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ADUC: “Abolire il canone Rai”

Il Canone Rai, ovvero la legge entrata in vigore nel 1938 tramite regio decreto deciso dal Governo Mussolini e tutt’ora  in vigore, è da sempre un argomento che divide italiani ed opinione pubblica e non manca di suscitare ampi strascichi di polemiche; è giusto o no pagare una tassa sul ‘possesso di apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle radiotrasmissioni’?
Inoltre, operando una trasposizione e ponendo il problema su un campo squisitamente ideologico, il servizio pubblico attuale è in grado di operare in maniera effettiva secondo norme di pluralità di informazione ed offrendo spazi equi a tutte le voci del panorama, politico e non, senza operare alcuna censura?
Sono queste alcune tra le domande che vengono portate a sostegno delle tesi di chi alimenta il dibattito sulla liceità del canone Rai, argomento più che mai di attualità dopo le dichiarazioni recenti dello stesso Presidente del Consiglio che invitava gli italiani a non pagarlo.
Tra le tanti voci contrarie a questa tassa, siamo andati ad ascoltare quella di un’associazione, l’ADUC, che si occupa di informare il cittadino su quali sono i prorpri diritti in quanto consumatori ed utenti di un servizio: a rispondere alle nostre domande è Primo Mastrantoni, segretario dell’ Aduc.

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Perchè abolire il canone Rai

L’ ADUC è un’ associazione per i diritti di utenti e consumatori. Qual è il vostro progetto e in quali campi vi muovete?
“L’Aduc (Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori), asociazione senza scopo di lucro, è un centro di iniziativa e aggregazione per la promozione dei diritti dei cittadini consumatori ed utenti. Il nostro principale obiettivo è dotare l’individuo del più efficace strumento civico di difesa: la consapevolezza dei propri diritti e doveri. Offriamo a chiunque, iscritto o meno all’associazione, servizi di informazione e consulenza, richiedendo contributi volontari proprio per mantenere questa formula.”
Leggiamo sul vostro sito notizie in riferimento alla campagna “Disdici il canone RAI”; come mai avete intrapreso questa battaglia?
“Da sempre ci battiamo per l’abolizione del canone Rai, e questo vorremmo. Ci piacerebbe un servizio pubblico liberalizzato, assegnato a diverse emittenti tramite gare d’appalto, una per ogni settore tematico. Ma siamo consapevoli che questo non accadrà per molto, molto tempo. Per ora ci accontenteremmo di non dover essere costretti a pagare per una tv che fa concorrenza sleale ad altri soggetti privati, la cui unica fonte di reddito è la pubblicità.”

Una tassa incoerente

Quali sono le incoerenze di questa tassa?
“Il cosiddetto canone di abbonamento al servizio pubblico radiotelevisivo e’ una tassa sul possesso di un apparecchio televisivo che, allo stesso tempo, e’ il piu’ importante mezzo per la ricezione di programmi di altre emittenti che non godono di questo privilegio. La Rai eroga il servizio pubblico utilizzando i proventi di questa tassa per competere con altre emittenti, quindi in una situazione di abuso di posizione dominante.”
Da quanto tempo portate avanti questa battaglia ed in quanti vi hanno seguito?
“La nostra battaglia dura da ben 15 anni e la petizione ai Presidenti del Senato e della Camera dei Deputati, per l’abolizione della” tassa Rai”, e’ stata sottoscritta da circa 200mila persone.”
La TV pubblica, ad oggi, riesce effettivamente a garantire una giusta pluralità di informazione?
“Ovviamente, no. La Rai e’ lottizzata dai partiti ed e’ quindi asservita agli interessi della partitocrazia. Stante questa situazione, come è facile intuire non ci potra’ mai  essere una giusta pluralita’ di informazione.”

Pubblicato in Interviste

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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