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Come la Culturà può favorire lo sviluppo tecnologico

La prima Riunione della Sips alla quale ho partecipato è stata la XLVII a Trieste nel 1959, l’ultima la LXV a Cassino nel 1999 ove presentai uno schema su “Rapporti tra scienza, tecnica e società”, come risulta anche a pagina 433 degli atti della Riunione.
Lo schema illustra come la cultura influisce sul pensiero sociale, la ricerca scientifica e la forma della conduzione delle istituzioni. In una società vivace la cultura prospera e funge da humus per i ricercatori che portano la scienza sempre più verso nuovi traguardi.
Ed è dalle innovazioni scientifiche che si sviluppa la tecnologia, che è l’applicazione scientifica per fini pratici ed economici, sia per consentire una migliore qualità della vita che per incentivare la produzione verso prodotti (o servizi) più affidabili, di minor costo e maggiore resa economica.
Ogni applicazione tecnologica ha, quindi, a che vedere direttamente o indirettamente, con l’economia, sia essa libera o dirigistica, in quanto ha ricadute sulla produzione e diffusione dei beni, richiedendo continuamente ulteriori innovazioni e tecnologia.

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Tecnologia e rapporti sociali

Per completare il quadro, seguendo la direzione delle frecce indicate nello schema qui accanto, possiamo aggiungere che ogni innovazione tecnologica di Senza-titolo-1vasta portata influisce – sempre attraverso i processi economici – sui rapporti sociali per l’evidente consumismo di massa e la conflittualità tra le organizzazioni dai lavoratori e quelle imprenditoriali a causa di un approccio difforme nel modo di produrre, con conseguente diminuzione di mano d’opera, turnazioni e qualificazioni diverse dalle usuali prestazioni e, infine, riconversioni professionali.
L’economia gestisce e distribuisce ricchezza e potere a livello nazionale ed internazionale e, sia nelle società aperte che in quelle chiuse, fa progredire il Paese attraverso una disciplina legislativa e politica regolata dalle istituzioni, deputate a questo dalla società.
Pertanto la società è la sede ove si ricompongono le concomitanti spinte, enucleando ed aggiornando valori, interessi, mode, tradizioni ma soprattutto cultura.

L’importanza di una cultura in continua evoluzione

Una cultura in continua evoluzione e trasformazione che, da una parte preme per un diverso assetto della società e quindi delle istituzioni, dall’altra dispone i semi per lo sviluppo della scienza e di nuovi traguardi scientifici, mettendo in moto il perenne circolo a due direzioni, quale segno di una società viva.
Ma la cultura va coltivata, poiché oggi – con l’imperversare della società della comunicazione – tv, giornalisti, fagocitori vari che concorrono a dire la loro, senza conoscere o essersi documentati, su quello che vanno a divulgare, preparano o assecondano (sia pure inconsapevolmente) pregiudizi, false verità e leggende urbane destinate ad aggravare tensioni esistenti o in vitro o decisioni popolari non ponderate.
Ecco allora il ruolo fondamentale della cultura (l’educazione scientifica), per ragionare non secondo coscienza o pregiudizio ma con raziocinio, proprio del logos greco che può anche riferirsi al significato di scienza. Un insegnamento che dovrebbe partire dai primi anni delle scuole e continuare nelle università poiché la valanga delle informazioni che ci assalgono con tutti i mezzi e in ogni istante non contribuiscono alla chiarezza.

Le nuove svolte che attendono la società

Dato che tra economia e tecnologia c’è un intreccio inscindibile, chi ha il compito di divulgare la scienza cosa sta facendo per preparare la popolazione a quelle scelte fondamentali che quanto prima le istituzioni dovranno prendere?
Come ci stiamo preparando per affrontare le svolte di un futuro ormai prossimo? Sono pronte le istituzioni a sfruttare la tecnologia innovativa che dovrà mutare rapporti e modi di vivere? energie-alternative
Mi riferisco alle energie alternative al petrolio, al mutamento del clima, alla crisi dell’acqua e all’immigrazione. E’ da tutti ammesso che per salvaguardare l’ambiente, prima o poi, si dovrà passare ad automobili con combustione diversa dai derivati del petrolio; rimanendo in Italia, come reagiranno i lavoratori alla conseguente riconversione industriale con riduzione e riqualificazione di mano d’opera, se non adeguatamente preparati?
L’esempio è il più semplice tra quelli che ci sono davanti, in quanto è ormai entrata nella comune opinione la convinzione che la strada da intraprendere è quella; pertanto le resistenze dei lavoratori al cambiamento, quando avverrà, non dovrebbero generare rivolte popolari.
Ma il cammino verso l’accettazione del nuovo si prospetta ancora lungo mentre la crisi economica ed il mutamento ambientale a livello mondiale impone soluzioni urgenti e concordate fra tutti i governi, prima che sia troppo tardi.

Pubblicato in Focus

Scritto da

Giulio D'Orazio

Sociologo, già vicepresidente nazionale della Associazione Nazionale Sociologi (ANS)

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