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Ruolo dello psicologo e salute psicologica della società

La sviluppo della società moderna nel corso degli anni e l’approdo al suo modello attuale basato essenzialmente su bisogni, reali e non, e consumi, ha portata con sé una serie di implicazioni e peculiarità particolarmente sentite anche a livello individuale: un meccanismo inarrestabile e per certi versi naturale che va ad inficiare in ciascuno di noi il modo di essere, di vivere e di sentire le cose.
In quest’ottica, tra gli altri, anche l’aspetto psicologico assume un’importanza non da poco rappresentando un punto di osservazione capace di fornire utili indicazioni sugli individui e sul loro modo di essere all’interno della società.
Soprattutto in riferimento alla attualità immediata, caratterizzata da una profonda crisi economica e non solo, ci si chiede quale sia il livello di salute psicologica della nostra società; in che modo gli eventi esterni vadano a modificare la nostra mente portando magari a patologie più o meno serie; quale sia mediamente lo stato di salute degli individui che formano la nostra società; quali le patologie più presenti e strettamente correlate alla contingenza del momento.
Ed infine, non certo per importanza, in che modo questo approccio psicologico alla realtà possa tornare utile al miglioramento della realtà stessa anche in riferimento alla figura dello psicologo ed alla possibilità, per esso, di approcciarsi alla contingenza dei fatti in maniera socialmente utile.

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L’importanza del benessere psicologico:

Una serie di interrogativi non da poco ai quali tentiamo di fornire risposte con il supporto della associazione “Logos”, fondata agli inizi del 2009 ed avente come finalità istituzionale la promozione della salute in tutti gli ambiti e in tutte le fasce della popolazione: a rispondere alle nostre domande è il presidente dell’associazione, il dott. Pierluigi Salvi
Dott. Salvi, prima di tutto di cosa si occupa la vostra associazione?

“La nostra è un’ associazione di promozione sociale che si occupa prevalentemente di promozione della salute: abbiamo iniziato trattando soprattutto problematiche quali droga, alcool ecc… per poi nel tempo allargarci anche ad altro. L’associazione è aperta a tutti, ma in generale siamo soprattutto psicologi ed educatori; per questo ultimamente ci siamo spostati molto sul campo psicologico. Tra i vari progetti portati avanti abbiamo ad esempio quello denominato “lasciati ascoltare” con il quale offriamo un servizio di psicoterapia a costi contenuti rispetto al mercato, calcolati in base al proprio reddito.”
Come nasce questa attenzione verso l’aspetto psicologico?
“Nasce perché riteniamo che anche il benessere psicologico sia fondamentale, non soltanto quello fisico: l’offerta privata risulta per molti notevolmente onerosa e i servizi pubblici in questo campo sono un po’ carenti. Ma non per incompetenza o altro, ma per problemi logistici ed organizzativi. Quello psicologico è un servizio più particolare, non è come andare da un medico e farsi dare un farmaco. Il rapporto di psicoterapia prevede che prima si debba costruire un certo tipo di rapporto personale tra paziente e psicologo. Per questo sarebbe un costo enorme farlo in maniera adeguata.”
C’ è un approccio diverso, a livello di società, tra salute fisica e salute psicologica?  Si ha la sensazione che alla salute psicologica venga riservato spesso un trattamento di serie b.
“Tutto il sistema sanitario è costruito su un concetto medico di origine strettamente positivista, non psicologico: e sono due concetti che a volte si incontrano ma a volte no. Con il medico non devi costruire una vera e propria relazione  come nel caso dello psicologo. Il rapporto con  lo psicologo è molto più impegnativo a livello di tempo e di relazione. Ovviamente il sistema sanitario è organizzato più sull’aspetto strettamente medico. Anche perché, naturalmente, sono ritenute molto più pericolosi e letali i disturbi fisici di quelli psicologici. Di polmonite si può morire di infelicità no, ma sicuramente entrambe portano  un notevole peggioramento nella qualità della nostra vita .”

Stato di salute psicologica della società italiana:

Con la vostra associazione trattate problematiche di stretta attualità e tematiche sociali molto sentite: dal vostro punto di osservazione, come è attualmente la salute psicologica della società italiana? Ci sono molte richieste di aiuto e di supporto?
“Negli ultimi anni è cambiata molto la psicologia e il suo rapporto con la società: ci sono diversi fattori da analizzare. Prima di tutto la società stessa che, negli ultimi 30 anni, è mutata radicalmente negli usi e nei costumi e ha assunto ritmi di vita molto più elevati.  Negli anni ’60 non si correva come oggi, e ciò ha portato scompensi e stress sia livello fisico che psicologico. Altri fattori sono correlati alla recente crisi economica: la nostra società, e tutto l’occidente, ha spesso associato il benessere ad un concetto consumistico: si sta bene solo se si possiede sempre di più. Più merci possiamo acquistare e più aumenta il benessere. Questo approccio, che per alcuni può esser giusto per altri no, in momenti di ristrettezze economiche può spesso contribuire all’insorgenza di svariate problematiche psicologiche: se hai basato tutto sull’accrescere quanto già possiedi, è naturale che venendo meno la possibilità di avere sempre di più venga meno anche la felicità.”
Da un punto di vista di psicologia sociale quindi, è la società che modella l’individuo ed i suoi bisogni?
“Si direi di si: soprattutto nel mondo occidentale degli ultimi anni che ha visto l’aspetto economico assumere sempre più rilevanza. Questo ha portato naturalmente aspetti positivi in termini di crescita della ricchezza e del benessere, ma allo stesso tempo ha fatto perder di vista tutto l’altro. Parlo del tempo libero, della cura della propria persona, del prendersi i propri spazi, del godersi i propri affetti o la natura… questo passaggio è avvenuto tra l’altro in tempi abbastanza ridotti non consentendoci di adeguarci dal punto di vista psico-fisico, sempre che un adeguamento del genere sia possibile e auspicabile. Poi, ripeto, ognuno è libero di pensarla come preferisce: per i teorici della società dei consumi magari, questo passaggio è stato positivo. Io personalmente non la penso così .”

