democratic front) di quella città . Quanto sopra sarebbe emerso nel corso dell’ultimo servizio effettuato dalla giornalista italiana Ilaria Alpi, in quella zona prima di venire uccisa molto probabilmente perché qualcuno avrebbe avvertito i capi dei contrabbandieri.”

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La storia di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin

Tesi che lo stesso Sisde aveva ribadito 3 mesi dopo i fatti di Mogadiscio, nel giugno 1994, confermando che da informazioni acquisite Ilaria Alpi e Miran Hrovatin erano venuti a conoscenza di un trasporto di armi di contrabbando effettuato da una motonave di una cooperativa italo-somala e che l’omicidio sarebbe quindi stato messo in atto dai trafficanti stessi per evitare la divulgazione della notizia.
Una versione che fila e che è stata sempre accreditata come reale fin dall’inizio. Le conferme arrivate in queste ore dai faldoni desecretati non aggiungono niente di eccessivamente nuovo sulla vicenda di 20 anni fa.
Ilaria Alpi era una giornalista italiana del Tg3 che a metà degli anni ’90 era stata inviata in Somalia a Mogadiscio al seguito dell’operazione militare multinazionale, sotto egida ONU, Restor Hope, per seguire le fasi della guerra civile allora in atto oltre che per indagare su un traffico di armi e rifiuti tossici illegali. Con lei il suo operatore Miran Hrovatin.

Venuti a conoscenza di un traffico di armi in Somalia

La Somalia era in quel periodo un crocevia fondamentale di traffici illeciti e, come spesso accade in questi casi, Ilaria Alpiguerre e operazioni di cooperazione internazionale altro non sono che azioni di facciata per coprire altri interessi. I soliti traffici oscuri dentro i quali, nel caso della vicenda somala, potrebbero essere stati coinvolti anche apparati politico – militari – diplomatici dello Stato italiano.
Facile fare un collegamento mentale e immaginare che Ilaria Alpi e Miran Hrovatin avessero scoperto qualcosa di poco gradito e che andasse a compromettere seriamente diverse autorità. Anche italiane.

L’omicidio in Somalia del sottoufficiale Sismi Vincenzo Li Causi

L’anno precedente, nel 1993, era stato ucciso sempre in Somalia il sottoufficiale del Sismi (servizi segreti militari) Vincenzo Li Causi; dopo la vicenda Alpi – Hrovatin si cercò un collegamento anche con quel decesso e si arrivò a stabilire che il sottoufficiale Vincenzo Li Causi era probabilmente la persona che aveva fornito le informazioni ad Ilaria Alpi sui traffici di armi e scorie.
Ilaria Alpi e Miran Hrovatin furono uccisi il 20 marzo 1994 a seguito di una azione criminale premeditata: un agguato condotto da sette killer e che all’inizio si fece passare come opera di alcuni rapinatori.
Per la verità c’è chi sostiene ancora oggi questa tesi anche se una perizia della polizia scientifica ha dimostrato che i due, a bordo di un’ automobile con autista e guardia del corpo, erano stati il vero bersaglio della raffica di kalashnikov proprio perchè tanto l’autista quanto la guardia del corpo erano rimasti indenni dall’attacco.

Inchieste e vicenda giudiziaria del caso Alpi – Hrovatin

Il 22 marzo 1994, due giorni dopo l’agguato, la Procura di Roma apre un’inchiesta. Due anni dopo, nel giugno del 1996, l’inchiesta giudiziaria (che procede piuttosto a rilento) dispone una nuova perizia balistica, la seconda, in base alla quale si stabilisce che il colpo che ha ucciso Ilaria fu sparato a bruciapelo da distanza ravvicinata.Omar-Hashi-Hassan
Nel frattempo il padre di Ilaria, Giorgio Alpi, parla di vero e proprio agguato raccontando anche di un taccuino misteriosamente scomparso nel rimpatrio della salma e sul quale vi erano informazioni preziose reperite dopo che la figlia aveva intervistato il sultano di Bosaso.
Alla fine del 1997 una terza perizia conferma che si trattò di esecuzione e alcuni mesi dopo, gennaio 1998, viene arrestato il somalo Hashi Omar Hassan (che si trovava a Roma) con l’accusa di concorso nel duplice omicidio. Dopo 18 mesi Hassan è assolto in primo grado e condannato poi dalla corte d’Assise d’Appello di Roma in quanto riconosciuto come uno dei sette del commando che ha ucciso i due giornalisti.

Il secondo processoe la condanna di Omar Hashi Hassan

Dopo la sentenza della Cassazione che modifica in parte quella della corte d’Assise d’Appello, viene istituito un secondo processo che inizia a maggio del 2002: Omar Hashi Hassan viene condannato a 26 anni di reclusione. Nel frattempo la Camera dei Deputati approva una legge che istituisce la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin: siamo nel 2003, forse la decisione arriva in ritardo.
Nel luglio 2007 il pm Franco Ionta, titolare del procedimento sul caso Alpi-Hrovatin presso la Procura di Roma, chiede di archiviare il caso poiché è impossibile identificare i responsabili degli omicidi di Alpi e Hrovatin al di fuori di Hashi Omar Hassan già condannato a 26 anni. La richiesta di archiviazione viene bocciata il 14 febbraio 2010 dal gip Emanuele Cersosimo il quale sostiene la tesi dell’omicidio su commissione avvenuto per far tacere i due giornalisti italiani che erano arrivati a scoprire qualcosa di grosso.

Atti desecretati e nuove verità:

Il 16 dicembre del 2013 la Presidenza della Camera avvia la procedura per desecretare gli atti acquisiti dalle Commissioni parlamentari d’inchiesta sul caso Alpi-Hrovatin. Gli atti desecretati portano alle conclusioni di cui sopra. Che, come detto, non rappresentano niente di eccessivamente nuovo.
Il fatto che i due siano stati uccisi in quanto avevano scoperto qualcosa di grosso sul contrabbando di armi e di rifiuti tossici è ormai una verità acclarata: la pista avrebbe potuto essere seguita in maniera più assidua fin dall’inizio, come ha sottolineato la stessa famiglia di Ilaria Alpi dopo la notizia degli atti desecretati. A distanza di 20 anni da quel duplice omicidio la vicenda Alpi – Hrovatin è un puzzle al quale mancano ancora alcuni tasselli.

 

* in data 17 Febbraio 2015 il supertestimone del processo per la morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, il somalo Ahmed Ali Rage che aveva accusato del duplice omicidio il connazionale Omar Hashi Hassan (condannato a 26 anni in via definitiva), con una clamorosa ritrattazione ha dichiarato alla trasmissione Chi l’ha visto che l’uomo in carcere è in realtà innocente.
Le sue accuse che avevano contribuito a mandare in carcere Omar Hashi Hassan furono dettate in realtà dalla fretta che gli italiani avevano di indicare un colpevole per l’accaduto e di chiudere il caso. Ahmed Ali Rage ha sostenuto che prima del processo gli sarebbero stati offerti soldi in cambio di una sua testimonianza. Vi sarebbe quindi un depistaggio alla base della chiusura del caso.

Pubblicato in Misteri di Cronaca Nera

Scritto da

Marco Cherubini

Scrittore, giornalista, ricercatore di verità - "Certe verità sono più pronti a dirle i matti che i savi..."

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