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Misteri di Cronaca Nera

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L’omicidio di Fortuna a Caivano: la bambina gettata dall’ottavo piano

Dopo due anni di silenzi e incessanti ricerche gli inquirenti sono arrivati alla verità sulla morte di Fortuna Loffredo, chiamata anche Chicca, la bambina precipitata dall’ottavo piano del palazzone del Parco Verde a Caivano, il 24 giugno del 2014.
Un epilogo tormentato al quale si è giunti anche e soprattutto grazie alle testimonianze di tre bambine, amiche di Fortuna, che vivevano fino a qualche mese fa ancora nel palazzone a Caivano e che hanno permesso di incastrare il presunto responsabile della morte di Fortuna.
Secondo i magistrati, infatti, la bambina è stata uccisa perché si sarebbe ribellata alle violenze di Raimondo Caputo, detto Titò, compagno della madre dell’amica del cuore di Fortuna che ha raccontato la verità al Pm.
In questa orribile vicenda l’omertà degli uomini non ha avuto la meglio e a vincere è stata la sincerità dei bambini, che lontano dai condizionamenti dei grandi, hanno aiutato gli inquirenti a ricostruire il caso.

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Stuprata e gettata dal balcone:

Il Parco Verde di Caivano è un rione dove manca tutto, dove tutti si rinfacciano le colpe e dove è esplosa la rabbia nei confronti dell’uomo che ora si trova nel carcere di Poggioreale per presunti abusi su minori, in particolare su una delle tre figlie piccole della sua convivente, Marianna Fabozzi.
La compagna invece è nel palazzone di Caivano ai domiciliari dal novembre 2015 con l’accusa di aver lasciato che il compagno violentasse le sue figlie. Chicca l’avrebbe uccisa lui, gettandola dall’ottavo piano del palazzo perché avrebbe cercato di sottrarsi all’ennesimo stupro.
Il giorno in cui morì, Fortuna era andata a giocare dalla sua amichetta al piano di sopra e pochi minuti dopo il suo corpo è stato ritrovato sull’asfalto giù nel cortile.
I Carabinieri sono riusciti a risalire al presunto assassino grazie alle confidenze delle bambine vittime di abusi sessuali da parte di Caputo. Una in particolare avrebbe visto l’uomo violentare Chicca.

L’omertà di madre e nonna:

Durante l’interrogatorio di garanzia in carcere, condotto dal Gip Alessandro Buccino Grimaldi con il Pm di Napoli Nord Claudia Maone, Raimondo Caputo si è difeso “Non ho ucciso Fortuna, non ero lì quando lei è caduta, né ho mai commesso abusi sessuali”.
Fin da subito, il sospetto degli inquirenti era un coinvolgimento della piccola in vicende poco chiare, legate ad abusi sessuali. L’autopsia svolta sul cadavere della piccola Fortuna ha mostrato segni di violenze subite dalla piccola.
Sono state messe microspie anche nell’appartamento di Caputo, sapientemente dismesse da complici. È venuto fuori il clima di istruzioni meticolose alle bambine da parte della madre e della nonna, che le avrebbero indotte a mentire per coprire il responsabile.
Un segreto condiviso da adulti che è venuto meno una volta che le bambine si sono trovate con persone di cui si potevano fidare.

Quartieri di Napoli dove l’ infanzia non è tutelata:

Disegni, immagini, parole e confessioni. Tutti pezzi di un puzzle che all’improvviso si incastrano alla perfezione e permettono di fare quadrato su una vicenda tutt’altro che risolta, dai contenuti omertosi e che porterà a galla altri particolari raccapriccianti.
Secondo il procuratore capo di Napoli nord Francesco Greco, questa inchiesta mette in luce “un quadro preoccupante in alcuni quartieri dell’area a nord di Napoli, dove l’infanzia non è tutelata”.
Dettagli e chiarimenti che potrebbero aprire scenari tutti nuovi sulla vicenda, a partire dalla morte di Antonio Giglio, figlio di Marianna Fabozzi, precipitato il 28 aprile 2013 dallo stesso piano dello stabile dal quale è precipitata Fortuna.
La procura di Napoli studia gli atti meticolosamente puntando l’attenzione su questa analogia che seppur casuale induce a riflettere. La mamma della piccola Fortuna si è battuta dall’inizio affinché la vicenda non passasse come semplice incidente.
Dal carcere dove è detenuto per aver venduto merce contraffatta, il papà di Fortuna Pietro Loffredo, chiede che giustizia sia fatta. Chiede che il colpevole paghi per la crudeltà degli atti commessi, non solo nei confronti di Fortuna.
Perché in questo caso, potrebbero venir fuori altre violenze. Nel frattempo risultano indagate anche due donne, inquiline del palazzo, per false dichiarazioni ai magistrati.

Aggredito in carcere il presunto assassino:

Una vicenda che ha profondamente colpito il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che a proposito della pedofilia, ha auspicato che l’inchiesta sia rapida, ampia e severa.
Il 1 maggio, nel primo pomeriggio, Raimondo Caputo è stato aggredito, picchiato e malmenato da altri carcerati nella cella al terzo piano del padiglione Roma. Prontamente accorsi gli agenti di polizia penitenziaria dopo aver sentito le urla provenienti dal piano.
La direzione carceraria di Poggioreale ha prontamente attivato un’indagine interna per verificare gli aggressori. Nel frattempo in via cautelare è stato trasferito in un’altra cella, in isolamento.

*in data 7 luglio 2017 la V sezione della Corte d’Assise ha condannato Raimondo Caputo all’ergastolo e un anno di isolamento diurno per avere più volte abusato della piccola Fortuna Loffredo e per averla scaraventata dal terrazzo dell’ottavo piano quando lei si ribellò all’ennesima aggressione.

Pubblicato in Misteri di Cronaca Nera

Scritto da

Diletta Della Rocca

Calabrese, testarda e con la passione per il giornalismo.

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