Crisi economica e problematiche psicologiche:

Tra le problematiche che trattate da vicino, ce ne è una in particolare per la quale ricevete più richieste di supporto?
“La problematica che è più avvertita, anche sospinta dai mutamenti sociali e dai ritmi di vita di cui parlavo prima, è quella relativa ai disturbi d’ansia e agli attacchi di panico: queste patologie hanno in qualche modo sostituito le patologie freudiane dell’isteria tipiche dell’800, di una società molto bigotta e chiusa da un punto di vista anche sessuale. Oggi i disturbi d’ansia e gli attacchi di panico sono le patologie più frequenti e, sotto un certo punto di vista sono un campanello d’allarme; come una spia che si accende sul cruscotto di una macchina e che ti avverte che c’è qualcosa che non va. Il corpo è carico e, come una valvola, si sfoga tramite questi comportamenti sintomatici.”
Con la crisi economica sono aumentati anche comportamenti volontari, come ad esempio l’assunzione di alcol, sostanze stupefacenti ecc…?
“A differenza di quanto si creda, negli ultimi anni questi fenomeni non sono poi così aumentati: soprattutto l’abuso di sostanze. L’ alcol merita un discorso a parte: non aumenta a livello generico, e mi baso su dati statistici nell’affermare ciò. Ma cambia il suo stile di consumo. Per capirci, la generazione dei nostri nonni era abituata a bere magari 4 bicchieri di vino a tavola tutti i giorni, quindi con un consumo continuo e costante: oggi il consumo è differente. Faccio riferimento ad esempio al cosiddetto Binge Drinking, ovvero  abbuffarsi di alcol, magari solo una sera o nel fine settimana, fino a raggiungere l’ubriacatura completa. E questa, come si può facilmente capire, è una modalità di assunzione molto più pericolosa sotto tutti i punti di vista e che riguarda molto più da vicino il mondo giovanile.”

Compito dello psicologo nella società:

Quale dovrebbe essere il ruolo della psicologo nella società e cosa potrebbe dare per contribuire alla crescita di questa?
“Lo psicologo potrebbe avere un ruolo molto importante in una società come questa:  quello di aiutare le persone a riconoscere e prendere coscienza dei loro veri bisogni. Che è la cosa più difficile del mondo perché oggi, molto spesso, i nostri veri bisogni sono oscurati da altri, magari meno veri e fittizi. Un compito molto impegnativo, certo. Anche perché in momenti come questo, nel quale il denaro tende a diminuire, una delle prime voci di spesa che tagliamo in quanto spesa ritenuta marginale è proprio quella delle cure psicologiche. E magari continuiamo ad acquistare auto nuove: non credo che una macchina di 7 anni ti porti in giro peggio di una che ne ha 1 o 2. Il compito dello psicologo in questi momenti dovrebbe essere proprio di aiutare le persone a prendere coscienza dei loro bisogni, quelli veri.”
Quanto è difficile realizzare questo obiettivo?
“Beh, è tra le cose più difficili che ci sono, anche perchè non è socialmente molto ben accettato per quelli che sono i meccanismi che governano oggi la nostra vita: meccanismi il più delle volte finalizzati solo alla crescita del consumo. In termini pratici per il nostro sistema socio-economico è molto più vantaggioso un padre che, spinto dal senso di colpa per avere dedicato  poco tempo a suo figlio, perchè impegnato nel lavoro fino a 10-12 ore al giorno, lo riempia di denaro o di regali inutili (contribuendo così alla crescita del pil), rispetto ad un’altro padre che rinuncia agli straordinari o chiede il part time per passare più tempo assieme a lui (contribuendo così all’abbassamento del pil).”
La vita attuale propone bisogni non reali?
“Per restare sll’esempio, probabilmente il vero bisogno di questo padre, passare più tempo vicino al proprio figlio, è oscurato da un bisogno fittizio, guadagnare più soldi per fare più regali al proprio figlio che è triste perchè passa poco tempo assieme a lui. Molto spesso la non presa di coscienza dei reali bisogni è alla base del sintomo e delle patologie psicologiche più diffuse. Può sembrare strano, ma quando siamo capaci di riconoscere i nostri bisogni, le cose che vogliamo o non vogliamo fare, le cose che ci fanno o non ci fanno piacere… siamo già su una buona strada.”

Pubblicato in Interviste

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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