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Immigrazione in Italia: il punto sugli stranieri nel nostro paese

Con la pubblicazione del 22° Dossier Statistico Immigrazione a cura di Caritas – l’associazione che fa capo alla Chiesa Cattolica Italiana per l’assistenza ai bisognosi – e Fondazione Migrantes (una costola della Cei) lo scorso 30 ottobre a Roma, emerge un quadro aggiornato e sempre estremamente valido sullo stato dei flussi migratori nel nostro paese.
Secondo il rapporto, i non-italiani attualmente presenti sul territorio nazionale in pianta stabile, per motivi lavorativi, familiari o umanitari, hanno superato quota cinque milioni, assestandosi alla cifra record di 5.011.000 persone.
Di questi, quasi 1,4 milioni provengono da paesi facenti parte dell’Unione Europea, e in particolare la componente romena costituisce quasi il 73% (La comunità romena in Italia) delle presenze, con 997.000 persone. Tuttavia, la presenza europea contribuisce ad appena il 51% dei cinque milioni di individui succitati: il restante 49% è infatti suddiviso tra Africa (22%), Asia (18%) e America (8%), con una componente residuale divisa tra Oceania e apolidi, coloro i quali non hanno nazionalità.

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Richieste asilo e permessi di soggiorno:

Il quadro geografico permette poi di spingersi attraverso un’analisi di come, in effetti, parte di questa massa di persone, che costituisce il 9% dell’intera popolazione dell’Italia, sia giunta nel nostro paese.
Nel solo 2011 sono giunti oltre 60.000 immigrati, prevalentemente sbarcati sulle coste di Lampedusa e delle altre isole siciliane, e che sono stati accolti nelle numerose infrastrutture per l’accoglienza dei rifugiati (8 mila posti tra Centri di accoglienza e Centri per richiedenti asilo e rifugiati e 50.000 posti approntati dalle strutture della Protezione Civile).
Dei 60.000 sbarcati via mare o che in ogni caso hanno raggiunto l’Italia senza uno specifico permesso, sono stati 37.350 (il 62,3%) quelli che hanno avanzato richieste di asilo, prevalentemente dall’Europa dell’est – ovvero dai paesi non-UE -e dall’Africa,  la maggioranza delle quali – 30.000 circa – sono state accolte per motivi umanitari, così come previsto dalla corposa giurisprudenza italiana, e dalle altrettanto numerose sentenze dei tribunali amministrativi regionali e della Corte di Cassazione, che più volte si è espressa avversando sentenze che autorizzavano rimpatri ed espulsioni di cittadini extracomunitari.
Al contempo, il Ministero dell’Interno provvedeva nel corso dell’intero anno al rilascio di circa 231.000 visti d’ingresso e residenza, a fronte di 236.000 permessi di soggiorno che, per vari motivi (acquisizione della cittadinanza e/o abbandono del suolo nazionale) non sono stati rinnovati, con un saldo negativo tra ingressi e uscite di poco superiore alle cinquemila unità.

 

Stranieri e lavoro:

Sul fronte lavorativo, la crisi economica ha visto l’intero mercato perdere oltre un milione di posti di lavoro, molti dei quali -il 75%, secondo il rapporto Caritas/Migrantes- è stato recuperato grazie all’assunzione di stranieri, sempre più fondamentali nella copertura di interi settori, come l’assistenza domiciliare agli anziani e il lavoro nel settore primario, che trovano la quasi totale indisponibilità degli italiani.
Gli stranieri occupati in Italia sono 2,5 milioni,
il 50% del totale degli stranieri presenti, e che a loro volta contribuiscono ad un tasso di occupazione del 71%, molto superiore alla media italiana che scende intorno al 60%. La disoccupazione, tuttavia, sale fino al 12%, quattro punti più alta di quella che affliggeva gli italiani a fine 2011, e di poco superiore a quella registrata dall’Istituto nazionale di statistica a settembre, in crescita al 10,3%.

 

Immigrazione nel mondo:

Espandendo l’analisi alla situazione globale, nel resto del mondo possiamo vedere come il totale dei migranti nel 2011 sia aumentato a 214 milioni, numero questo che risente delle numerose crisi politiche e ambientali, prima tra tutti quella legata al conflitto in corso in Siria, che ha visto centinaia di migliaia di cittadini fuggire dal proprio paese per cercare rifugio nei numerosi campi profughi allestiti dalle organizzazioni internazionali in territorio turco, a ridosso di zone interessate da durissimi conflitti tra i lealisti di Bashar al-Assad e i sostenitori della libertà.
Di questi 214 milioni, quasi 43 milioni hanno effettivamente lasciato il paese di appartenenza, e poco meno di un milione ha presentato richiesta di asilo, 277.000 nell’Unione Europea e 77 mila negli Stati Uniti, da sempre “terra di libertà e opportunità”.
Rispetto all’estero – in particolare alla Polonia dove i flussi in entrata hanno registrato aumenti particolarmente consistenti, e alla Spagna dove la disoccupazione al 25% ha fatto aumentare i flussi in rientro, particolarmente della folta comunità latinoamericana – l’Italia vede una crescita costante e stabile della presenza straniera, che contribuisce al mantenimento in attivo del saldo naturale, e che porterà nei prossimi quarantacinque anni a un accrescimento della popolazione di poco superiore ai dieci milioni di abitanti, nove dei quali saranno stranieri.

La proiezione all’anno 2065: 14 milioni di stranieri in Italia?

La popolazione non-italiana, al 2065, sarà arrivata al 23% del totale, con una presenza di 14 milioni di cittadini stranieri. Il dato ci invita a riflettere sulla necessità, sempre più urgente, di stabilire politiche migratorie in grado di favorire accessi controllati ed epurati dalle pur minoritarie presenze criminali, e di migliorare quelle politiche di integrazione fondamentali, da qui e per i decenni a venire, per mantenere l’ordine e la sicurezza sociale su livelli accettabili.

Pubblicato in Sociale

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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