Seguici su:

Interviste

Letto 1929 Volte
Condividi

Curarsi con la Cannabis: testimonianze dirette di chi lo fa

Curarsi con la cannabis in Italia è un percorso pieno ancora di troppi ostacoli; i pazienti affetti da patologie per le quali l’utilizzo della sostanza è considerato benefico devono combattere con lungaggini burocratiche ed esborsi che non in tutti i casi vengono coperti dal Servizio Sanitario Nazionale.
Avevamo già parlato delle tante difficoltà che incontrano i malati per curarsi con la cannabis; e dopo aver, in passato, trattato da vicino il tema, andiamo ora a raccontare la storia di due persone che si curano, per problematiche diverse, con la cannabis.
Hanno deciso di raccontare la propria storia, mantenendo un parziale anonimato, per mettere in luce le tante difficoltà che si incontrano in questo percorso.

Pubblicità

Primo caso: la Cannabis per dolori cronici

Iniziamo parlando con E.C. un uomo che ha utilizzato (e continua a farlo) la cannabis per curare dolori cronici.

Quali sono i disturbi per i quali ha trovato utile l’uso della cannabis?
“Soffro di artrite psorasica a polsi e mani, e di un altro problema meno grave ma sempre cronico; negli anni ho assunto la mia più che discreta dose di cure medicinali, senza effettivi miglioramenti. Stessa sorte per qualunque altro tipo di antidolorifico. E così siamo arrivati agli psicofarmaci, se la scienza non capisce vuol dire che il matto sei tu. Divertenti ma il dolore restava.”
Quando ha iniziato a fare uso di cannabis per uso medico?
“Non sono mai stato un consumatore abituale di cannabis ma occasionalmente mi è capitato, e mi capita, di fumarla. Mi sono accorto che lo stato di rilassatezza psico-fisica seguente all’assunzione, faceva passare in second’ordine i segnali di dolore, comunque sempre presenti. Fino a cinque mesi fa diciamo che mi sono curato da solo ma, sinceramente, il lato illegale della questione mi ha sempre creato qualche problema. Per fortuna non nei fatti.”
Quando ha deciso di prendere la via legale?
“Finalmente in un periodo di forti dolori e di assenza di ‘rifornimenti’ ho deciso di andare dal mio medico di base e, senza tanti giri di parole, raccontare la situazione. Lei mi ha consigliato di andare da un terapista del dolore e grazie a Stefano Balbo della associazione Cannabis Social Club – Bolzano ho trovato una persona senza preconcetti che mi ha prescritto il Bediol, cannabis terapeutica con il minor grado di thc sul mercato.”

Gli effetti della Cannabis sulla patologia:

Quali sono stati gli effetti della cannabis?
“Dopo alcuni giorni di tisane il primo effetto palese è stato l’essere riuscito a dormire senza sentire quel dolore che mi rendeva difficile prendere sonno e mi costringeva a saltare giù dal letto per rimettere in funzione il cervello il più presto possibile. Sì perché il problema nell’affrontare questo tipo di sofferenza, non è solo quello fisico, ma anche, e io credo soprattutto, l’affaticamento del cervello nel tenere a bada un corpo in difficoltà e le questioni di tutti i giorni. Nei gironi seguenti la sensazione di alleggerimento del lavoro mentale è stata palese, riflettendosi nella mia vita in generale.”
Il THC, principio attivo della Cannabis, è, secondo lei, una cura o altro?
“Sono cosciente che il THC non sia una cura ma solo un trucco, e me ne accorgo nei momenti ‘scoperti’ dove il dolore torna ad urlare, ma per la mia esperienza in trucchi farmacologici devo dire che questo sia il più efficace e sicuramente il più sano. Adesso la situazione è altalenante ma mediamente migliore a prima.”

