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I precari del mondo della ricerca. La situazione in Italia

Prosegue il nostro viaggio all’interno del mondo dei precari nel settore della ricerca, un microcosmo secondo le testimonianze raccolte nel quale risulta sempre più difficile addentrarsi, chiuso ai meritevoli e dominato da altri criteri di valutazione.
A parlarci di questa situazione è oggi Francesco Cerisoli, presidente dell´APRI (Associazione dei Precari della Ricerca Italiani), un’associazione apartitica e non sindacale creata con lo scopo di coordinare tutte le diverse figure del precariato della ricerca, dai dottorandi ai ricercatori non confermati.
Cos’ è e come nasce la vostra associazione?
“APRI è l’Associazione Precari della Ricerca Italiani. Il suo scopo è “aprire” al merito e alla responsabilità l’Università e la Ricerca in Italia, e introdurre nel nostro paese un sistema della conoscenza al livello dei paesi europei più avanzati. Possono diventare soci di APRI tutti coloro che svolgano o abbiano svolto attività di ricerca in istituzioni italiane e non siano strutturati al momento dell’iscrizione. APRI nasce nel 2008 grazie a un piccolo gruppo di ricercatori precari (in Italia o come il sottoscritto espatriati) per dare voce ad una componente fondamentale ma inascoltata del sistema di Universita’ e Ricerca italiano.”

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Situazione dei ricercatori in Italia:

Qual è la situazione attuale dei ricercatori in Italia?
“Al momento in Italia ci sono (non esistono stime certe) piu’di 100.000 lavoratori che possono rientrare nella definizione di “ricercatori”. Di questi almeno 30-40.000 sono precari, ovvero lavorano con contratti che hanno una durata massima di 3 anni, ma in media sono rinnovati di anno in anno. I restanti sono ricercatori-prof associati-ordinari universitari, ricercatori degli enti pubblici di ricerca e ricercatori presso aziende private. L’Italia si distingue per il numero particolarmente basso di addetti alla ricerca rispetto ai paesi piu’sviluppati, sin in termini assoluti che in rapporto alla forza lavoro.”
Cosa è stato fatto in passato per i ricercatori e cosa si sta facendo adesso per migliorare la situazione?
“Limitandoci agli ultimi 10 anni, come risultato di una maggiore autonomia universitaria e degli enti pubblici di ricerca,  sono aumentati a dismisura i precari (in alcune istituzioni arrivando a rappresentare fino al 50% della forza lavoro). In parte e’ cresciuto anche il numero lavoratori a tempo indeterminato, ma in maniera esigua. Ad aggravare la situazione, una serie di riforme mai completate di Universita’ e Enti pubblici di ricerca hanno per anni bloccato i concorsi ed hanno fallito l’obiettivo dell’ammodernamento del sistema. Oggi, con la giustificazione della crisi finanziaria e del deficit statale, i finanziamenti sono in pratica fermi ai livelli degli anni 90. Le politiche di bilancio sono l’unico provvedimento che il Governo attuale sta mettendo in pratica, seguendo una malintesa filosofia della virtù acquisita attraverso il digiuno…”
Cos’ è che non funziona all’interno del mondo della ricerca?
“Preliminarmente il sistema di finanziamento. Siamo lontanissimi da quel 3% del PIL che era previsto dal trattato di Lisbona proprio per il 2010. Adesso siamo intorno all’1%. Ed anche il modo in cui vengono spesi i soldi e’ sbagliato: si finanzia ancora troppo a pioggia, basandosi sulla spesa storica, mentre servirebbe premiare fortemente chi lavora meglio, a livello di singoli e di istituzioni. Per questo esiste gia’una Agenzia (l’Agenzia Nazionale di Valutazione dell’Universita’e della Ricerca, ANVUR) che pero’ non ha nessun potere reale di indirizzo. Inoltre il reclutamento fino ad oggi ha quasi sempre ignorato il merito dei candidati ai concorsi, a vantaggio della affiliazione accademica e, in alcuni casi, delle relazioni di parentela.”

Meritocrazia e fughe all’estero:

La mancanza di meritocrazia è un male così presente da noi in Italia?
“Certo, dal livello del singolo individuo a quello della grande istituzione. Se continuiamo ad assumere in base alle preferenze del barone di turno, a promuovere con scatti automatici e concorsi ad hoc, a finanziare a prescindere dai risultati, quando mai selezioneremo in base al merito?”
Sono molti i giovani che decidono di fuggire all’estero?
“Sono, si calcola in 3000 l’anno il numero di giovani che fuggono all’estero. Di questi ne rientrano, o ne importiamo, meno di 300. Negli ultimi 10 anni questo sbilancio e’ costato al paese qualcosa come 13 miliardi di euro!”
Cosa intendete per introdurre nel nostro paese un sistema della conoscenza al livello dei paesi europei più avanzati?
“Prima di tutto reintrodurre il merito nella selezione dei ricercatori del futuro. Per questo la strada puo’essere, in un primo tempo, regole di entrata meno manipolabili, ma alla fine bisogna fare in modo che il Dipartimento o l’Ente che reclutano siano direttamente responsabili del reclutato, e che vengano penalizzati  a livello di finanziamenti se reclutano brocchi, premiati se reclutano i migliori. Come funziona, appunto, nei paesi europei piu’avanzati. Ecco che quindi va dotata l’NAVUR di veri poteri di sanzione e di premio, e va affidata ad attori “indipendenti” ed autorevoli, andandoli anche a pescare fuori dall’Italia,. Inoltre vanno razionalizzati e potenziati i finanziamenti.”

Il ruolo dell’ Associazione Precari della Ricerca:

Quale attività svolge nel concreto l’ APRI e cosa cercate di proporre per migliorare questa situazione?
“Ad oggi abbiamo proposto, ed ottenuto in parte, che i concorsi per ricercatore universitario avessero regole meno manipolabili: i commissari sorteggiati fra soli prof ordinari, nessuna prova scritta od orale e valutazione esclusiva di titoli e pubblicazioni dei candidati, in modo da rendere il piu’oggettiva possibile la valutazione.”
E’ già qualcosa: poi cos’altro proponete?
“In un secondo tempo chiediamo che venga finalmente avviata e dotata di poteri l’ANVUR, e che una volta che un serio sistema di valutazione sara’ pienamente operativo, che vengano eliminati i concorsi e che ogni Dipartimento/Ente/Istituto sia libero di chiamare chi vuole, ma ne sia veramente responsabile. Abbiamo altresi’ proposto di recuperare risorse dal pensionamento dei prof con piu’di 65 anni di eta’ e/o 40 anni di contributi, cosa che accade nel resto d’Europa mentre in Italia abbiamo prof che restano in servizio fino a 72-75 anni, e che costano al sistema piu’di un miliardo di euro.”
Come promuovete le vostre proposte?
“APRI promuove le sue iniziative tramite campagne stampa, audizioni parlamentari, controinformazione sul blog ricercatoriprecari.blogspot.com, e il suo sito ricercatoriprecari.it. Inoltre l’APRI e’ attiva in un monitoraggio costante sulla trasparenza e legalita’dei concorsi universitari e degli enti di ricerca, cosi’come sulle politiche di finanziamentio della ricerca.”

Pubblicato in Interviste

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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