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Grappa, tutto quello che c’è da sapere. Storia e metodi di produzione

La grappa è una bevanda italiana unica che può essere prodotta esclusivamente nel nostro paese. Si tratta di una acquavite ottenuto da vinacce, semi d’uva scartati e gambi che sono un sottoprodotto del processo di vinificazione. Questo liquore esiste dal Medioevo, ma la storia della grappa ha radici più profonde.
Dagli antichi egizi agli alchimisti mediterranei, fino alle nostre tavole, la grappa non è solo la conclusione perfetta ed elegante di un buon pasto italiano. Ma è anche un simbolo della magia e del mistero che, per secoli, è stato associato alla creazione degli spiriti in Europa.

Storia della Grappa: le sue origini

La storia dell’acquavite e di tutte le bevande distillate risale a molti secoli fa, più precisamente ai tempi della Mesopotamia, circa 800 anni prima di Cristo. La prima memoria scritta sulla grappa tuttavia può esser fatto risalire al IV secolo d.C., all’interno di un trattato sull’alchimia redatto da Sinesio di Cirene, un vescovo africano della chiesa cattolica.
Un paio di secoli dopo Sinesio sarà l’alchimista arabo Abu Beckr Mohamed Ibn-Zakariaya el-Rhazi a scrivere un trattato in materia di distillazione “dell’acqua della vita” e dei metodi giusti per farlo.

Storia della Grappa: Medioevo e Rinascimento

Nel Medioevo il processo di distillazione divenne un qualcosa di molto comune in Italia. Tuttavia ci vollero alcuni secoli prima che i distillati di vino uscissero da un qualcosa circoscritto alle farmacie ed entrassero a far parte della vita quotidiana dei cittadini.
Questo in virtù del fatto che, prima, gli alcolici erano considerati un medicamento e non una bevanda; un qualcosa di utile per favorire la digestione. Dopo divennero un vezzo, buono per stimolare la convivialità tra persone.

Da medicamento a bevanda gioviale

Ecco allora il primo grande passo della grappa, da medicamento a bevanda gioviale da utilizzare per piacere, condividendola anche con i propri ospiti. Il medico Michele Savonarola (zio di Girolamo, il noto frate messo al rogo nel 1498) è stato il primo a scrivere sulla distillazione della grappa, chiamandola ‘acquavite’ (termine derivato dal latino aqua vitae).
Il trattato in questione prendeva il nome di De Arte Confectionis Aquae Vitae (Sull’arte di fare l’acquavite) e stabiliva come ci fossero tre tipi di acquavite consumate in Italia nel XV secolo:

  1. l’acquavite semplice;
  2. l’acquavite comune;
  3. la quintessenza.

Quando la grappa divenne la bevanda degli italiani

Michele Savonarola fu il primo a scrivere sulla distillazione della grappa; i secoli successivi furono determinanti per la diffusione della bevanda. In particolare il XVII, quando a Venezia nacque la prima Cooperativa degli Acquavitieri. Questo in virtù del fatto che la produzione era diventata abbastanza consistente da richiedere l’istituzione di un’associazione che la regolasse, in particolare nella zona nord est dell’Italia, area geografica alla quale ancora oggi la grappa è legata.
Gli italiani del nord hanno iniziato a usare la parola grappa alla fine del XIX secolo. Deriva da parole dialettali come grapa, che significa grappolo, “grappolo d’uva”. Altri termini dialettali usati per la nostra grappa – tutti del Nord e tutti legati semanticamente al termine grappolo – sono graspa e trape (Friuli), che significano entrambi vinaccia.

Come fare la grappa

La grappa è una bevanda distillata che nasce dalle vinacce: per farla si deve partire da una miscela di pezzi d’uva e alcol. Quando evapora l’alcol, rimane una concentrazione molto potente, dato che la grappa di oggi contiene tra il 40 e il 45% di alcol.
Dopo la distillazione, i grappai la conservano in bottiglie di vetro per circa sei mesi. Il profilo aromatico della grappa dipende dal vitigno, ma generalmente la grappa è potente e secca. Di tanto in tanto, un produttore aggiungerà un po’ di sciroppo o erbe per addolcirlo.

Pubblicato in Focus

Scritto da

Erik Lasiola

Giornalista di inchiesta, blogger e rivoluzionario

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