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Contratto interinale: cosa cambia rispetto al rapporto diretto con le aziende

Quando si parla di lavoro interinale, si fa riferimento a un tipo di contratto a tempo indeterminato il quale viene stipulato previo accordo tra un’impresa e l’impiegato. Il suddetto contratto presuppone l’esistenza di una specifica esigenza aziendale da ricoprire, ed è dunque prevista una stretta collaborazione con un’agenzia di lavoro anche definitiva, per l’appunto, agenzia interinale.
Quest’ultima ha il compito di assumere un lavoratore da mettere a disposizione all’impresa che ne ha bisogno per svolgere una determinata mansione. Chiaramente va da sé che per un individuo in cerca di lavoro, questa potrebbe essere una ghiotta occasione di essere stipendiato.

La ricerca di lavoro si sposta in rete

Effettivamente al giorno d’oggi se si opta per la ricerca di un impiego tramite il web – e lo si può intuire facilmente anche setacciando le offerte di lavoro a Roma e dintorni divulgate su Bakeca.it – capita spesso di imbattersi in annunci di agenzie come Manpower. Adecco o Randstad (giusto per citarne alcune tra le più famose). Ovviamente, una volta trovato il lavoro desiderato, è necessario a norma di leggere firmare un contratto per assicurarsi il pagamento delle proprie azioni. Per definizione, il contratto interinale presenta delle differenze per ciò che concerne il rapporto diretto con le aziende: ecco tutto ciò che c’è da sapere a riguardo.

Come cambia il rapporto con le aziende con un contratto interinale

I lavoratori che firmano un contratto interinale sono inquadrati in una struttura tripartita. In primo luogo vi è un aspirante impiegato che svolge delle ricerche; poi c’è un’azienda che ha la necessità di assumere, ma nel mezzo c’è l’agenzia interinale a fungere da intermediario. Quest’ultima è a tutti gli effetti un organo di mediazione tra la domanda e l’offerta di lavoro, e quindi cerca di tappare i buchi laddove presenti. Inoltre, l’agenzia gestisce persino gli aspetti burocratici per conto dell’azienda e del lavoratore.

Per tali motivazioni, chi svolge il ruolo di intermediario riceve una commissione, mentre il lavoratore assunto per l’azienda in questione non riceve costi aggiuntivi. Lo si specifica perché a un primo impatto potrebbe sembrare un’urgenza quella delle imprese, ma in realtà esse si rivolgono all’agenzia interinale nei periodi dove c’è maggior lavoro. Un esempio calzante potrebbero esserlo i mesi estivi per le strutture alberghiere, oppure altri impianti che lavorano principalmente in inverno o in particolare a natale.

È possibile constatare un altro fattore: il responsabile di un’attività che ha bisogno di assumere personale non ha molto tempo da impiegare per la ricerca e la selezione dei lavoratori, ragion per cui preferisce pagare il servizio all’agenzia. E dato che è proprio l’agenzia ad assumere un dipendente, dovrà retribuirlo. L’organo di mediazione ha persino il dovere di sanzionare o licenziare il lavoratore qualora ci siano delle violazioni o delle mancanze.

Stipendio

I lavoratori che firmano un contratto interinale percepiscono il medesimo stipendio di chiunque, secondo quanto previsto dal Ccnl di riferimento per l’attività da svolgere. Da questo punto di vista, quindi, non esistono differenze tra chi usufruisce di questa tipologia di contratto e chi risulta invece un lavoratore subordinato. Come anticipato, è l’agenzia intermediaria ad assumersi le responsabilità economiche e comportamentali di un impiegato. Tuttavia, ci sono dei casi in cui è il datore di lavoro a pagare totalmente o parzialmente lo stipendio al dipendente; ma il responsabile di un’impresa può poi esplicitare il tutto all’agenzia.

Il contratto interinale e la somministrazione: le tempistiche

Per quanto riguarda le tempistiche di un contratto interinale, c’è da dire che può essere sia a tempo determinato che indeterminato. Nella prima eventualità il contratto non può presentare una durata di oltre 36 mesi, nonostante si possa prorogare in somministrazione al massimo cinque volte. Superata la suddetta soglia, il contratto di lavoro si trasforma da determinato a tempo indeterminato. Infatti, la somministrazione entra in gioco anche nel contratto interinale a tempo indeterminato, e un’azienda può avvalersene soltanto per un massimo del 20% del personale assunto a tempo indeterminato nell’arco di un anno.

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Giornalista scomodo - "L'unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede..."

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