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Misteri di Cronaca Nera

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Riccardo Rasman: il disabile psichico ucciso e legato con il filo di ferro

È tra i casi di cronaca nera più misteriosi degli ultimi anni pur se non molto dibattuto dalla gran parte degli organi di informazione; stiamo parlando della morte di Riccardo Rasman avvenuta a Trieste il 27 ottobre del 2006.
Riccardo Rasman era un giovane di 34anni, un omone di 1 metro e 85 cm e di oltre 120 chili nonchè disabile psichico in cura per sindrome schizofrenica paranoide con delirio persecutorio (uno dei diversi tipi di schizofrenia, una malattia mentale cronica in cui una persona perde il contatto con la realtà), disturbo che gli era comparso durante il periodo (7 anni) nel quale aveva prestato servizio militare presso l’ Aeronautica.
Al riguardo la Corte dei Conti per il Friuli Venezia Giulia, nel 2003, aveva riconosciuto a Rasman l’infermità dipendente da cause di servizio a seguito di un ricorso presentato dalla famiglia contro il Ministero della Difesa. Il ragazzo è quindi a tutti gli effetti un disabile psichico.
Torniamo alla notte di quel 27 ottobre 2006: Riccardo si trova nella sua abitazione di Trieste, un monolocale di proprietà dell’ Ater (Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale) situato in un quartiere popolare della città.
E’ all’incirca l’ora di cena quando i vicini di Rasman chiamano la polizia; secondo le successive ricostruzioni alquanto confuse, Riccardo stava ascoltando la musica ad un volume eccessivo e ad un certo punto era uscito sul balcone di casa, completamente nudo, iniziando a lanciare petardi ai passanti. Questa è la segnalazione che arriva al 113 che, dopo pochi minuti, giunge sul posto.

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Dinamica della morte di Rasman:

A bordo della volante ci sono due agenti, Maurizio Mis e Giuseppe De Biasi che arrivano abbastanza celermente all’appartamento di Rasman; i due, in base alle ricostruzioni, bussano alla porta di Rasman chiedendogli di aprire ma dall’altra parte non ottengono riscontri in tal senso.
Riccardo infatti non vuole aprire la porta e, anzi, pare risponda male agli agenti; secondo la difesa, ha agito così per paura. Rasman infatti, ha avuto un precedente con alcuni poliziotti che lo avrebbe segnato; nel 1999 ha denunciato due agenti con l’accusa di aggressione. Inoltre, Rasman soffre, come detto, di una sindrome schizofrenica paranoide con delirio persecutorio che può ovviamene generargli sentimenti di timore nei confronti del prossimo.
I due agenti accorsi sul posto, Maurizio Mis e Giuseppe De Biasi, non sono a conoscenza di tutto questo e spingono per entrare nell’appartamento; non riuscendoci chiedono rinforzi e così dalla sala operativa viene inviata un’altra pattuglia composta dagli agenti Mauro Miraz e Francesca Gatti.
Successivamente in fase di dibattito, saranno in molti a chiedersi se non sia stato eccessivo l’utilizzo di 4 agenti e 2 volanti per un episodio simile; alla richiesta di rinforzi per un episodio di alcuni petardi lanciati dal balcone infatti, sarà lo stesso Mauro Miraz (uno dei due agenti sopraggiunto in aiuto) ad esclamare: “Ma stai scherzando?”.

Immobilizzato con il filo di ferro:

Fatto sta che i 2 agenti accorrono in aiuto dei loro colleghi; nessuno di loro al momento dell’operazione è a conoscenza dello stato di salute mentale di Rasman. Decidono quindi di forzare la porta con l’ausilio dei vigili del fuoco e di fare irruzione nell’appartamento. Dalle ricostruzioni, una volta dentro al monolocale nasce una colluttazione tra Rasman (che era sul letto) e gli agenti; i quali riescono alla fine ad avere la meglio.
Il ragazzo viene immobilizzato, ammanettato dietro la schiena e le caviglie gli vengono legate con del filo di ferro; così Rasman verrà trovato all’arrivo dei sanitari che riscontreranno anche gravi ferite e segni di imbavagliamento.

Perizia medica:

Ma ad uccidere Riccardo non sarà niente di quanto descritto sin qui; perché c’è dell’altro. Malgrado fosse ormai immobilizzato 3 dei  4 agenti continuano, per oltre cinque minuti, a fare pressione sulla schiena del ragazzo. Per la Procura di Trieste i 3 agenti “esercitavano (pressioni, ndr)sul tronco, sia salendogli insieme o alternativamente sulla schiena, sia premendo con le ginocchia, un’eccessiva pressione che ne riduceva gravemente le capacità respiratorie.”
Il tutto fino a portarlo a respirare affannosamente, a rantolare, a divenire cianotico. E, alla fine, a smettere di respirare. Il decesso viene constatato all’arrivo dei soccorsi sanitari i quali trovano Rasman nello stato di immobilizzazione sopra descritto; la camera presenta schizzi di sangue sui muri. Per il medico legale si tratterà di morte dovuta ad asfissia da posizione. Nella perizia ci sarà scritto:

per causare le lesioni riscontrate gli agenti hanno usato mezzi di offesa naturale in maniera indiscriminata anche verso parti del corpo potenzialmente molto delicate, ma anche oggetti contundenti come potevano essere il manico dell’ascia rinvenuta nell’alloggio o il piede di porco usato dai vigili del fuoco per forzare la porta d’ingresso. Gli stessi agenti hanno ammesso di averlo utilizzato contro il braccio destro di Riccardo

 

Inchiesta giudiziaria:

Da un punto di vista giudiziario, inizialmente viene aperta un’ indagine di ufficio che sarà chiusa in tempi brevissimi, nell’ottobre 2007, con una richiesta di archiviazione; per il magistrato infatti, i quattro poliziotti avrebbero agito nell’adempimento di un dovere. Il tutto appare fin da subito strano; le indagini sono rapide e le testimonianze vengono raccolte dagli stessi agenti coinvolti nella vicenda.
La parte civile si oppone alla richiesta di archiviazione e presenta al giudice una serie di indizi raccolti; così nel febbraio 2008 il magistrato ritorna sulla propria decisione e formula una accusa di omicidio colposo per i 3 poliziotti.  Un anno dopo, nel gennaio 2009, i 3 agenti vengono condannati a sei mesi di carcere, (con pena sospesa); sentenza confermata poi anche in secondo grado.

Sentenza della Cassazione:

A 6 anni dal delitto infine, in ultimo grado, il 12 settembre 2012 anche la Cassazione confermerà quella versione rendendo definitiva la condanna per omicidio colposo nei confronti di tre dei quattro agenti di polizia (Mauro Miraz, Maurizio Mis e Giuseppe De Biase) intervenuti quella sera nell’appartamento di Riccardo Rasman e ritenuti quindi responsabili della morte del ragazzo.
Morte che, si legge nelle motivazioni della sentenza della Quarta sezione penale della Cassazione,“era pacificamente evitabile qualora gli agenti avessero interrotto l’attività di violenta contenzione a terra del Rasman, consentendogli di respirare”.
Si chiude così la vicenda della morte di Riccardo Rasman, uno dei fatti di cronaca più controversi degli ultimi anni; secondo la famiglia infatti, malgrado la sentenza definitiva di  condanna degli agenti, la storia di Riccardo presenta ancora diversi fatti oscuri e la verità non è mai venuta completamente a galla.

Pubblicato in Misteri di Cronaca Nera

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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