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Sedazione profonda ed eutanasia: da Dj Fabo a Marina Ripa di Meana

Gli argomenti legati al fine vita tornano di interesse in modo prepotente ogni volta che eventi di stretta attualità lo richiedono; è stato così per il caso di Dj Fabo, ovvero Fabiano Antoniani, l’uomo che ha trovato la morte volontaria in Svizzera grazie anche all’Associazione Luca Coscioni e al supporto di Marco Cappato dopo che nel 2014 era rimasto vittima di un incidente stradale che lo aveva reso cieco, tetraplegico e immobilizzato in un letto.
Ebbene Dj Fabo aveva scelto la via del suicidio assistito in Svizzera, la cosiddetta eutanasia o dolce morte; una decisione drastica che aveva avuto un impatto molto forte sull’opinione pubblica e che, secondo molti, ha contribuito nelle scelte del Governo in tema di Biotestamento. In Italia la legge è stata varata il 14 dicembre 2017.
Un altro caso nelle ultime ore ha scosso le coscienze; è quello della morte di Marina Ripa di Meana dopo anni di lotta contro il cancro. La donna aveva inizialmente pensato all’eutanasia in Svizzera, alla fine ha preferito la strada italiana delle cure palliative con la sedazione profonda.
Una strada percorribile nel nostro paese anche se non è forse nota a tutti: vediamo allora cosa si intende con sedazione profonda, come seguire questo percorso e le differenze con l’eutanasia.

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Trattamenti palliativi: di cosa si parla

I trattamenti palliativi sono previsti dalle nostre leggi e dai protocolli sanitari: la norma di riferimento è del 2010, la legge n.38, e prevede “Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore”.
Una legge innovativa che va a garantire, per la prima volta, accesso a cure palliative e alla terapia del dolore per pazienti con la finalità di garantire dignità alla persona umana. Il tutto nell’ambito dei Lea, i livelli essenziali di assistenza a carico quindi del Servizio Sanitario.
Una norma che semplifica anche l’iter per accedere a farmaci impiegati nella terapia del dolore andando a modificare il Testo unico della legge in materia di stupefacenti. La prescrizione di oppiacei è quindi facilitata anche se poi, nel concreto, l’Italia spende molto poco per questa voce (http://espresso.repubblica.it/inchieste/2017/03/01/news/terapia-del-dolore-diritto-sconosciuto-in-italia-1.296367) .
Alla terapia del dolore ed ai trattamenti palliativi possono accedere pazienti per i quali non esistano terapie efficaci e speranze di cura. Quindi gli stati patologici per i quali ormai non vi sia nulla da fare.

La sedazione profonda

E veniamo ora alla sedazione profonda, salita alla ribalta della cronaca dopo la morte di Marina Ripa di Meana la quale ha voluto evidenziare proprio di essersi affidata questa strada anche a lei sconosciuta.

 

Non sapevo, non conoscevo questa via. Ora so che non devo andare in Svizzera. Vorrei dirlo a quanti pensano che per liberarsi per sempre dal male si sia costretti ad andare in Svizzera, come io credevo di dover fare. È con Maria Antonietta Farina Coscioni che voglio lanciare questo messaggio, questo mio ultimo tratto: per dire che anche a casa propria, o in un ospedale, con un tumore, una persona deve sapere che può scegliere di tornare alla terra senza ulteriori e inutili sofferenze.”

 

Questo il ‘testamento morale’ di Marina Ripa di Meana diffuso anche in un video. E la sedazione profonda in effetti è una realtà praticabile in Italia. Rientra nella medicina palliativa e prevede la somministrazione intenzionale di farmaci per ridurre, fino ad annullarla, la coscienza del paziente.
Scopo finale, quello di alleviare sintomi fisici o psichici intollerabili e che siano ormai diventati refrattari a qualsiasi tentativo di approccio terapeutico.
Si parla quindi di condizioni di morte imminente con prognosi di poche ore o pochi giorni e causata da malattia inguaribile, in stato avanzato e per la quale no vi siano più speranze. È obbligatorio in questo caso il consenso informato.

Differenza con l’eutanasia: i casi Dj Fabo e Marina Ripa di Meana

L’eutanasia è altresì una azione tesa a procurare la morte con la finalità di eliminare ogni dolore. In sostanza mentre l’intervento palliativo è teso a liberare il malato dalle sofferenze che sta provando, con l’eutanasia si va a porre fine alla vita tramite un farmaco su sua esplicita richiesta.
Il secondo esempio è quanto accaduto a Dj Fabo, che è dovuto andare in Svizzera a morire poiché l’eutanasia non è legale in Italia; viceversa la sedazione profonda è una cura palliativa cui ha fatto ricorso Marina Ripa di Meana per porre fine al dolore.
Queste le principali differenze tra i due casi. Con la cura palliativa al malato vengono somministrati farmaci in grado di sedarlo completamente andando ad annullare in toto la sua consapevolezza. Si va quindi a interrompere la percezione della sofferenza quando si è arrivati ad un punto in cui per il malato non ci siano più speranze e manchi poco al sopraggiungere della morte.
Con l’eutanasia teoricamente si può andare a interrompere un percorso di cure per alcune malattie che non prevedono cura né rimedi; ma per le quali la morte sia ancora lontana. Proprio il caso di Dj Fabo, inchiodato da anni nel proprio letto e per il quale non era possibile prevedere una fine esatta delle sue sofferenze. Motivi che l’hanno spinto a recarsi in Svizzera volontariamente per morire; dato che in Italia questo percorso è ancora fuori legge.

Pubblicato in Focus

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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