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Le edicole chiudono: colpa di crisi e nuovi media

Quello dei giornali è un settore la cui crisi ormai acclarata procede in maniera direttamente proporzionale all’evolversi delle nuove tecnologie;sono sempre di più infatti i fruitori di informazioni che preferiscono leggere e cercare notizie in internet o utilizzando altri supporti tecnologici invece di affidarsi al buon vecchio cartaceo sempre più appannaggio di generazioni precedenti.
Questo meccanismo genera una deriva che non accenna a cambiare e che spinge inevitabilmente verso un futuro iper multimedializzato. Secondo un rapporto Censis di qualche mese fa, prendendo in esame il biennio 2007-2009 i lettori occasionali in Italia sarebbero diminuiti dal 67% della popolazione al 58% mentre quelli abituali dal 54% al 34,5%.

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La crisi del settore editoriale

Anche i grandi colossi dell’editoria italiana lamentano in questi ultimi anni una cospicua emorragia di lettori e ci si chiede con sempre maggior insistenza se, con lo sviluppo dell’informazione online e sui nuovi supporti digitali, i giornali cartacei saranno destinati in un futuro ad estinguersi. La risposta a questo interrogativo non è ancora data sapersi, quel che è certo è che stiamo vivendo un periodo di passaggio nel quale il mercato attende ancora di sapere quale sarà la deriva che intraprenderà e nel frattempo si guarda intorno.
Tra i risultati concreti che sono stati già prodotti da questa rivoluzione tecnologica ne segnaliamo uno in particolare, cui spesso non viene dato risalto ma che rappresenta uno specchio emblematico del settore dell’informazione.

Le edicole chiudono i battenti

Stiamo parlando delle edicole, luogo di culto dove per decenni chi aveva sete di notizie ed informazioni era costretto a recarsi e che ora, in base a quanto detto, attraversano una crisi piuttosto profonda; se alle nuove tecnologie ed alla diffusione dei quotidiani free-press aggiungiamo la crisi globale che ha attanagliato tutti i settori, vien da sé capire il motivo per il quale molte edicole continuano a chiudere i battenti. A confermarci la situazione è Armando Abbiati, presidente del Sindacato Nazionale Autonomo Giornalai (S.N.A.G.):
“La crisi nel settore è evidente, vuoi per la tecnologia che permette ora di leggere i giornali su altri supporti vuoi per altri motivi la crisi c’è; è sotto gli occhi di tutti il fatto che si sta vendendo meno, bisogna quindi vedere come mantenere in piedi quel mercato rappresentato dal cartaceo.”

Lo SNAG, il sindacato di settore:

Lo SNAG raggruppa circa 11.500 associati del settore a fronte di un numero di oltre 35.000 punti vendita totali su territorio nazionale e di conseguenza tocca con mano, quotidianamente, le difficoltà di questo settore:
“proteggere un tipo di editoria che sta scomparendo e che potremmo quasi definire ‘Doc’ è dura; parlo di un tipo di editoria che fa informazione. Sono problemi grossi dei quali bisognerebbe discutere riunendoci intorno ad un tavolo. Si sta facendo di tutto per allontanare il cliente dal punto vendita; mi riferisco soprattutto agli editori, che dovrebbero decidere cosa vogliono fare con il loro prodotto. Dentro i grandi giornali anche settimanali, ad esempio, leggiamo sempre l’invito a seguire quel determinato prodotto sul rispettivo sito internet; è ovvio che questo faccia inevitabilmente concorrenza alle vendite cartacee.”

Rete di vendita obsoleta e troppe edicole:

Un altro grande problema che il Presidente dello SNAG individua è quello della rete di vendita che attualmente risulta obsoleta. L’informatizzazione infatti è ancora ferma al palo: “Quello dell’informatizzazione della rete di vendita è un altro grande problema, così come è adesso non va bene; le motivazioni di questo ritardo sono molteplici ed allora mi chiedo: chi è che non vuole trasparenza? Da una parte gli editori continuano a fare del moralismo sugli altri settori, poi nel loro non sono in grado di vendere un prodotto informatizzando la rete di vendita.”
Anche per quel che riguarda il numero di punti vendita presenti sul territorio, secondo il Presidente Abbiati, si potrebbe fare qualcosa: “oggi abbiamo circa 35.000 punti vendita, mi chiedo se non siano troppi. Si potrebbe forse diminuire il numero, ma bisognerebbe agire con criterio, chiudendo punti vendita in località che ne abbiano molti; per fare un esempio, con 100 edicole in meno a Roma o a Milano, probabilmente, neanche ce ne accorgeremmo. In un paesino di 1000 anime il discorso cambierebbe completamente.”

Come arginare la crisi?

Quanto alle soluzioni eventuali da applicare per arginare la crisi del settore, lo SNAG propone soluzioni immediate:
“come dicevo prima ho l’impressione che si faccia del tutto per allontanare il cliente dal punto vendita; la strada diversificata è quella di fidelizzare il cliente, dare altri prodotti che possono essere commercializzati, oppure fare operazioni di vendita on line, nel senso di fare sottoscrivere abbonamenti tramite edicola, ritirare i giornali presso l’edicola stessa.
In questa maniera l’editore potrebbe anche avere dati per tirature abbastanza certe. Invece la fedeltà non viene riconosciuta, non si cerca di avvicinare il cliente al punto vendita; ho l’impressione che, di questo aspetto,gli editori fino a ieri non si siano minimamente curati. Ora con il subentrare della crisi stanno iniziando ad aprire gli occhi.”

Pubblicato in Inchieste

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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