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Come funziona l’indennità parlamentare in Italia

L’indennità parlamentare rappresenta uno degli elementi centrali dell’assetto democratico italiano, nonché uno dei più discussi dall’opinione pubblica, concepito per garantire che l’accesso alle cariche elettive sia aperto a ogni cittadino, indipendentemente dalle proprie condizioni economiche di partenza.

Non è un semplice stipendio professionale, ma di un presidio costituzionale volto a tutelare l’indipendenza e la libertà dei membri del Parlamento nell’esercizio delle loro funzioni.

La sua struttura, come detto, spesso oggetto di critiche, è composta da diverse voci che vanno oltre la quota base, includendo rimborsi spese, diaria e benefit logistici, regolati da un quadro normativo che affonda le radici nella Carta Costituzionale del 1948.

Il fondamento costituzionale e normativo

Il principio cardine su cui poggia l’intero trattamento economico dei rappresentanti eletti è l’articolo 69 della Costituzione Italiana, il quale recita testualmente che i membri del Parlamento ricevono un’indennità stabilita dalla legge.

La previsione non è stata inserita in modo casuale: i padri costituenti vollero evitare il ritorno a un sistema in cui solo i possidenti potessero permettersi di fare politica. Senza un adeguato ristoro economico, infatti, chiunque non disponesse di rendite personali sarebbe escluso dalla possibilità di servire le istituzioni, rendendo la democrazia un privilegio per pochi.

La legge che attua questo principio è la numero 1261 del 31 ottobre 1965, la quale stabilisce i criteri per la determinazione dell’indennità e dei rimborsi spese.

Secondo la normativa, l’indennità non può superare il tetto massimo dello stipendio dei magistrati con funzioni di presidente di sezione della Corte di Cassazione.

Nel corso degli anni, diverse delibere degli Uffici di Presidenza di Camera e Senato hanno apportato modifiche e tagli lineari, cristallizzando gli importi per lunghi periodi nel tentativo di rispondere alle istanze di contenimento della spesa pubblica.

La composizione dell’indennità lorda e netta

Entrando nel dettaglio tecnico delle cifre vigenti nel contesto attuale, l’indennità parlamentare lorda si attesta intorno ai 10.435 euro per i deputati e circa 10.385 euro per i senatori. Tuttavia, questa cifra rappresenta solo il punto di partenza contabile.

Da questo ammontare vengono detratte le ritenute previdenziali, i contributi per l’assistenza sanitaria integrativa e la quota destinata all’assegno di fine mandato, oltre all’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) e le addizionali regionali e comunali.

Al netto di queste trattenute, lo stipendio percepito mensilmente dal parlamentare scende a una cifra che oscilla tra i 5.000 e i 5.300 euro. È importante notare che l’importo può variare leggermente in base al domicilio fiscale del singolo eletto.

Inoltre, per i parlamentari che continuano a svolgere un’attività lavorativa esterna, l’indennità netta subisce una decurtazione ulteriore, arrivando a circa 4.750 euro mensili, a sottolineare la differenza tra chi si dedica in via esclusiva al mandato e chi mantiene impegni professionali paralleli.

La diaria e i rimborsi per l’esercizio del mandato

Oltre all’indennità propriamente detta, il trattamento economico include la diaria, ovvero un rimborso spese forfettario destinato a coprire i costi di soggiorno a Roma. Attualmente, la diaria mensile è fissata a circa 3.500 euro. La voce è strettamente legata alla presenza effettiva del parlamentare ai lavori d’aula: per ogni giorno di assenza dalle sedute in cui si svolgono votazioni elettroniche, viene applicata una decurtazione automatica di circa 206 euro. Si considera presente il deputato o senatore che partecipa ad almeno il 30% delle votazioni giornaliere.

A ciò si aggiunge il rimborso delle spese per l’esercizio del mandato, una quota che ammonta a circa 3.690 euro mensili. La somma è concepita per sostenere i costi relativi al rapporto tra eletto ed elettori, come l’affitto di uffici sul territorio, le spese di comunicazione e i collaboratori.

La normativa attuale prevede che il 50% di questa somma sia erogato in modo forfettario, mentre l’altro 50% debba essere giustificato attraverso una rendicontazione specifica che attesti l’effettivo impiego dei fondi per finalità istituzionali.

Trasporti e telecomunicazioni

Il supporto all’attività dei parlamentari si estende anche alla mobilità e alla logistica. I membri del Parlamento usufruiscono della libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima e aerea sul territorio nazionale per gli spostamenti legati al mandato.

Per i trasferimenti tra l’aeroporto di Roma Fiumicino e il centro città, o per le spese telefoniche e informatiche, sono previsti rimborsi forfettari trimestrali o agevolazioni dirette fornite dalle Camere di appartenenza. I benefit mirano a rendere il rappresentante costantemente presente sia nel palazzo legislativo che nel collegio elettorale di riferimento.

L’assegno di fine mandato

Infine, al termine del periodo trascorso in Parlamento, i deputati e i senatori ricevono il cosiddetto assegno di fine mandato. Si tratta di una forma di liquidazione calcolata sulla base degli anni di servizio effettivo.

L’assegno è finanziato attraverso una trattenuta mensile obbligatoria sull’indennità lorda durante la legislatura. Contrariamente a quanto spesso percepito, non si tratta di un vitalizio erogato a vita, bensì di una somma una tantum proporzionale ai contributi versati, simile al trattamento di fine rapporto dei lavoratori dipendenti, sebbene parametrato alle peculiarità del ruolo pubblico ricoperto.

Matteo Di Medio

Giornalista - Content Manager presso Linking Agency; Caporedattore e Autore presso Giocopulito.it e Influentpeople.it

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