Navigare a vista oggi è un suicidio imprenditoriale. In un’economia che corre, il valore della consulenza non è più un’opzione, ma un asset strategico. Giulio Iannotta, classe 1973, avvocato patrimonialista e osservatore acuto delle dinamiche finanziarie, mette fine al dibattito con il suo nuovo libro “Sul gran valore della consulenza”.
È l’atto finale di un percorso iniziato con la motivazione di “Come si cambia” e passato per l’analisi critica di “Sulle banche e sul denaro”. Per Iannotta il messaggio è uno solo: chi vede la consulenza come un costo ha già perso, mentre chi la intende come un investimento ha appena iniziato a vincere.
In questa intervista, scopriamo come ripensare il futuro delle attività produttive attraverso la lente della competenza esterna.
Avvocato Iannotta, ci rivediamo e siamo oramai al termine dei vari incontri che hanno offerto interessanti spunti di riflessione su temi come l’imprenditorialità, le banche, il cambiamento. Oggi ci parla del suo ultimo libro “ Sul gran valore della consulenza” : di cosa si tratta?
Il titolo è abbastanza esplicativo, è un saggio breve che elogia lo strumento della consulenza in generale come leva delle attività. In sostanza sostengo che chi si serve dell’aiuto di altri nell’esercizio della propria attività, penso soprattutto all’esercizio dell’impresa ma non solo, acquisisce valore immediato che si traduce in maggiori opportunità.
Può spiegarci perché parla di maggiori opportunità?
Perché chi esercita una qualsiasi attività per svilupparla e farla progredire ha continuo bisogno di informazioni altrimenti opera secondo la propria visione e con le sole proprie competenze. Questo si traduce in un limite all’attività ed in un mercato che opera in regime di concorrenza, anche spinta e spesso in condizioni di crisi, stare fermi e non evolvere costituisce un limite oggettivo ed un grave errore.
Questo libro in realtà chiude una trilogia dedicata agli imprenditori e ai liberi professionisti come me. Il primo testo pubblicato nel 2020 si intitola “Come si cambia” e parla di approcci al cambiamento, di obiettivi e motivazione, il secondo è dedicato ad un argomento con cui tutti noi ci confrontiamo ogni giorno e si intitola “Sulle banche e sul denaro”.
Chiude la trilogia appunto “Sul gran valore della consulenza” proprio per esprimere il concetto che, benchè si sia motivati e determinati a cambiare e ci si sappia orientare nel mondo del denaro, del debito, del credito e degli investimenti, spesso non basta se non si attribuisce valore alla propria attività ricorrendo alla consulenzache costituisce un apporto esterno.
Quindi lei non crede che una persona possa fare bene impresa da sola?
Si può fare molto bene da soli e a volte in una fase di partenza dell’attività si hanno poche possibilità di investire in consulenza ma ovviamente fare impresa con una visione determinata da più punti di vista serve a chiarire obiettivi e a renderli effettivi con minore sforzo. Perciò equiparo la consulenza ad una leva, cioè a qualcosa di intelligente, non di gravoso. Spesso chi fa impresa non investe in consulenza perché la vede come un ulteriore costo ed invece, anche secondo la mia casistica, è un investimento assolutamente produttivo e accessibile che fa risparmiare tempo, errori e sprechi.
Voglio precisare: il libro non parla di consulenza, cioè non fornisce informazioni tecniche di settore, ma elogia la consulenza e aiuta il lettore a mettersi sulla buona strada per riceverla, comprendendone il valore potenziale.
Nel libro infatti non mi preoccupo di fornire prove su argomentazioni quali la convenienza della consulenza legale e strategica nell’impresa ma parlo di strumenti utili a chiunque per gestire al meglio le attività in relazione al tempo disponibile, indico approcci veloci per processi decisionali, settori di riferimento da conoscere, padroneggiare in qualsiasi attività ma non faccio consulenza legale.
Sicuramente penso di dare qualche buon consiglio come sempre nelle mie pubblicazioni.
Alla luce dei fatti, secondo lei anche alle piccole attività serve davvero la consulenza?
Assolutamente si, la consulenza serve a orientare l’attività stessa al miglioramento dei pilastri che la sorreggono, il rapporto con clienti e fornitori, la relazione con gli istituti di credito, gli obiettivi di investimento, la tutela patrimoniale ed infine lo sviluppo.
Fare un’attività imprenditoriale è cosa diversa dal fare per una vita la stessa attività nello stesso identico modo, per quanto possibile, e se non si affronta l’attività in maniera professionale si è esposti al mercato e alle sue oscillazioni e non si programma l’andamento dell’impresa che poi è andamento della vita propria , dei dipendenti, dei collaboratori e dei propri familiari.
Lei insiste molto sul fatto che l’impresa non sia un’entità isolata dalla sfera personale. Perché questo legame è così critico?
