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Disabili e sessualità: storia di una battaglia

Disabili e sessualità: ovvero due concetti difficili da sovrapporre o da immaginare insieme. L’argomento è piuttosto delicato e lo avevamo affrontato già in passato dalle pagine di questo giornale per cercare di capire come si svolge la sessualità delle persone disabili. O, quantomeno, per dare a queste persone uno spazio nel quale parlarne dato che l’argomento viene spesso visto come tabu.
“La Convenzione Onu dei diritti delle persone con disabilità sancisce il loro diritto a farsi una famiglia. Questo implica necessariamente vivere la propria sessualità.” A parlare è Lorella Ronconi, presidente di una associazione provinciale che si occupa di abbattimento di barriere architettoniche e culturali, membro della Commissione Pari Opportunità della Provincia di Grosseto nonchè poeta; e disabile ella stessa. “Ho una malattia rara, ne è colpita 1 persona ogni 50 mila; si tratta di una particolare patologia ossea.”

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I disabili e il sesso: un problema oscurato

È lei a guidarci nel delicato mondo della sessualità dei disabili. “Purtroppo, l’idea comune è che i disabili siano creature asessuate, malate e per questo da tenere alla larga dal sesso.” Invece, come ci conferma, non è così. “Per queste persone è una sofferenza incredibile. Per fare un esempio, magari un ragazzo autistico non riesce a comunicare ma ha comunque degli ormoni e di conseguenza avverte una pulsione sessuale rischiando anche di diventare nervoso, aggressivo.”
A cosa è dovuta questa mancanza di attenzione per il problema della sessualità dei disabili?
“Sicuramente ad un retaggio culturale che vede la persona disabile come una persona da compatire, malata, un eterno bambino da difendere e coccolare. È un problema di mentalità. E la maggior parte di loro è costretta a rinunciare a una vita affettiva e sessuale.”
Come potrebbe essere affrontata la questione?
“Nei paesi del nord Europa ad esempio, vi è un’altra mentalità: partendo dal presupposto che nei bambini fino ai 2 anni, come gli stessi pediatri indicano, le coccole ricevute dai genitori sono propedeutiche all’accrescimento intellettuale ed affettivo, è medicalmente e scientificamente provato che questo approccio migliora anche le facoltà intellettive delle persone con ritardo. La sessualità in quei paesi è vista come riabilitazione.”
Nella pratica, in che modo si esplica questa visione della sessualità?
“In questi paesi del nord Europa come dicevo, da molti anni esistono associazioni che si occupano del problema. Lì è prevista la figura dell’ assistente sessuale, vale a dire una persona (uomo o donna) che, dopo un corso di specializzazione, offre contatti sessuali ai disabili: massaggi, carezze, abbracci, coccole, escludendo naturalmente rapporti sessuali completi.”

L’assistente sessuale per i disabili:

Non c’è il rischio che, nell’immaginario collettivo, queste figure possano esser accostate a quelle di Escort o accompagnatori?
“No, nella professionalità dell’assistente sessuale vi è proprio un regolamento che prevede la mancanza dell’ atto sessuale, solo un contatto. Nei paesi del nord vi è un corso professionale para-infermieristico, 3 anni con il rilascio di un diploma; sono persone che possono lavorare a loro volta nelle case famiglia, centri diurni di assistenza ecc… Mentre è facile, qui da noi, sentire storie di disabili che magari si rivolgono a prostitute.”
Tornando alla figura dell’assistente sessuale il disabile ne trae effettivo giovamento?
“Si,come dicevo non viene fatto sesso completo, ma si riesce a migliorare l’affettività o la sessualità di una persona diversamente abile che di per se non ha possibilità di avere una relazione sessuale.”
Quindi secondo voi sarebbe una soluzione?
“Potrebbe essere una soluzione; ognuno ha diritto alla propria sessualità, è una cosa del tutto personale. Si tratta di un bisogno fisico, per chi desidera un contatto, una carezza, l’assistente sessuale potrebbe essere una risposta.”
Quale è la situazione in Italia in riferimento a queste figure?
“Qui la figura non è riconosciuta: anche se a Roma sono nati, da un po’ di tempo, master specialistici per medici o psicologi sull’ affettività e sessualità delle persone diversamente abili. Tra l’altro segnalo che esiste una associazione, la Adn, (associazione diritti negati) di Torino che dal 2007, insieme alla Asl, ha uno sportello di consulenza e orientamento sulla sessualità per i disabili. È già importante che se ne inizi a parlare.”

Supporto psicologico per i disabili:

Secondo voi in futuro ci sarà la possibilità di vedere la figura dell’assistente sessuale anche nel nostro paese?
“Magari non avremo mai la figura degli assistenti sessuali, ma almeno psicologi, medici, infermieri che sappiano dare informazione alle persone, questo ci auguriamo di si: ultimamente qualcosa si muove, pur solo nell’ambito dell’iniziativa di singole associazioni, come dicevo prima. Già il fatto che ci siano sedi universitarie che danno la specialistica in questo campo vuol dire che c’è attenzione su questo argomento.”
Quindi lamentate anche una mancanza di supporto psicologico sull’argomento?
“Senza dubbio, non c’è la cultura dello psicologo che aiuti la famiglia ad un percorso di conoscenza anzichè vergogna su questo tema. In Italia mancano informazioni nei consultori delle Asl. Per fare un esempio pratico, una persona disabile non sa a chi rivolgersi se vuole avere un bambino, se vuole fare sesso e ha bisogno di informazioni. Non se ne parla mai, c’è una grande mancanza di informazione.”
In chiusura, pensa che questa vostra battaglia sulla sessualità dei disabili avrà mai risultati concreti?
“Questa è una battaglia culturale, non so se ci sarà qualcuno che ci darà considerazione. L’Italia è il paese della famiglia tradizionale, certi argomenti si fatica ad affrontarli.”

Pubblicato in Interviste

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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