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libro ezio gavezzani

I cecchini del fine settimana. Il libro inchiesta sui safari di uomini in Bosnia

Età media compresa tra i 35 e i 40 anni, ricchi occidentali professionisti, stimati imprenditori, magari anche di buona reputazione provenienti da diversi Paesi; i più numerosi quelli proveniente dal nord Italia ma anche dalla capitale: sono gli “Arcieri” protagonisti del libro inchiesta “I cecchini del weekend” scritto da Ezio Gavazzeni per Paper First. Un salto nel passato recente della guerra in Bosnia Erzegovina (1992-1996) e in quella che per alcuni sarebbe “una leggenda metropolitana”.

Il libro che ha dato il via all’inchiesta della Procura di Milano

Ma non per l’autore di questo libro (grazie al quale è stata avviata una inchiesta presso la Procura di Milano per “omicidio volontario aggravato da motivi abbietti e futili” affidata al pm Alessandro Gobbis). Altri procedimenti giudiziari sono stati aperti, oltre che in Bosnia, anche in Austria, Svizzera e Belgio: un libro tradotto già in nove lingue che, attraverso testimonianze di persone che non si sono poi sottratte agli interrogatori dei magistrati,  ricostruisce l’organizzazione dedita ai “safari” di coloro che, investendo  ingenti somme di denaro – ovviamente tutto in nero –  venivano messi nelle condizioni di poter sparare  alle persone inermi – meglio se bambini, donne, poi a seguire uomini e anziani – che vivevano a  Sarajevo.

Viaggio tra le agenzie che organizzavano i safari

In una conversazione con la giornalista Margherita Reguitti – nell’ambito della rassegna “bookweek” organizzata dal gruppo editoriale Nem che si è svolta a Gorizia dal 12 al 14 giugno – Gavazzeni spiega il suo viaggio nel mondo delle agenzie che si occupano di sicurezza privata, portavalori, fornitori di mercenari; sede operativa Bruxelles. Capiscono che c’è una domanda e si organizzano per soddisfarla.

Unica regola: i soldi, tanti soldi. Anche perchè, si sa, le guerre sono un grande bancomat per tanti. “No alle semplificazioni – avverte subito l’autore -, all’inizio infatti si pensava fossero cacciatori. Mentre il profilo sociale di apparenza è molto diversificato”. Circa 150 fine settimana in 4 anni dal 1992 al 1996 circa.

Reguitti chiede di una delle due società – con sede in Italia – che organizzava il tour, prendeva in consegna le persone e preparava il terreno di caccia; armi – fucili di precisione per non rischiare di sbagliare bersaglio – fornite sul posto. In uno spazio temporale di sole sei ore gli arcieri potevano portarsi a casa il loro “trofeo” che consisteva nei bossoli sui quali venivano incise delle “tacche colorate” a seconda che le vittime fossero bambini oppure adulti.

Il libro inchiesta di Ezio Gavezzani

Un libro scritto con registri linguistici molto diversi perchè presenta varie interviste riportate con una “lingua sporca” fedele al parlato e che permette anche di avere una idea chiara della personalità e natura di ogni singola fonte. I nomi delle persone sono ridotti a sigle, gli “Arcieri” sono i clienti, i “Cervi” le prede umane. “Cervi per Arcieri” è la formula utilizzata per il “via libera” al telefono o via mail dagli organizzatori di questo traffico per indicare che la trasferta in Bosnia Erzegovina – il fine settimana successivo -, è possibile e che quindi si può procedere ad attivare la logistica e la macchina organizzativa.

Senza ovviamente praticare alcuna censura alle testimonianze, Gavazzeni ha lavorato per salvaguardare il più possibile la genuinità e l’autenticità delle testimonianze raccolte. Nella sua prefazione il giudice Guido Salvini racconta come l’autore gli avesse chiesto se fosse ancora possibile far partire una indagine dopo tanti anni per delitti avvenuti fisicamente in un altro Paese. “Sì, gli ho risposto perché quello che hanno commesso quegli assassini per divertimento sono omicidi volontari certamente aggravati dai motivi abiti” e con questa aggravante la pena prevista dal Codice penale è quella dell’ergastolo ma, soprattutto, sono imprescrittibili.

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