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Ermanno Lavorini, il primo caso di rapimento di minore in Italia

ermanno lavoriniViareggio, venerdì 31 gennaio 1969. Un bambino di dodici anni esce di casa dopo pranzo, sale sulla sua bicicletta rossa e promette alla madre di tornare entro un’ora. Non tornerà mai. Alle 17.40 squilla il telefono di casa Lavorini: una voce adulta chiede quindici milioni di lire e intima di non avvisare la polizia.

È l’inizio del caso Ermanno Lavorini, ricordato come il primo rapimento di un minore in Italia. Ma è anche la storia di un’indagine sbagliata, di una caccia al mostro alimentata dai media e di persone innocenti travolte dal sospetto.

Chi era Ermanno Lavorini

Ermanno aveva dodici anni e frequentava la seconda media. Mancavano due giorni al suo tredicesimo compleanno. La famiglia gestiva un negozio avviato nel centro di Viareggio. Quel pomeriggio il ragazzo si era diretto verso la piazza dove era stato montato un luna park.

La scomparsa e la richiesta di riscatto

A rispondere alla telefonata delle 17.40 è la sorella di Ermanno, Marinella. La voce all’altro capo annuncia che il ragazzo tornerà dopo cena e chiede al padre di preparare quindici milioni di lire. La richiesta arriva lo stesso giorno della scomparsa.

Ermanno non torna. Le ricerche partono senza una pista precisa e per settimane del ragazzo non si sa nulla. Per l’Italia è una novità sconvolgente: il caso viene ricordato come il primo rapimento di un minore nel Paese, il primo kidnapping italiano.

Il primo grande caso di cronaca seguito in TV

Il caso Lavorini tiene l’Italia col fiato sospeso ed è considerato il primo esempio contemporaneo di distorsione della realtà attraverso i media. Giornali e televisioni sposano la pista degli inquirenti e per mesi la caccia al mostro domina le testate nazionali e locali.

La vicenda viene seguita da tutto il Paese. Diventa perfino uno spettacolo: dall’Olanda arriva a Viareggio un sensitivo convinto di aver «visto» Ermanno annegato. Per una generazione di adolescenti segna uno spartiacque: dopo Ermanno, i ragazzi smettono di uscire da soli, ha raccontato Walter Veltroni (Fonte).

Il ritrovamento a Marina di Vecchiano

Il 9 marzo 1969 il corpo di Ermanno viene trovato sulla spiaggia di Marina di Vecchiano, in provincia di Pisa, sepolto sotto 40 centimetri di sabbia. Il ritrovamento avviene per caso. Le perizie stabiliscono che il ragazzo era stato ucciso il giorno stesso del rapimento. Mentre l’Italia aspettava notizie, Ermanno era già morto da più di un mese.

La pista sbagliata e le vittime innocenti

Nonostante la richiesta di riscatto, i carabinieri imboccano subito un’altra strada: i presunti frequentatori omosessuali della pineta di ponente di Viareggio. Per chi indaga, Ermanno sarebbe morto durante un «festino».

Tre ragazzi interrogati fanno una serie di nomi, cambiando continuamente versione. Quelle persone vengono fermate, alcune arrestate, e i loro nomi finiscono sui giornali, accompagnati da insulti; ci sono anche tentativi di linciaggio. Secondo la ricostruzione del Post, anche gli inquirenti finiscono per adeguarsi all’ipotesi dei giornali e alla voce popolare.

Il prezzo più alto lo paga Adolfo Meciani, commerciante viareggino completamente estraneo alla vicenda, che si toglie la vita in carcere. Solo mesi dopo si scoprirà che le persone accusate non c’entravano nulla.

Quasi tutta la stampa cavalca la pista sessuale. L’eccezione è Marco Nozza, cronista de Il Giorno, il primo a capire che la pista della pineta serviva a sviare le indagini.

Il processo e le condanne

I responsabili vengono individuati in tre giovani legati al Fronte monarchico giovanile: uno aveva 16 anni, gli altri due circa venti. Secondo i gradi di giudizio, furono loro a ideare e mettere in atto un sequestro per molti versi maldestro.

In primo grado i tre vengono ritenuti responsabili di omicidio volontario. In appello le condanne si riducono di oltre la metà e il reato diventa omicidio preterintenzionale. Le condanne definitive sono per sequestro a scopo di estorsione e omicidio preterintenzionale:

  • 8 anni e 6 mesi al sedicenne, per aver colpito Ermanno causandone la morte;
  • 11 anni a uno dei due ventenni, per averlo sepolto;
  • 9 anni al terzo.

Sul movente, la Cassazione lega il delitto all’eversione di destra: secondo i giudici era maturato «nel quadro di un programma pseudopolitico». Il riscatto doveva servire a finanziare un piccolo gruppo politico di estrema destra, come ricostruisce il giornalista Sandro Provvisionato.

Le zone d’ombra e l’eredità del caso

A oltre cinquant’anni di distanza, sul caso restano numerose zone d’ombra: una delle domande riguarda il contesto: Provvisionato si chiede se il caso Lavorini possa essere stato il punto di partenza della strategia della tensione, che pochi mesi dopo avrebbe avuto il suo primo approdo in piazza Fontana.

La memoria di Ermanno è rimasta viva. Luciano Ligabue lo ricorda nella canzone «Nel tempo». Nel 2023 Rai 3 ha trasmesso il documentario «Viareggio 1969», realizzato anche con materiali delle Teche Rai. Nel 2025 il Post ha dedicato al caso due puntate del podcast «Indagini». In quella storia, come ricorda il Post, Ermanno Lavorini non fu l’unica vittima.

La Vera Cronaca

La Vera Cronaca, giornale online libero e indipendente nato nel 2009. Specializzato in storie di casi di cronaca nera italiana del passato.