
In Calabria più della metà della popolazione non pratica sport né attività fisica nel tempo libero. Il dato, certificato dall’ISTAT e riportato nella scheda regionale 2025 di Sport e Salute, parla di un 54,4% contro una media italiana del 33,2%. Non è soltanto una faccenda di abitudini individuali. Dietro c’è un problema strutturale, e meno dibattuto: mancano i luoghi dove farlo.
Lo stesso censimento fotografa la regione con 2.771 impianti sportivi, ma solo l’81% risulta effettivamente attivo. Nel resto del Paese la quota sale al 92%. Gli spazi disponibili sono 1,88 ogni mille abitanti, mezzo punto sotto la media nazionale. Palestre chiuse, campi inutilizzabili d’inverno, strutture mai completate: chi vive al Sud il fenomeno lo conosce bene.
Una regione che vive due mesi l’anno
C’è poi la questione del calendario. I dati Eurostat sul 2025 indicano che l’Italia concentra a luglio e agosto circa il 35% dei pernottamenti turistici annuali, sopra la media europea del 31,1%. In Calabria la quota schizza al 58,8%, la più alta tra le regioni italiane. Più della metà del turismo calabrese si esaurisce in otto settimane.
Eppure i visitatori crescono. Secondo il Ministero del Turismo, nel 2025 la Calabria è stata tra le regioni con la crescita più forte delle presenze, +9,4%. Il nodo è come trattenere una parte di quel flusso anche quando il mare chiude.
La domanda c’è, i luoghi no
Il terzo dato riguarda lo spettacolo dal vivo. Il Rapporto SIAE 2025 registra in Italia oltre 3,3 milioni di eventi, 253 milioni di spettatori e una spesa del pubblico di 4,3 miliardi di euro, in crescita del 7%. I concerti, da soli, hanno superato per la prima volta il miliardo di euro di incassi.
Il pubblico è disposto a spostarsi e a spendere. Ma fuori dai grandi poli del Centro-Nord sono poche le strutture capaci di accogliere migliaia di persone in sicurezza, al coperto e in qualsiasi stagione. Un vuoto che pesa soprattutto nel Mezzogiorno, dove gli eventi si fanno all’aperto e restano ostaggio del meteo.
Il caso di Rende
È in questo contesto che, alle porte di Cosenza, ha aperto la CTC Arena. Il nome viene dalle iniziali dei tre soci di Wisea Eventi, la società che organizza l’Oktoberfest Calabria: Ivan Calderaro, Alessandro Turano ed Enrico Cristiano. L’area si estende per circa 52 mila metri quadri, tra parcheggi, viabilità e un’arena all’aperto da circa 20 mila metri quadri.
Il centro del progetto è una tendostruttura in alluminio di circa 60 per 80 metri, progettata e realizzata da AmarantoIdea. Copre 4.800 metri quadri e, secondo gli organizzatori, può ospitare circa 3.800 persone sedute o fino a 9.000 in piedi durante i concerti. L’inaugurazione coincide con l’Oktoberfest Calabria, in programma dal 15 al 31 ottobre: diciassette giorni in pieno autunno, a stagione balneare finita. Wisea Eventi stima che la manifestazione coinvolga circa 300 persone tra sala, cucina, sicurezza, logistica e allestimenti.
Perché una tenda e non un palazzetto
La scelta della tendostruttura non è solo una questione di costi. Una struttura in cemento richiede anni tra progettazione, appalti e cantiere. Una copertura modulare in alluminio si realizza in tempi molto più brevi, può essere riconfigurata e, a fine vita, smontata e riciclata. AmarantoIdea, che dichiara quasi 300 installazioni in oltre 220 città italiane, spiega che la progettazione parte da chi userà lo spazio: quante persone, quali flussi di ingresso e uscita, dove i servizi, quali carichi di vento e neve.
Lo stesso principio vale per lo sport. In Italia i campi da padel sono circa 10.200, secondo Paese al mondo dopo la Spagna, e il 45% è già coperto. Una copertura trasforma un impianto stagionale in un impianto utilizzabile tutto l’anno. Durante l’Oktoberfest, del resto, l’arena ospiterà anche la Oktoberfest Run del 25 ottobre, con una 10 chilometri omologata FIDAL e gare per famiglie e ragazzi.
La CTC Arena come caso studio
Il progetto della CTC Arena intercetta tre dinamiche che accomunano ampie porzioni del Mezzogiorno: una richiesta sempre più vivace di spettacoli ed eventi, un flusso turistico che resta sbilanciato sulla stagione estiva e un patrimonio impiantistico sportivo che non raggiunge gli standard nazionali. Per rispondere a ciascuna di queste criticità servono strutture coperte, affidabili e adattabili, la cui realizzazione sia compatibile con i tempi di chi le progetta e di chi le gestirà.
La verifica decisiva scatterà però dopo il 31 ottobre: sarà allora che si potrà valutare quante giornate l’anno l’arena riuscirà effettivamente a funzionare e quanti eventi saprà catalizzare al di fuori della stagione estiva. Solo in quel momento si capirà se una tendostruttura può ambire a diventare non soltanto il palcoscenico di una celebrazione, ma una vera infrastruttura economica al servizio del territorio.