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Pet therapy: in Emilia Romagna sì agli animali negli ospedali

La chiamano pet therapy, in italiano qualcosa del tipo zoo-terapia o giù di lì e, generalmente, con questo termine si fa riferimento ad una co-terapia basata sull’interazione tra uomo ed animale dove la presenza di quest’ultimo serve a generare effetti positivi sulla psiche del paziente stimolandone la partecipazione attiva.
La storia della pet therapy ha origine negli anni ’70 quando uno psichiatra infantile statunitense, Boris Levinson, espose una teoria secondo la quale tra un uomo ed un animale può esserci un legame talmente profondo da facilitare la guarigione psichica, e conseguentemente anche fisica, di soggetti affetti da qualche malattia.
Una teoria rivoluzionaria che prese piede poco a poco anche nel resto del mondo: in Italia non essendovi una precisa definizione giuridica nazionale sulle procedure ed i requisiti minimi per poter effettuare la pet therapy, il compito di legiferare in materia è affidato alle regioni. Risultato di ciò, si assiste ad un panorama disarticolato nel quale ciascuno agisce per proprio conto e senza unità di intenti. Fattore che ha spesso portato più a problematiche che non ad effettivi giovamenti.

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Pet therapy in Italia:

Parlando sempre dell’Italia, la regione Veneto è stata la prima a credere nel pet therapy (era il 2005) ed è l’unica dove si è cercato di dare un inquadramento giuridico alla questione: la legge 3/2005 in materia di Terapie Complementari ha infatti posto l’attenzione, nell’ ambito dell’ impegno ad aumentare l’attenzione verso i trattamenti volti a garantire il recupero del benessere del malato, su due nuovi trattamenti di supporto agli interventi clinico terapeutici: vale a dire la terapia del sorriso e, per l’appunto, la terapia assistita dagli animali. La legge andava anche a prevedere la promozione e la diffusione di tali nuove terapie presso ospedali e strutture sanitarie della Regione.
Detto del Veneto, si è ora in attesa del via anche da un’altra regione; l’Emilia Romagna. Da alcune ore la commissione Politiche per la Salute e Politiche Sociali ha infatti dato il via libera (all’unanimità) alla norma che consentirà di portare cani e gatti nelle strutture ospedaliere pubbliche e private dell’Emilia Romagna. La norma deve esser ancora approvata in maniera definitiva dalla giunta. Dopodiché diventerà operativa e dovrà essere obbligatoriamente rispettata in tutte le strutture ospedaliere regionali che dovranno regolamentare in maniera autonoma.

 

La legge dell’Emilia Romagna:

La normativa si riferisce esclusivamente ad animali da affezione, solo cani e gatti per la precisione, e sarà valida su esplicita richiesta del paziente durante il suo periodo di ricovero. La regolamentazione avverrà di volta in volta, ovvero quando capiterà che sarà richiesto l’accesso di un animale d’affezione.
La norma esclude tuttavia alcune unità degli ospedali, dove gli animali non potranno comunque accedere; si tratta di Unità di terapia intensiva; Chirurgia d’urgenza; Traumatologia d’urgenza; Unità e/o stanze di isolamento comprese quelle che ospitano i pazienti posti sotto precauzioni per contatto; Unità di terapia intensiva e semi – intensiva post- operatoria; Centri Trapianto; Centri grandi ustionati; Centri dialisi; Ostetricia e Nursery; Sale operatorie; Sale diagnostica e Interventistica invasiva; Sale con impianti radiologici; Sale mense. Per richiedere l’accesso di un animale il paziente (o un suo famigliare) dovrà farne esplicita richiesta scritta alla direzione sanitaria della struttura ospedaliera in questione. 
Il provvedimento si inquadra nell’ottica di quanto sopra detto, ovvero favorire il mantenimento del contatto con i propri animali da compagnia per tutte le persone residenti nelle strutture ospedaliere; contatto che, come spiegato, può avere valenza terapeutica, riabilitativa, educativa e ludico-ricreativa diventando a tutti gli effetti una terapia. O, per dirla meglio, una pet therapy.

Pubblicato in Archivio Notizie

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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