E’ tutto collegato, non si può pensare che le vicende economiche e patrimoniali dell’attività non si ripercuotano sui propri cari e determinino le loro vite in positivo o in negativo. Parliamo come vede del gran valore della consulenza che è quello di aiutare la persona a migliorare nel suo complesso.
Spesso si definisce il lavoro dell’avvocato come una “missione”. Lei che idea ha del suo ruolo?
Non credo alla missione, credo nell’opportunità. Voglio aiutare quante più persone possibili a salire di livello condividendo informazioni strategiche. È una ruota che si autoalimenta. Io per primo acquisisco nuove informazioni ogni giorno per metterle a disposizione degli imprenditori. Allo stesso modo, mi metto in gioco con loro acquisendo dalle loro esperienze ulteriori informazioni e aumentando la mia casistica di riferimento.
Parlando del suo ruolo, quando il rapporto professionale con i suoi clienti può definirsi davvero di successo?
Capita spesso che come consulente favorisca l’incontro tra clienti che ritengo omogenei e che possono trarre vantaggio l’uno dall’altro. Ma non basta l’incontro materiale, occorre un approccio omogeneo all’impresa e direi alla vita. La voglia di fare rete ed aprirsi. E per trovare questa sintonia tra impresa e consulente occorre lavorare sulla fiducia.
Per questo non lavoro con persone che mi guardano come un costo e tendono a non aprirsi o sono reticenti sulle informazioni per me necessarie per aiutarle, in particolare quelle patrimoniali e sulle loro abitudini economiche e finanziarie. In questo caso vuol dire che non sono mature per un approccio consulenziale, sono ancorate al proprio modello di attività e non sono il tipo di consulente utile al loro miglioramento.
Un consulente è prima di tutto un tecnico che offre competenze ed esperienze ma quando diventa un amico allora cambia tutto, diventa parte di un progetto umano più che di impresa, favorisce relazioni proficue, individua e suggerisce investimenti. È lì pronto quanto serve tutela e strategia. C’è nel bello e nel cattivo tempo e ti aiuta a non perdere di vista gli obiettivi. Per dirla in parole povere un consulente bravo “ è tanta roba”.
Il libro è stato già presentato al pubblico?
No, e penso che non lo farò nel modo classico, non mi interessano le presentazioni statiche, ho come obiettivo la diffusione concreta del testo e per farlo più che metterlo in vendita lo collegherò, come già sto facendo, ad iniziative di impresa.
In che modo sta portando il suo messaggio direttamente nelle mani degli imprenditori?
Ho chiesto a qualche mio cliente che ha già creduto nella consulenza di regalarlo ai suoi clienti perché la consulenza deve, a mio avviso, divenire una pratica ampiamente utilizzata dalla piccola impresa, anche dal piccolo commerciante al dettaglio che vuole migliorare la propria attività. Inoltre, la testimonianza di chi ha già toccato con mano il “gran valore della consulenza” vale più di mille presentazioni. In questo modo, il libro diventa esso stesso pratica della consulenza. un passaggio di testimone tra chi ha già capito che questo strumento è vitale per migliorare la propria attività, dal grande ufficio al piccolo commerciante al dettaglio.
Parla spesso di abbassare la soglia di accesso alla consulenza. È una sfida alle piccole imprese di prima generazione?
È una questione di democrazia economica. Le aziende strutturate hanno quasi sempre consulenti che le guidano nella visione e nella gestione. Le imprese più piccole, invece, spesso vedono il lavoro solo come un dovere e non come uno strumento di crescita. Spesso sono realtà di prima generazione che rischiano di non arrivare alla seconda proprio per mancanza di visione. È esattamente qui che il consulente diventa necessario. Può cambiare radicalmente la direzione e l’approccio di chi oggi naviga a vista.
Pensa di riuscire nella sua missione?
Si. Sono determinato a portare avanti il mio progetto perché è di assoluto valore, in linea con i miei principi e fruibile.
Che cosa si aspetta da chi leggerà il suo libro e attraverso questo conoscerà il suo punto di vista.
Mi aspetto che il lettore abbia anche solo il dubbio della utilità o della necessità della consulenza e che, seguendo anche qualche trucchetto operativo che tratto nel libro, non si fermi troppo a pensare ma conti fino a 5 e agisca.
Spero che qualcuno leggendo mi contatti e mi dica: “Voglio capire come migliorare la mia condizione e cosa puoi fare di buono per me”, sarebbe una grande soddisfazione constatare che ho trasmesso curiosità e voglia di cambiare in meglio.
Dall’azione spesso si ottengono grandi risultati ma per approfondire questo aspetto le consiglio di leggere il libro che per il momento è scaricabile in formato digitale sulla piattaforma Gumroad nella parte dedicata ai libri. In ogni caso se mi lascia un indirizzo utile le invierò volentieri una copia cartacea per la sua disponibilità.
Come vede se lo scopo è diffondere il gran valore della consulenza, chiunque può diventare un veicolo di diffusione, non solo chi fa impresa.