Le difficoltà riscontrate per reperire il farmaco:

Quanto è difficile ancora oggi, curarsi con questa sostanza?
“Per quanto riguarda reperibilità e costi la situazione è pessima. Nella mia città e dintorni sono riuscito a trovare solo due farmacie che lo avessero e neanche sempre. Delle 30 cartine, una al giorno, che mi servono, con l’ultima ricetta, ad esempio, sono riuscito ad averne solo dodici, senza la certezza di poterla completare. Il farmacista mi ha spiegato che i loro rifornimenti non sono regolari, pur avendo un certo numero di richieste. Per quanto riguarda i prezzi 18 euro al grammo mi sembrano un’enormità quando per le pilloline assunte in tutti questi anni ne avrò spesi un centinaio, anzi me le davano anche gratis per prova.”
In conclusione, come definirebbe la sua esperienza legata al curarsi con ka cannabis?
“La mia esperienza personale, quindi, è assolutamente positiva, a livello di benessere generale, per quello pecuniario già molto meno. Non ho avuto nessun problema, proprio per i risultati ottenuti, e vista la legalità della procedura, a parlarne in famiglia e anche al lavoro. E devo dire che ho trovato una mentalità molto più aperta ed interessata di quanto si possa immaginare. Spero di aver risposto esaustivamente alle domande e mi fa piacere aver potuto gettare il mio piccolo sassolino nello stagno.”

Secondo caso: Cannabis cura palliativa nei casi di tumore

Il secondo caso che raccontiamo è quello di Valentina, una donna che vuole portare a testimonianza la condizione del marito.

Come nasce la vostra esperienza con la cannabis medica?
“Circa due anni fa mio marito ha scoperto di avere un tumore cerebrale non operabile, a soli 27 anni. Era appena nata la nostra bimba ed è stato uno shock. La malattia ha esordito con emiparesi a braccio e gamba definita dai medici irreversibile, poteva solo peggiorare. In sostanza per il nostro caso la medicina può offrire soltanto un protocollo che purtroppo non è curativo.”
Cosa avete fatto dopo?
“Scattò qualcosa in me per cui iniziai ad informarmi, giorno e notte, e scoprii che esistevano le terapie oncologiche integrate da poter affiancare alle cure tradizionali. Le iniziammo subito, ancor prima della chemio. Tra le varie terapie, in seguito, inserimmo la cannabis terapeutica perchè lessi molto dell’olio di Rick Simpson e delle potenzialità della cannabis in ambito oncologico soprattutto per k cerebrale.”
Avete avuto risultati?
“L’emiparesi è rientrata del tutto, la malattia al momento risulta stabile e lui può condurre una vita dignitosa. L’incertezza del domani rimane ma noi continueremo con tutte le cure integrate. Per la cannabis siamo seguiti dal dottor Marco Bertolotto. Lui è molto attivo e preparato sul tema, studia e si tiene in contatto con ricercatori in Europa. Io sono in contatto con molti malati che vivono la nostra stessa situazione. Ci scambiamo contatti e informazioni perchè purtroppo i medici sono poco preparati in materia e tendono a non scrivere cannabis medica.”

Difficoltà a reperire il farmaco a base di cannabis:

Lei ha inviato anche una lettera alle istituzione per sensibilizzare sul tema, esatto?
“Si ho scritto una lettera al ministero della Salute per chiedere che venga fatta maggiore ricerca su questa pianta e che ci sia corretta informazione e preparazione tra i medici. Ho chiesto il perché la ricerca non si spinga sullo studio dell’azione antitumorale della cannabis viste le evidenze e le potenzialità.”
Ci parla dei progetti che avete in cantiere per promuovere l’uso della cannabis medica?
“Per prima cosa vorrei che tutte le persone che vivono la nostra situazione potessero far sentire la propria voce scrivendo come ho fatto io. Questo problema non può continuare ad essere ignorato. Ho aperto una pagina Facebook dove vorrei raccogliere l’urlo delle persone. Mi piacerebbe anche aprire una petizione su Change.org finalizzata a raccogliere firme a favore della ricerca sulla cannabis contro il cancro. Essendo dalla parte del paziente vorrei portare alla luce le difficoltà che incontra un malato nell’accedere a questa terapia. Inoltre, in collaborazione con il dottor Bertolotto e di tutti i medici che vorranno rendersi disponibili, sarebbe bello poter organizzare incontri divulgativi per fornire corretta informazione alle persone.”
Avete difficoltà a reperire il farmaco a base di cannabis?
“La prima difficoltà è nell’essere informati che ci si può curare con la cannabis. La seconda trovare un medico disposto a scrivertela. Al momento la fornitura è su base regionale e a seconda della regione nella quale si vive può cambiare tutto. Da alcune parti è gratuita, a carico del Servizio Santario Nazionale; in altre regioni è a pagamento. Inoltre, a seconda del tipo di preparato e i dei dosaggi, i costi possono essere davvero insostenibili.”

Pubblicato in Interviste

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

Potrebbe interessarti

Lascia un commento

Seguici su: