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Lavoratore finto ‘a progetto’: risarcito ed assunto

A Reggio Calabria il giudice del lavoro ha condannato un’ azienda, operante nel call centering, ad assumere a tempo determinato un dipendente precario nonché a risarcirlo con una cifra piuttosto cospicua; circa 47mila euro.
Accade anche questo in tempi di crisi e precariato all’interno di un settore occupazionale dove, sempre più spesso, le imprese approfittano del lavoratore e propongono contratti dai quali esse stesse traggono benefici. Veniamo ai fatti.
La storia è quella di un lavoratore come tanti, dipendente presso un call center con il classico contratto a progetto ma che, nella realtà, svolge un lavoro effettivamente subordinato.
Spesso infatti, quello del contratto a progetto è solo un pro – forma, un espediente cui le aziende ricorrono per diminuire il costo del lavoro e che relega il lavoratore stesso in un limbo infinito caratterizzato, come ovvio, da minori diritti; in realtà, andando ad analizzare da vicino, molte volte dietro a questi contratti non vi è alcun progetto da realizzare effettivamente così come, in altri casi, dietro a lavoratori assunti con contratti ‘leggeri’ di prestazione occasionale poi, nel concreto, si nascondono veri e propri rapporti di lavoro subordinato con orari e carichi di lavoro tutt’altro che occasionali.

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La condanna all’azienda di Reggio Calabria:

Per questo motivo, nella vicenda di Reggio Calabria il giudice del lavoro ha condannato l’azienda costringendola a convertire il contratto in essere, registrato chiaramente come a progetto, in un vero e proprio contratto di lavoro subordinato; inoltre, l’azienda dovrà sborsare al lavoratore, a titolo di risarcimento, una cifra di poco inferiore ai 47mila euro.
“Questa sentenza che ha visto il lavoratore risarcito dimostra che vincere si può” ha commentato entusiasta Stefania Radici, ovvero la responsabile del Sol (sportello orientamento lavoro) della Cgil di Messina che ha diffuso la notizia tramite il social network Facebook – “Troppo spesso le imprese abusano delle tipologie contrattuali non standard e a scadenza, come contratti a progetto o contratti occasionali, per alleggerire il costo del lavoro e dotarsi di lavoratori con meno diritti e più remissivi.” ha proseguito la sindacalista.
“Ebbene, tale contratto è illegittimo ed un giudice del lavoro può ordinare la trasformazione dello stesso in contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Ma affinché ciò accada, è necessario che il lavoratore impugni il contratto e introduca il ricorso davanti ad un giudice”.

 

Legge del 2010 sul ‘collegato lavoro’:

Tuttavia la situazione, attualmente, si è fatta più complicata: con l’introduzione della Legge 183/2010 nota come “collegato lavoro”, infatti, sono stati ridotti i tempi di prescrizione ed i lavoratori precari hanno adesso a disposizione solamente 60 giorni di tempo dalla scadenza naturale del contratto o dal recesso da parte del committente per poter contestare la legittimità della cessazione del rapporto di lavoro.
Un tempo molto breve che, commentano sempre dalla Cgil di Messina, se non utilizzato si tradurrà inevitabilmente in una sanatoria di massa di abusi e licenziamenti illegittimi.

Pubblicato in Archivio Notizie

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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