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Omicidio Yara, criminologo Lavorino: “Opera di un pedofilo”

“L’omicidio della piccola Yara Gambirasio presenta i tipici tratti che fanno risalire ad un movente di tipo sessuale messo in atto da una persona affetta da una perversione che chiamiamo pedofilia.”
Queste le parole che il criminologo Carmelo Lavorino, investigatore criminale, analista scena del crimine, direttore tecnico scientifico del Cescrin (Centro Studi Investigazione Criminale) ed autore di diversi libri su alcuni dei casi di cronaca nera italiani più noti, ci dice in riferimento all’omicidio di Yara Gambirasio: il delitto avvenne dopo che in data 26 novembre 2010 Yara era sparita da Brembate di Sopra, in provincia di Bergamo, quando aveva appena 13 anni.
Dopo anni di indagini senza risultati concreti nelle ultime settimane si è arrivati a una svolta: una traccia di dna avrebbe consentito di dare finalmente un volto all’assassino di Yara. Si tratterebbe di Massimo Giuseppe Bossetti, attualmente in carcere in isolamento in attesa di processo.
Il suo nome in questi ultimi giorni ha riempito le pagine della cronaca nera italiana provocando il solito dibattito tra chi ritiene che sia prematuro sbattere il mostro in prima pagina e chi, viceversa, pensa vi siano prove inconfutabili (quelle del dna, per l’appunto) per sostenerne la colpevolezza.
Per capire se siamo o meno alla conclusione di uno dei casi di cronaca nera più dibattuti degli ultimi anni, seguiamo il ragionamento del criminologo Carmelo Lavorino che ci sintetizza la vicenda giudiziaria delle ultime settimane.

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La traccia di Dna su Yara: Bossetti e Ignoto 1

Prof. Lavorino, siamo finalmente giunti alla fine del caso Yara Gambirasio?
“Gli inquirenti sin dall’inizio hanno scommesso su questo dna; si tratta di tracce rinvenute sul corpo della vittima, che per una serie di motivi possono essere in qualche modo collegabili all’omicidio ed appartengono ad un soggetto da loro chiamato ‘ignoto 1’. Queste tracce sono state analizzate con esami accurati e dalle analisi è emerso che questo ‘ignoto 1’ è senza ombra di dubbio figlio di Giuseppe Guerinoni e della donna che è la madre di Giuseppe Bossetti, ovvero Ester Arzuffi. Quindi secondo queste analisi si è stabilito che ‘ignoto 1’ è Giuseppe Bossetti.”
Questo risultato che condurrebbe al dna di Bossetti è frutto di un esame attendibile?
“Questo risultato cui si è arrivati è estremamente attendibile contando che la possibilità che il soggetto non sia quello emerso dall’analisi del dna, ovvero che vi siano due persone con le informazioni genetiche uguali, è 1 su 300 miliardi. Un test a prova scientifica molto forte, surrogato da altre prove.”

Le prove che inchidano Bossetti

Quali altre prove ci sarebbero?
“Il dna di Bossetti non è stato rinvenuto esternamente al cadavere, ma internamente su posti topici: sulle mutandine di Yara e sui leggings, ovvero i pantaloni che la ragazzina indossava. Quindi c’è un nesso di ragioni sufficienti di causa ed effetto tale da stabilire che il dna di ‘ignoto 1’ è il dna di un assassino e che il dna di ‘ignoto’ 1 è di Massimo Giuseppe Bossetti.”
Sono stati commessi errori in fase di indagine?
“Uno in particolare: secondo il mio modestissimo avviso, gli inquirenti hanno sbagliato perchè quando hanno capito che Bossetti era ‘ignoto 1’, non avrebbero dovuto fermarlo, bensì metterlo sotto controllo e provocarlo a fare passi falsi tali da poterne dimostrare l’atteggiamento da colpevole. Se lo avessero pedinato, intercettato e provocato probabilmente si sarebbe tradito. Una leggerezza investigativa che non riesco a spiegarmi.”

Movente di tipo sessuale

Veniamo all’arma e al movente: entrambi sono ancora avvolti nel mistero
“Partiamo dicendo che l’assassino, chiunque sia, la prima cosa che fa è far sparire l’arma del delitto. E che ormai, dopo tutti questi anni, non la troveremo più. L’arma che ha ucciso Yara è sicuramente un taglierino con caratteristiche tali da essere compatibili con l’attrezzo da lavoro tanto di Bossetti quanto di altre persone. Ma non si troverà mai, questo è poco ma sicuro. Così come le tracce del crimine, di trasporto della vittima su un furgone, macchina o qualunque altro mezzo. Ogni assassino un minimo intelligente dopo 4 anni le ha già cancellate.”
E per quanto riguarda il movente dell’ omicidio di Yara?
“Chiunque sia l’assassino, Bossetti o un altro, ci troviamo di fronte ad un profilo ben preciso di omicida: un prototipo di almeno 40 anni, timorato di Dio, padre di buona famiglia con doppia vita. Per attuare una aggressione per stupro verso una 13enne significa che questo soggetto è affetto da una perversione, una parafilia che chiamiamo pedofilia. A questo punto il movente è di tipo sessuale per gratificare una sua perversione sessuale.”

Perchè fu uccisa Yara Gambirasio?

Un pervertito spinto da un impulso sessuale irrefrenabile?
“Si parla di erotomania. Ovvero quando una persona si fissa sessualmente nei confronti di un’altra persona; la guarda insistentemente, la segue, la corteggia e qualunque sorriso viene interpretato come un qualcosa di positivo per il corteggiamento. Poi nel momento in cui c’è un tentativo di approccio sessuale e la persona corteggiata si rifiuta, il soggetto vedendosi rifiutato subisce un contraccolpo emotivo fortissimo al punto che finisce per accanirsi sulla vittima. Quindi un movente irrazionale sessuale: a prescindere che sia Bossetti o un’altra persona, è un soggetto con una doppia personalità. Da una parte insospettabile, buono, rispettoso della morale. Dall’altra parte ha pulsioni sessuali e perversione molto forti.”
Partendo da questo caso e dalle tracce di dna rinvenute: quanto è importante creare anche in Italia una Banca dati del dna?
“E’ importantissimo che venga realizzata anche in Italia una banca dati del dna. Dovrebbe funzionare sulla falsa riga dell’ AFIS, il sistema per l’identificazione automatica delle impronte digitali, una vera e propria banca dati delle impronte: quando viene rinvenuta un’ impronta sulla scena di un delitto, questa viene mandata subito alla banca dati per il riscontro per vedere se corrisponde a qualcuno. Si dovrebbe fare lo stesso per il dna. Sempre naturalmente stando attendi a proteggere, al contempo, la privacy della persona.”

Pubblicato in Interviste

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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