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Coronavirus: nel mare più mascherine che meduse

Una mole di mascherine e guanti monouso si sta riversando sulle coste, depositandosi anche sul fondo marino. È l’ultimo grido di allarme lanciato dagli ambientalisti, che a gran voce avvertono come la pandemia di coronavirus potrebbe determinare uno spaventoso aumento dell’inquinamento di mari e oceani.
Un duro colpo, che va ad alimentare quella montagna di rifiuti di plastica che già da tempo minaccia la vita marina. Mascherine usa e getta galleggianti come meduse e guanti di lattice sparsi sui fondali. È questo ciò che viene ritrovato dalle organizzazioni impegnate nella tutela dell’ambiente. A farsi portavoce di questa denuncia è anche l’autorevole quotidiano inglese The Guardian, pubblicando un video girato nelle acque della Costa Azzurra dove opera l’organizzazione no-profit francese Opération Mer Propre.

I rifiuti da Covid: allarme inquinamento

È stata proprio questa organizzazione a lanciare l’allarme il mese scorso postando il video sui social, dove si vedono i sommozzatori alle prese con i cosiddetti “rifiuti di Covid”: decine di guanti, mascherine e bottiglie di disinfettante per le mani che galleggiano fra le onde del Mediterraneo, mescolate con le solite bottiglie di plastica e lattine di alluminio.
Gli attivisti francesi riferiscono che la quantità di questi nuovi rifiuti in mare è enorme. E la domanda, a questo punto, viene da sé: cosa succederà ai nostri mari e ai nostri oceani dopo che miliardi di persone in tutto il mondo stanno usando, e continueranno a farlo ancora a lungo, questo tipo di protezioni per combattere il virus? Se non si agisce subito, è praticamente certo che l’inquinamento delle acque subirà una veloce e disastrosa impennata. O per meglio dire, citando le parole dell’associazione: “ Presto correremo il rischio di avere più mascherine che meduse nel Mediterraneo”.

Le mascherine hanno un ciclo di vita di 450 anni:

Guanti mareIl gruppo spera che attraverso la divulgazione del video, le persone comincino ad usare mascherine riutilizzabili e a sostituire i guanti in lattice con un lavaggio delle mani più frequente. Come sottolinea ancora il Guardian, citando una stima del 2018 dell’ONU Environment, ogni anno negli oceani arrivano fino a 13 milioni di tonnellate di plastica. Il Mediterraneo vede annualmente 570.000 tonnellate di plastica scorrere nelle sue acque – una quantità che secondo il WWF equivale a scaricare nelle acque 33.800 bottiglie di plastica ogni minuto.
Sono cifre da brividi, che rischiano di crescere ancora più vertiginosamente man mano che i Paesi di tutto il mondo continueranno ad affrontare la pandemia di coronavirus. Già perché con una vita media di circa 450 anni, le mascherine sono una bomba a orologeria ecologica, in grado di produrre conseguenze ambientali drastiche e durature per il pianeta.

Scambiate per cibo da deflini ed altre specie

Si pensi che solo all’inizio di quest’anno l’organizzazione Oceans Asia di Hong Kong ha trovato nelle disabitate isole Soko dozzine di mascherine usa e getta su una spiaggia di circa 100 metri di lunghezza, cui se ne sono aggiunte altre decine e decine nelle settimane successive. E stiamo parlando di un’isola disabitata nel bel mezzo del nulla. Mascherine e guanti che verranno scambiati per cibo da delfini, pesci e tante altre specie animali.

Fonti e approfondimenti:

  • The Guardian https://www.theguardian.com/environment/2020/jun/08/more-masks-than-jellyfish-coronavirus-waste-ends-up-in-ocean#maincontent
  • VIDEO Opèration Mer Propre: https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=2676843079264817&id=100008174533123
  • Oceans Asia: http://oceansasia.org/

Foto tratte dalle pagine Facebook delle organizzazioni citate nel testo

Pubblicato in Inchieste

Scritto da

Martina Lacerenza

Nata a Roma nel 1984. Laureata in Lettere. Blogger e collaboratrice giornalistica

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