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Lettera al Ministero dell’Istruzione

Signor Ministro dell’Istruzione, mi dice cosa ricorderà un ragazzo a proposito della tragedia manzoniana che consiste nel rifiuto delle tre unità aristoteliche accettando solo quella dell’azione ma intendendola come un complesso organico di azioni?
Glielo dico io: non ricorderà nulla. Ma se un professore, quando presenta Manzoni, entrasse in classe con i “Promessi Sposi” in mano e leggesse con le lacrime agli occhi lo strazio composto di una madre malata di peste che esce “d’uno di quegli usci” con la sua bimba in braccio “di forse nov’anni… col petto appoggiato al petto, come se fosse stata viva; se non che una manina bianca a guisa di cera spenzolava da una parte, con una certa inanimata gravezza, e il capo posava sull’omero della madre, con un abbandono più forte del sonno…”, ecco, io le assicuro che i ragazzi non si dimenticherebbero più di Alessandro Manzoni.

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Chi insegna deve avere passione per la materia

Chi insegna deve essere infiammato di passione per la propria materia perché è solo quella passione che lascerà un segno profondo negli studenti. Se i professori non ne sono dotati, devono cambiare mestiere, perché quando si ritrovano in classe con cinquanta occhi addosso, se non sanno divertirli, commuoverli, sorprenderli, affascinarli, quegli sguardi, cosa sono lì a fare?
I ragazzi sono affamati e curiosi a sei anni e, verifica dopo verifica, vengono addestrati e rimpinzati fino alla nausea. Ridotti ad una raffica di voti, interrogati con la minaccia dell’insufficienza, vivono la scuola con eccessiva ansia e sono destinati a dimenticare la maggior parte delle nozioni che vengono loro inoculate.
Lei non deve permetter, Signor Ministro, che basti la conoscenza nozionistica di una materia infiocchettata dal diploma di laurea per poter diventare docenti.

 

Insegnare ai professori a trasferire interesse:

Le chiedo di istituire un iter per i futuri educatori allo scopo di insegnare loro come si comunica, come si trasferisce un interesse, come si possono scoprire e sviluppare i talenti insiti in ogni individuo.
I professori devono in primis amare la vita per poter trasferire una passione, portare in classe sacchi di foglie gialle e rosse per parlare dell’autunno, inventarsi lezioni ogni volta uniche, capisce cosa intendo?
Un insegnante non può essere una persona qualsiasi perché sta formando la generazione che potrà conservare o distruggere questo pianeta. Educare significa “tirar fuori”, trarre cioè dalla persona quanto la stessa ha in sé da sviluppare e oggi, salvo una manciata di docenti fuori classe e realtà sul modello, ad esempio, della Steineriana, non succede.

 

Il coraggio di riformare la scuola:

Affido a lei, Signor Ministro, il delicato compito di riformare la scuola perché possa forgiare uomini e donne appassionati e creativi, fuggendo l’attuale appiattimento che li vuole tutti uguali.
Non abbia paura ad osare! Mi rendo conto che le persone libere e felici non sono più controllabili, ma, viva Iddio, genereranno un’Italia che armata di bellezza, creatività ed entusiasmo travolgerà il mondo!
Tutto questo non è un’utopia, ma ci vuole coraggio. Il coraggio di rinunciare agli schiavi in favore degli uomini liberi. Mi dica, Signor Ministro, lei ce l’ha, questo coraggio?

 

Bianca Brotto, Brescia

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Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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